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Pochesci: "La finale dei playoff è falsata, Ascoli penalizzato. Venga posticipato il ritorno"TUTTO mercato WEB
© foto di Giuseppe Scialla
Oggi alle 11:34Serie C
di Luca Bargellini

Pochesci: "La finale dei playoff è falsata, Ascoli penalizzato. Venga posticipato il ritorno"

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La finale d'andata playoff di Serie C tra Union Brescia e Ascoli, interrotta al 'Rigamonti' per il violento nubifragio che si è abbattuto sulla città lombarda, continua a far discutere. Per analizzare la situazione e le possibili conseguenze della ripresa della gara, la radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com ha contattato il tecnico Sandro Pochesci. Mister, le è mai capitato di gestire una partita interrotta e ripresa successivamente come accadrà a Brescia e Ascoli? "Sì, mi è capitato, anche se per motivi diversi, a causa dell'infortunio di un portiere. Posso dire che è tutta un'altra partita. Devi preparare una gara di appena 30 minuti e questo, secondo me, finisce per falsare il valore della sfida. Personalmente non avrei fatto giocare a quell'orario. Oggi sappiamo con largo anticipo le previsioni meteo, quindi probabilmente si sarebbe potuto programmare diversamente". Che idea si è fatto della gestione dell'evento? "Secondo me la partita dovrebbe essere rigiocata integralmente. Non credo abbia molto senso dividere una finale in due spezzoni. È una situazione anomala che non rende giustizia al valore delle squadre. Detto questo, l'arbitro ha fatto benissimo a sospendere la gara: a un certo punto non era più calcio". Prima dell'interruzione stavamo assistendo a una partita molto interessante sul piano tattico. "Assolutamente sì. Era iniziata in maniera scoppiettante, con due gol nei primi minuti e due idee di calcio molto chiare. Da una parte una squadra che cercava di costruire dal basso, dall'altra una formazione molto aggressiva. Stavano offrendo uno spettacolo interessante dal punto di vista tattico". La ripresa della gara può avere ripercussioni anche sulla finale di ritorno? "Certo. L'Ascoli è la squadra maggiormente penalizzata. È fuori casa da due giorni, dovrà affrontare il viaggio di ritorno e avrà meno tempo per preparare la seconda partita. Mi auguro che venga valutato anche questo aspetto nella programmazione del ritorno. Per me sarebbe corretto posticipare la gara e consentire a entrambe le squadre un recupero adeguato". Anche dal punto di vista fisico la situazione non è semplice. "Giocare su un campo in quelle condizioni equivale quasi a disputare due partite in una. Lo sforzo richiesto ai calciatori è enorme. Correre nell'acqua e nel fango non è la stessa cosa che giocare su un terreno normale. Inoltre nei trenta minuti che restano gli allenatori saranno inevitabilmente portati a chiedere uno sforzo immediato, senza possibilità di gestione". A livello tattico cambia molto preparare una gara che riparte dal 61'? "Moltissimo. È una situazione completamente diversa da una partita normale. Hai soltanto trenta minuti a disposizione e devi ragionare in maniera differente. In questo caso il pareggio non soddisfa nessuno dei due allenatori. Il Brescia voleva sfruttare il fattore campo, l'Ascoli è una squadra che gioca per vincere e per imporre il proprio calcio. Per questo ritengo che la gara d'andata sia sempre quella più importante: è lì che le squadre si studiano e capiscono dove poter colpire l'avversario". Passando al suo futuro, Sandro Pochesci dove allenerà nella prossima stagione? "Vedo che ci sono un po' di problemi a Napoli e a Milano, magari potrei candidarmi..." (ride, ndr). Al di là della battuta? "Stiamo parlando con qualche club professionistico e valutando alcuni progetti interessanti, anche in Serie B. Nel nostro lavoro però non dipende tutto da noi. Gli allenatori vorrebbero sempre allenare, ma spesso si parla di progetti che poi durano tre partite". Un tema sul quale lei è sempre stato molto diretto. "Perché è la realtà. In Italia si parla continuamente di programmazione, ma poi basta una serie di risultati negativi e tutto viene rimesso in discussione. I veri progetti li fanno società come l'Atalanta, dove un allenatore può lavorare per anni. Se vuoi costruire davvero qualcosa devi dare tempo alle persone". Ha toccato anche il tema dei regolamenti che riguardano gli allenatori. "Ci sono norme che continuo a trovare poco logiche. Faccio il mio esempio: ad Avezzano mi sono dimesso perché non venivamo pagati da mesi e all'epoca non potevo più allenare nella stessa stagione. Mi sembra assurdo. Invece di tutelare chi subisce una situazione del genere, il sistema finisce per penalizzarlo ulteriormente". Più in generale, cosa manca al calcio italiano? "Servirebbe ascoltare di più chi vive il campo ogni giorno. Allenatori, dirigenti, settore giovanile. Invece spesso vengono introdotti regolamenti senza confrontarsi con chi conosce davvero i problemi. Io credo che serva un cambiamento profondo. Bisogna rimettere il calcio nelle mani di chi il calcio lo vive e lo conosce". Anche alla luce delle difficoltà della Nazionale? "Credo che qualcosa vada rivisto. Mi auguro che si torni a dare maggiore valore alla meritocrazia e al lavoro sul campo. È da lì che deve ripartire tutto il movimento".