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Sarri alla dogana d'agosto: l'Europa adesso si paga al confine
Oggi alle 08:00Primo Piano
di Lorenzo Casalino
per Tuttoatalanta.com

Sarri alla dogana d'agosto: l'Europa adesso si paga al confine

Giovedì 20 alla New Balance Arena arriva l'Hapoel Tel Aviv, e per la Dea è un dentro-fuori prima ancora che cominci il campionato

C'è una differenza sostanziale fra chi attraversa la frontiera esibendo il passaporto e chi deve accostare al gabbiotto, aprire la valigia e giustificare ogni oggetto. L'Atalanta di Maurizio Sarri, giovedì 20 agosto alle 20.30 alla New Balance Arena, si mette in coda al gabbiotto: playoff di Conference League contro l'Hapoel Tel Aviv, ritorno il 27 a Miskolc, e senza il timbro non si entra.

È una postura nuova per un club che negli ultimi dieci anni in Europa ci è entrato dalla porta principale: nove qualificazioni conquistate sul campo attraverso i piazzamenti in Serie A, e a Dublino, nel 2024, quella coppa che ha cambiato la percezione del nome. Curiosità che vale la pena rinfrescare, perché a Bergamo la memoria continentale è più lunga di quanto si creda: nel 1987-88 l'Atalanta di Emiliano Mondonico, iscritta alla Serie B, arrivò in semifinale di Coppa delle Coppe e si fermò soltanto contro il Malines, futuro vincitore. Resta tuttora il miglior cammino europeo di un club che non milita nella massima serie del proprio Paese. Ma torniamo a giovedì.

Gli israeliani non sono un fantasma. La squadra di Elyaniv Barda propone un 4-2-3-1 offensivo e ha segnato in tutte e quattro le gare contro Ludogorets e Katowice; le lame sono gli esterni, Turiel a destra e Alkoukin a sinistra, pericolosi soprattutto in transizione quando ricevono fra le linee e possono puntare la porta. Dietro, l'ossatura è brasiliana: il centrale Chico, riscattato dallo Sport Recife per 250 mila euro, e il mediano Falcao, pagato più o meno la stessa cifra un anno fa. Tenete presente che nel 2024-25 questa squadra giocava — e vinceva — la seconda serie israeliana, e che per ragioni geopolitiche il suo campo di casa in Europa è un impianto ungherese. Un club costretto a farsi prestare uno stadio contro un club che il proprio l'ha appena ribattezzato: il calcio contemporaneo in due righe.

Stiamo parlando di calendario e di teste, non di modulo. Il giudizio che ne do io è che il rischio non abbia il volto degli avversari ma della data: si gioca il 20 agosto, con una rosa in costruzione, un allenatore al debutto ufficiale e il mercato ancora aperto. Sarri lo ha capito e schiererà il meglio, in larga parte l'undici del 3-0 di Gelsenkirchen: il navigato Davide Zappacosta, alla settima stagione nerazzurra, e Lorenzo Bernasconi sulle corsie; Odilon Kossounou e Giorgio Scalvini al centro in attesa che Thomas Kristensen completi il reparto; in mezzo Lazar Samardžić adattato (bene) da mezzala, Gianluca Gaetano con le chiavi della manovra e Éderson, che rinnovando per cinque anni dopo l'affare saltato con lo United ha di fatto firmato anche l'impegno a fare il leader.

Davanti, il ritrovato Gianluca Scamacca parte di un'incollatura su Nikola Krstović — sarà il primo di molti ballottaggi — con Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori ai lati, dove le alternative sono poche e la strada europea che sta per cominciare non concede il lusso di sperimentare.

Per dieci anni Bergamo ha creduto che l'Europa fosse un domicilio. Non lo è: è un visto, e scade ogni agosto.

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