La lettera di de Roon a Djimsiti: "Ci capivamo anche senza parlare, sei una leggenda di questo club"
Marten de Roon ha scelto i social per salutare Berat Djimsiti con una lettera aperta che va molto oltre il rituale del post di circostanza. Dieci anni condivisi nello stesso spogliatoio, la stessa traiettoria dentro un'Atalanta che nel frattempo è diventata grande: il centrocampista olandese li ha messi in fila uno per uno, senza retorica e con una confidenza che appartiene solo a chi ha vissuto davvero quel percorso.
DAI PRIMI MESI CON REJA - L'attacco è una domanda che resta sospesa: «Come si trovano le parole giuste per descrivere tutto ciò che abbiamo vissuto insieme negli ultimi dieci anni?». Poi il punto di partenza, che riporta a un'Atalanta ancora lontanissima da quella odierna: «Dai nostri primi sei mesi con Reja fino a oggi, dieci anni dopo. Le delusioni e le vittorie straordinarie. La storia che abbiamo scritto». Il bilancio che segue è quello di una generazione intera: «Abbiamo portato l'Atalanta in giro per tutta Europa, affrontando i club più grandi e i giocatori più forti del mondo. La Champions League, l'Europa League, le finali di Coppa Italia… Praticamente tutto ciò che un calciatore possa desiderare». E una chiosa che vale come sintesi di un'amicizia: «E noi siamo sempre stati insieme».
IL GRUPPO CHE SI È ASSOTTIGLIATO - C'è poi la consapevolezza di appartenere a un nucleo sempre più raro: «All'inizio facevamo parte di un grande gruppo che ha scritto la storia, un gruppo che con il passare degli anni è diventato sempre più piccolo». L'olandese individua anche il tratto che li ha accomunati, quello dei giocatori indispensabili ma poco celebrati: «Io e te ci assomigliavamo sotto tanti aspetti, sia dentro sia fuori dal campo». E aggiunge il tema di cui parlavano spesso: «Quei giocatori che magari non erano sempre sotto i riflettori, ma che in campo erano fondamentali per tutti gli altri». Un ritratto che spiega perché Berat Djimsiti sia diventato negli anni un riferimento silenzioso dello spogliatoio.
L'UOMO PRIMA DEL CALCIATORE - La parte centrale della lettera abbandona del tutto il campo: «E questo senza aver ancora parlato della persona che sei fuori dal campo. La tua mentalità. L'esempio che hai sempre dato». Il centrocampista insiste su due qualità precise: «Il tuo non arrenderti mai e il tuo esserci sempre per gli altri». Non un elogio generico, ma il riconoscimento di un carattere che ha inciso sul gruppo tanto quanto le prestazioni.
IL GESTO DOPO DUBLINO - Il passaggio più intenso riguarda la notte più bella. «Forse il momento in cui si è visto più chiaramente che persona sei è stato dopo la vittoria dell'Europa League», scrive l'olandese, ricordando come il compagno abbia rinunciato al proprio momento di gloria per pensare ad altri: «In un momento in cui avresti potuto attirare tutta l'attenzione su di te e goderti il tuo momento di gloria, hai pensato a Rafa e a me: due ragazzi con cui avevi vissuto e condiviso così tanto, ma che in quel momento stavano attraversando un periodo difficile». Il giudizio è definitivo: «Quel gesto ti descrive meglio di qualsiasi parola. Mi ha toccato profondamente».
GLI SGUARDI E LE FAMIGLIE - Poi la malinconia del congedo: «Proprio come mi tocca profondamente il fatto che ora tu te ne vada. Il nostro percorso insieme sta lentamente arrivando alla fine». E il dettaglio che racconta un'intesa costruita in anni di allenamenti: «Gli sguardi che ci scambiavamo in campo e nello spogliatoio… Ci capivamo. Spesso non avevamo bisogno di parole». Il legame, del resto, ha coinvolto anche le rispettive case: «Le nostre famiglie si conoscono bene. Ho visto crescere i tuoi figli e tu hai visto crescere i miei». Con una precisazione che chiude il cerchio: «Sono ricordi e legami che vanno ben oltre il calcio».
IL SALUTO FINALE - L'olandese non parla di addio: «Sono sicuro che le nostre strade si incroceranno di nuovo. Non ho alcun dubbio». E consegna al compagno l'etichetta più pesante: «Sei una leggenda di questo club». Prima di ribaltare la prospettiva: «Ma soprattutto, per me sei un amico e una persona che ha avuto un'importanza enorme. Grazie di tutto». Ora la retroguardia nerazzurra dovrà trovare un nuovo punto di riferimento.
Dieci anni, una finale vinta e un'amicizia che sopravvive al trasferimento. Con Djimsiti se ne va anche un pezzo della storia personale del centrocampista olandese.
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