Giuntoli lavora di forbici, non di megafono: Elmas è il primo taglio
Il sarto bravo non entra in bottega annunciando la stoffa che ha comprato: prende le misure, segna col gesso, poi taglia. E quando il cliente vede il capo finito, si accorge che le maniche sono esattamente della lunghezza giusta. Cristiano Giuntoli ha lavorato così anche stavolta: nessun rumore, nessuna telenovela, e all'ora di pranzo della vigilia del debutto in campionato ecco Eljif Elmas, prestito con diritto di riscatto dall'RB Leipzig.
Stiamo parlando di metodo, non di nomi. Perché il profilo dice tutto di come il direttore legge questa rosa: 26 anni, 361 partite fra i professionisti di cui 189 in Serie A, uno scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa in bacheca, 79 presenze in nazionale. Un giocatore che ha esordito nella massima serie macedone a sedici anni e che da allora ha fatto una sola cosa con costanza: adattarsi. Mezzala, trequartista, esterno all'occorrenza. Esattamente la merce che serve a un allenatore che sta cambiando la lingua alla squadra e che, dopo lo 0-0 con l'Hapoel, aveva indicato senza giri di parole la casella dolente.
Qui va detta una cosa onesta. Avevamo scritto, giovedì sera, che sugli esterni si stava facendo tardi e che l'infermeria non poteva restare un alibi: la risposta è arrivata in quarantott'ore, anche se non nel ruolo esatto che chiedevamo, perché Elmas è un jolly e non un'ala pura. Ma il fascicolo non è chiuso — Noa Lang resta in cima alla lista e la rosa dei candidati per l'attacco si è allargata — e nel frattempo Maurizio Sarri ha in più un uomo che sa occupare tre caselle senza chiedere spiegazioni.
Curiosità che aiuta a inquadrare lo scaltro fiorentino, e uso l'aggettivo che gli ha appiccicato Sarri in persona. Ve lo ricordate il Carpi? Quattro promozioni in cinque anni, dalla Serie D alla prima storica volta in Serie A: quello era Giuntoli, e da lì è passato a Napoli nel 2015, dove ha vinto la Coppa Italia nel 2019-20 e poi il terzo scudetto della storia del club nel 2022-23, prima di due stagioni alla Juventus. Con Sarri, peraltro, si sono già conosciuti bene: insieme costruirono il Napoli dei 91 punti. Ma torniamo a Bergamo, perché è qui che il discorso si fa interessante.
Il giudizio che ne do io è che l'Atalanta abbia preso non un uomo di colpi, ma un uomo di caselle. La differenza è sostanziale: il dirigente da megafono compra il nome che fa alzare i clic e poi chiede all'allenatore di trovargli un posto; quello da forbici guarda dove la giacca tira e mette la toppa lì, senza annunci. Raccogliendo l'eredità di Tony D'Amico a fine maggio, Giuntoli ha ereditato una rivoluzione tecnica in corso e una rosa che va rivestita mentre si gioca. Non è un lavoro da vetrina.
Restano dieci giorni di mercato e almeno un capo da cucire, siamo certi che il ds nerazzurro non si fermerà qui...
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