Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / atalanta / Primo Piano
Sarri in conferenza: "Una partita particolarissima. Malen? Sarà una problematica per tutta la partita"
Oggi alle 00:07Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Sarri in conferenza: "Una partita particolarissima. Malen? Sarà una problematica per tutta la partita"

Nella conferenza della vigilia il tecnico dell'Atalanta parla di Malen, calendario, mercato, nuovi arrivati e del confronto di filosofie con Gasperini

Alla vigilia del primo grande esame stagionale, l'Atalanta si prepara a sfidare all'Olimpico la Roma di Gian Piero Gasperini, lanciatissima dopo le prime due giornate. Nella conferenza stampa della vigilia, andata in scena a Zingonia, Maurizio Sarri ha toccato tutti i temi del momento nerazzurro: la pericolosità dell'attacco giallorosso, un calendario che ha compresso quattro partite in undici giorni rallentando la crescita del gruppo, la fine del mercato e la vecchia battaglia sulle sovrapposizioni con il campo, la condizione dei nuovi arrivati, il peso della panchina nelle vittorie in extremis, i margini di crescita della difesa a quattro e il rapporto — fatto di stima totale — con il tecnico che ha guidato la Dea per nove stagioni. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, lei prepara le partite studiando molto gli avversari: che cosa ha visto in questa Roma e come ha chiesto ai suoi di fermare Malen, che ha segnato cinque gol in due partite?
«Se ci fosse un modo sicuro di fermare i giocatori forti, i giocatori forti non esisterebbero. Malen è in stato di grazia e quindi sarà una problematica per tutta la partita, come è normale che sia quando trovi questo tipo di giocatori. Poi la partita l'abbiamo preparata normalmente. Purtroppo siamo l'unica squadra in Italia che ha fatto quattro partite in undici giorni e che domani gioca la quinta in sedici: questo, insieme ad altre situazioni contingenti, ci sta creando qualche problemino. Abbiamo dovuto ripartire da zero tante volte, quindi la crescita è rallentata».

È comunque la prima settimana in cui potete lavorare, senza l'assillo dell'impegno infrasettimanale.
«Beh, giochiamo dopo cinque giorni, quindi è un'altra settimana purtroppo molto atipica: poi fai un più uno, un più due, un meno due, un meno uno, e così il modo di fare degli allenamenti veri, seri, importanti, come servirebbero a noi in questo momento, diventa complicato».

È anche la prima settimana senza mercato: quanto è contento che sia finito?
«Sono contentissimo. E come ormai la quasi totalità degli allenatori europei, penso che sia una situazione da mettere a posto: noi allenatori non possiamo fare cinquanta giorni con la squadra mentre il mercato è aperto. Ormai lo stanno dicendo tutti, e quando lo dicevo io qualche anno fa ero uno che si lamentava. Il bello è che quando mi lamentavo io eravate voi giornalisti a scriverlo: se lo dice Klopp o Guardiola, dite che ha ragione. Però è così, ormai è un qualcosa che dicono tutti gli allenatori».

E del mercato che è stato fatto, quanto è soddisfatto?
«Sono soddisfatto. Come tutti gli allenatori vorrei sempre qualcosa di più, però sono soddisfatto, dai. Poi i mercati, a valutarli ora, sono stati tutti bravi sulla carta: valutiamoli sul campo».

Viste le tante partite ravvicinate, che possibilità ci sono di inserire subito Kristensen e Rowe? Come stanno?
«Le possibilità ci sono. Guarda, Kristensen oggi ha fatto il terzo allenamento con noi da quando è arrivato, Rowe si è allenato oggi e Kessié ha svolto due o tre allenamenti con noi: è una situazione non semplice. Poi c'è differenza tra i vari singoli, perché Rowe è un giocatore più condizionato, più allenato, mentre Kessié dopo il Mondiale si è allenato solo individualmente e quindi deve crescere di condizione. Kristensen, invece, si deve inserire in una linea che lavora in maniera completamente diversa rispetto a quello che stava facendo all'Udinese. Sono tre situazioni diverse, ma comunque sono tre giocatori da lavorare».

Gasperini ha parlato di prova di forza per la gara di domani: è d'accordo?
«Di forza non so cosa si intenda: è una partita difficile tra una squadra che ha già tredici o quattordici mesi di lavoro addosso e una squadra che ne ha quarantacinque giorni, costruita in questo momento, quindi una squadra da lavorare. Per noi è una partita bella, importante e difficile: in questo momento, per noi, è difficile».

Quanto tempo serve a Kessié per rimettersi al pari con la condizione, e tatticamente per lei è una mezzala o un vertice basso nel 4-2-3-1?
«Per me è un giocatore forte, e anche un giocatore intelligente: per come stiamo giocando ora può fare sia la mezzala sia il vertice basso. Non penso che abbia grandi difficoltà tattiche in entrambi i ruoli».

Gasperini ha detto che l'Atalanta si è rinforzata moltissimo: lei come vede la Roma dopo il mercato?
«La Roma era una squadra forte e si è rinforzata ulteriormente: è una squadra forte, una squadra pronta a lottare per il titolo. Mi meraviglierebbe il contrario, mi meraviglierei se la Roma non lottasse per lo scudetto fino alla fine».

È il primo big match stagionale: quanto dirà sul punto in cui è la squadra? Gasperini l'ha già definita una prova valida per l'Europa che conta.
«In questo momento la società non ci ha chiesto neanche questo: ci ha chiesto di avviare un nuovo corso, e lo stiamo avviando con tutte le difficoltà del caso. Per motivi contingenti c'è stato un Mondiale che ci ha fatto arrivare i giocatori a singhiozzo, abbiamo avuto due o tre infortuni che non hanno permesso a giocatori per noi importanti di allenarsi con noi, e quindi hanno pochissimi allenamenti con la squadra. Le contingenze di mercato ci hanno portato a ingressi negli ultimi giorni: è stato tutto un ripartire da zero, e la squadra è a un livello basso rispetto a quello che potrà esprimere fra qualche tempo».

Lei e Gasperini avete due filosofie diverse: preferisce essere San Tommaso d'Aquino o Sartre?
«Mi fai una domanda di santi e non è che me ne intenda molto, non so che dirti. Abbiamo due filosofie diverse, però il fatto che lui abbia una filosofia diversa dalla mia non mi fa cambiare idea: è un allenatore stimolo, è un allenatore che io considero fortissimo. Sappiamo tutti, soprattutto quelli della nostra età, che nel calcio si è visto vincere di tutto: si è visto vincere allenatori contropiedisti, allenatori che hanno giocato a uomo, allenatori che hanno voluto giocare il calcio spettacolo. Non c'è quindi un qualcosa che ci fa vincere: va tutto bene se sono cose fatte bene, e la mia stima per questo allenatore è totale».

Nelle tre vittorie dell'ultima settimana l'Atalanta ha sempre vinto l'ultimo quarto d'ora: è un segnale di condizione o è il peso della panchina?
«Penso più alla seconda che alla prima: secondo me in questo momento non siamo in grandissime condizioni fisiche, e ho già detto i motivi contingenti che non ce lo consentono. L'importante, nel calcio delle cinque sostituzioni, è avere in panchina giocatori, soprattutto offensivi, che non facciano ingressi da delusi, ma che abbiano la consapevolezza di entrare per risolvere la partita. Se riusciamo a mantenere questa mentalità, dalla panchina ci arriveranno punti, come è successo in questo periodo. Poi è chiaro che i giocatori devono sentirsi tenuti in grande considerazione: quelli che entrano e risolvono la situazione devono essere anche giocatori che spesso partono nell'undici titolare».

Ha accennato alla pericolosità di Malen, mentre Dybala sembra in dubbio: chi può essere il Malen dell'Atalanta, il fattore in più?
«Vediamo, noi non abbiamo un giocatore con quelle caratteristiche. Malen è un animale: quando viene incontro nel gioco di raccordo ha grandi qualità tecniche, in area di rigore è velenoso, nell'attacco della profondità è un tempista eccezionale, quindi è un giocatore difficile da controllare. Noi abbiamo tante soluzioni, tutte di ottimo livello: speriamo che una di queste sia una di quelle importanti all'interno della partita».

Quando è arrivato a Bergamo ha avuto la sensazione che l'era Gasperini non fosse ancora del tutto terminata, che ci fosse ancora la sua ombra a Zingonia?
«No, l'ombra no. È chiaro che quando si parla di un allenatore che incide così tanto per un periodo di tempo così lungo, sia ricordato da tutti in maniera totale: però non ho questa sensazione. Poi la società ha deciso di andare su un'altra strada: è un percorso che io devo accompagnare, ma che deve accompagnare soprattutto la società».

All'Olimpico lei ha vissuto momenti importanti: la considera una sorta di derby?
«Ma sai, è chiaro che io ho fatto quattro anni di Lazio e quindi a loro non potrò rimanere tanto simpatico, anche se io non gli ho mai tolto rispetto. Il derby è una partita particolarissima, soprattutto a Roma, dove più che una squadra ti senti rappresentare un popolo: una partita molto, molto particolare. Però è chiaro che ho voltato pagina e in questo momento devo pensare all'Atalanta, stop».

Come ha visto De Ketelaere in queste settimane e sotto quali aspetti può ancora crescere, anche come leader?
«Lui è uno di quei giocatori che purtroppo, per il Mondiale e per un piccolo infortunio che ha avuto, si è allenato pochissimo con noi: penso quindi che abbia tantissimi margini fisici. Dal punto di vista tecnico io lo considero un fuoriclasse, un fuoriclasse che fino a ora lascia la sensazione di essere utilizzato solamente al 60-70 per cento. Avrebbe margini enormi per essere più dentro le partite, per essere più continuo, per essere più risolutivo: ha tutte le caratteristiche per poterlo fare e fino a questo momento, secondo me, l'ha fatto poco. Non poco in assoluto: poco in relazione al suo valore».

Sulla linea difensiva, come sta vedendo la crescita nel passaggio dai tre ai quattro, considerando che tra infortuni e altro i difensori sono contati?
«A livello di esercitazione cominciano a essere guardabili, poi in partita, sotto pressione, viene fuori ancora il riferimento sull'uomo. Individualmente stanno facendo piuttosto bene; se mi chiedi come stiamo facendo come reparto, meno bene».

Nessun alibi, ma una fotografia lucida e a tratti pungente del momento nerazzurro: Sarri va all'Olimpico consapevole del divario di lavoro rispetto ai giallorossi e con un gruppo che ha dovuto ripartire da zero tante volte. Stima totale per l'avversario, fiducia nelle risorse della panchina e la certezza che la sua Atalanta abbia ancora margini enormi davanti a sé.

© Riproduzione Riservata

Altre notizie