Prandelli: "La Juventus parte favorita contro l'Atalanta! Occhio a Raspadori, Kessie ha personalità"
Cesare Prandelli entra nel vivo della sfida tra due squadre che ha allenato entrambe. In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l'ex commissario tecnico dell'Italia vice campione d'Europa nel 2012 analizza il confronto di domani all'Allianz Stadium tra Luciano Spalletti e Maurizio Sarri, con un pronostico già nella prima battuta: «La Juventus parte favorita contro l'Atalanta».
LA SCOSSA EUROPEA - Il motivo di quella preferenza sta nella serata continentale dei bianconeri: «In Europa League ho visto finalmente una squadra bella, coesa, compatta». Una reazione che, per l'ex allenatore viola, nasce dallo spogliatoio prima che dalla lavagna: i giocatori gli sono sembrati mossi da un messaggio preciso, ovvero «leggiamo che Spalletti è in difficoltà, allora adesso ci pensiamo noi». Poi il 5-0 al Nec ha fatto il resto.
DUE TOSCANI A CONFRONTO - Sul duello tecnico tra i due colleghi, Prandelli individua più affinità che divergenze: «Sono toscani differenti, però sono due tra i migliori tecnici italiani e sul lavoro si assomigliano». Idee chiare, spartito definito, uno scudetto a testa in bacheca. E su uno dei due arriva anche una stoccata al sistema: «È uno scandalo che a Sarri siano serviti così tanti anni per avere una occasione in Serie A».
UNA PARTITA A SCACCHI - Da qui la previsione su cosa accadrà in campo: «Spalletti e Sarri si conoscono bene e si stimano: giocheranno una partita a scacchi». La curiosità dell'ex ct riguarda soprattutto chi oserà per primo, e la sua risposta pende verso il padrone di casa, forte delle certezze raccolte in coppa. Un dettaglio non secondario in una sfida che allo Stadium ha una storia recente ben precisa.
LA DIFESA A TRE E IL MESTIERE DI SPALLETTI - Prandelli non riduce però la svolta juventina a una semplice questione di modulo, perché quella rosa può adattarsi a più abiti tattici. Il passaggio ai tre dietro, semmai, gli conferma qualcos'altro: «Conferma la bravura e il mestiere di Luciano», un tecnico che in trent'anni ha sperimentato di tutto senza mai trincerarsi dietro la formula del "mio calcio è questo". Il giudizio finale è netto: «Spalletti ha capito il momento della squadra e risposto alla grande a chi lo aveva messo in discussione».
IL FATTORE CONTE - Sul rumore di fondo che accompagna la panchina bianconera, con il nome di Antonio Conte oggi libero, l'ex ct non vede insidie: «Le voci su Conte saranno uno stimolo per lui. Non un problema». Chi vive nel calcio da decenni, è il ragionamento, conosce le dinamiche dell'ambiente e sa come maneggiarle.
NICO GONZÁLEZ L'UOMO CHIAVE - Se dovesse scommettere sul protagonista di parte juventina, Prandelli non ha esitazioni: «Punto su Nico González, l'autentica fortuna della Juventus». Con Kenan Yildiz ai box, l'argentino diventa la risorsa principale: «L'ex viola è il giocatore più forte di Spalletti», capace di agire su entrambe le corsie e al centro, sempre in velocità. Un discorso che l'ex ct estende anche a Douglas Luiz, rigenerato dalla fiducia del tecnico: «Il brasiliano sembra un altro rispetto alla prima stagione a Torino».
IL DUELLO IN ATTACCO - Interessante anche la lettura sul centravanti. Su Randal Kolo Muani la posizione è chiara: «Ha bisogno di spazi e lo vedo meglio largo». Diverso il discorso su Nick Woltemade, seguito fin dai tempi dell'Under 21 tedesca: «Non segna molto, ma vede calcio». Per struttura, aggiunge, gli ricorda il giovane Zlatan Ibrahimovic, quello dei primi tempi a Torino, poi trasformato in un finalizzatore seriale dal lavoro di Fabio Capello.
IL CASO KESSIE - Capitolo mercato: la scelta di Franck Kessie, che a fine agosto ha detto sì ai bergamaschi anziché ai bianconeri, non sorprende l'ex ct. «Più che i soldi, penso abbia pesato la riconoscenza verso l'Atalanta, il club che lo ha lanciato». Sulle possibilità che sia proprio l'ivoriano a decidere la gara, però, Prandelli allarga il campo: «L'Atalanta ne ha tanti di bravi: Rowe, Scamacca...». Il suo nome, alla fine, è un altro: «Io punto su Giacomo Raspadori, che ha una tradizione favorevole contro la Juventus».
TARDELLI E STROMBERG - Divertente il gioco sui rinforzi dal passato. Per il tecnico di casa servirebbe un interprete totale del centrocampo come Marco Tardelli, già moderno negli anni Ottanta. Per i nerazzurri, invece, la scelta cade su un simbolo bergamasco: «A Sarri farebbe comodo la leadership di Glenn Stromberg», capace come pochi di tenere insieme un gruppo.
QUANTO TEMPO SERVE A SARRI - Infine il giudizio sul cantiere nerazzurro, aperto dopo un avvio da due vittorie e due sconfitte: «Serve pazienza, la rivoluzione è stata totale». Il calcio del tecnico toscano, ricorda, è raffinato e richiede tempo, ma il contesto lo aiuta: «La proprietà è illuminata e lo sostiene, Cristiano Giuntoli è bravo e conosce Sarri dai tempi di Napoli».
Un pronostico e tanta fiducia nel lavoro dei due allenatori. Domani sera, allo Stadium, la prima mossa dirà il resto.
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