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ESCLUSIVA TA - Lobati: "Grazie all'Atalanta Bergamo è conosciuta in tutta Europa! Sarri? Sicuramente non una scelta di ripiego"
Oggi alle 00:00Primo Piano
di Claudia Esposito
per Tuttoatalanta.com

ESCLUSIVA TA - Lobati: "Grazie all'Atalanta Bergamo è conosciuta in tutta Europa! Sarri? Sicuramente non una scelta di ripiego"

Il presidente della Commissione Territorio in Regione, tra il ritorno d'immagine per Bergamo, il nuovo ciclo di Sarri e la sfida con il Venezia

Consigliere regionale di Forza Italia, presidente della V Commissione Territorio, Infrastrutture e Mobilità, già sindaco di Lenna e già presidente della Comunità Montana Valle Brembana. Ma anche uomo di sport, praticato in prima persona, con una particolare passione per la corsa e la montagna. Con Jonathan Lobati il punto di osservazione sull'Atalanta può allargarsi oltre il rettangolo verde, per abbracciare Bergamo e il suo territorio: dalla crescita europea dei nerazzurri al ritorno d'immagine per la città, dal turismo allo stadio, fino all'attualità di una squadra chiamata a costruire un nuovo ciclo dopo gli anni di Gasperini. TuttoAtalanta.com ha intervistato in esclusiva Jonathan Lobati, affrontando con lui i diversi volti di un rapporto, quello tra Atalanta e Bergamo, diventato negli anni sempre più stretto e riconoscibile anche fuori dai confini italiani.

Consigliere, pochi giorni fa ha accompagnato il campione bergamasco di skyrunning, William Boffelli, all'incontro con il presidente Fontana e, nell'occasione, ne ha sottolineato soprattutto dedizione e impegno. Sono due parole che appartengono molto anche alla cultura sportiva bergamasca e che ritrova ancora nell'Atalanta di oggi?
«Assolutamente sì. Direi che sono alla base del carattere di qualsiasi bergamasco. Poi ci sono momenti nei quali l'espressione del gioco rende queste qualità più evidenti e altri nei quali lo sono meno».

Lei la Valle Brembana l'ha amministrata e continua a viverla anche attraverso lo sport. Quanto può diventare lo sport uno strumento per far conoscere un territorio? E in questo senso, quanto pesa avere un simbolo come l'Atalanta, capace ormai di portare il nome di Bergamo ben oltre i confini provinciali?
«Conta tantissimo. I risultati ottenuti dall'Atalanta nell'ultimo decennio sono stati particolarmente rilevanti e le partecipazioni alla Champions e alle coppe europee hanno dato grande visibilità alla nostra terra. È vero che, guardando l'Atalanta di oggi, la partenza in campionato non è stata delle migliori, ma bisogna anche avere l'onestà di riconoscere che negli anni di Gasperini ci siamo abituati molto bene e quindi oggi tutto rischia di sembrare una delusione. L'Atalanta è ormai diventata una squadra di vertice e si ambisce sempre a vederla nei primi quattro posti, ma non è facile mantenersi costantemente a questo livello. Sicuramente, però, grazie all'Atalanta Bergamo ora è conosciuta in tutta Europa».

Lei viaggia spesso anche per lavoro. Ha avuto realmente la percezione che oggi, anche fuori dall'Italia, l'associazione tra Atalanta e Bergamo sia diventata più immediata?
«Credo che ci sia ormai un riconoscimento del lavoro compiuto dall'Atalanta negli ultimi anni. L'era Gasperini è stata sicuramente un'era d'oro. Adesso siamo davanti a stagioni un po' più complicate, ma l'associazione tra Atalanta e Bergamo è ormai automatica».

Una notorietà che può trasformarsi anche in un ritorno turistico per Bergamo?
«Sicuramente. Le società più blasonate come Milan, Inter e Juventus hanno un appeal che supera i confini delle province e delle regioni e possiedono tifoserie diffuse in tutto il Paese, ma credo sia ormai riduttivo definire l'Atalanta una squadra provinciale: da diversi anni è a un livello superiore, pur conservando un pubblico maggiormente legato al territorio. Quando porti a Bergamo un turista calcistico dalla Spagna, dall'Inghilterra o dalla Germania per assistere a una partita dell'Atalanta, è evidente che anche la città ne ricava un beneficio. Lo stadio è moderno, a misura d'uomo e ricorda un po' il modello delle piccole città inglesi. Per un appassionato europeo trascorrere due o tre giorni a Bergamo e vedere una partita rappresenta un'opportunità, soprattutto considerando la presenza dell'aeroporto di Orio al Serio, che rende il territorio facilmente raggiungibile da tutta Europa».

Ha citato lo stadio. Lei si occupa proprio di territorio, infrastrutture e mobilità e ha visto molti altri impianti: la New Balance Arena è davvero un piccolo gioiello?
«Lo stadio mi piace molto. Sicuramente quello precedente non era un granché dal punto di vista estetico e funzionale, mentre quello attuale è moderno, più completo, fatto meglio e più sicuro. Personalmente, però, non condivido fino in fondo l'idea dello stadio nel pieno centro di una città, soprattutto per una questione di gestione degli spazi e per l'impatto su chi vive nella zona. Preferisco un impianto magari in periferia, ben collegato alla viabilità e con parcheggi adeguati, evitando di bloccare il centro cittadino. A Bergamo è stata fatta la scelta di mantenerlo lì e non posso certo dire che sia un brutto stadio perché sarei disonesto. Probabilmente, però, si sarebbe potuto pensare anche a qualcosa di diverso. Quando una struttura ospita migliaia di persone, con tutto ciò che comporta in termini di sicurezza, spazi, pubblico e tifoserie, credo sia opportuno avere aree adeguate, anche e soprattutto per chi in quella città vive».

Lei è uno sportivo e ha raccontato che nella corsa la sfida è prima di tutto con se stessi e che l'obiettivo è fare ogni volta un passo in più. L'Atalanta viene da anni nei quali ha continuato ad alzare l'asticella: secondo lei oggi la difficoltà più grande è proprio confrontarsi continuamente con ciò che questa squadra è stata capace di fare in passato?
«Il rischio è che qualsiasi buon risultato non venga mai considerato all'altezza di quelli ottenuti prima. Questo è il grande limite, ma è anche fisiologico. Quando termina un ciclo arriva inevitabilmente un momento nel quale la squadra si scarica e magari continua a ottenere buoni risultati, ma non più all'altezza di quelli precedenti. Con Gasperini l'Atalanta ha vissuto un'era d'oro, con risultati straordinari, le finali di Coppa Italia, la vittoria europea e piazzamenti bellissimi in campionato. Quando finisce un ciclo, però, non finisce soltanto per l'allenatore, ma bisogna ricostruire un percorso. Alla società va riconosciuto il merito di aver investito per tanti anni sul proprio tecnico e credo che questa continuità abbia contribuito ai risultati. In Italia la cultura di mantenere a lungo un allenatore è ancora poco diffusa e l'Atalanta, da questo punto di vista, è stata un esempio».

Sarri era il profilo giusto per aprire questo nuovo ciclo?
«Non è uno dei miei allenatori preferiti, ma al di là dei gusti personali parliamo di un allenatore importante. La società ha investito su un tecnico che ha già dimostrato di saper vincere con squadre di alto livello, quindi non è stata certamente una scelta di ripiego. Ci sono stagioni che partono bene e altre che partono male e spesso sono tante le cose che devono mettersi insieme. Basta pensare allo stesso Gasperini: all'Inter non ebbe risultati, mentre successivamente ha fatto cose eccezionali e anche a Roma sta facendo molto bene. Non sempre il problema è l'uomo. Spesso è una questione di condizioni che devono incastrarsi».

Lei pratica uno sport nel quale contano tantissimo la testa, la capacità di soffrire e di andare oltre il momento di difficoltà. Guardando l'Atalanta di oggi, crede che il problema sia più tecnico o di personalità?
«Penso sia soprattutto un problema di personalità. Probabilmente manca anche un giocatore capace di trascinare la squadra. Sicuramente ci sono squadre maggiormente attrezzate dell'Atalanta. Penso all'Inter per l'organico e alla Roma per l'organizzazione. L'Atalanta ci ha abituato a grandi risultati ed è naturale volerla sempre vedere nelle prime quattro, ma non può essere scontato. Tante squadre importanti hanno avuto stagioni concluse al sesto o al settimo posto e tutti se ne sono fatti una ragione».

Lei vede l'Atalanta in corsa per le prime quattro posizioni?
«Sì. A parte l'Inter per l'organico e la Roma per l'organizzazione di gioco e quindi un po' sopra le altre, il quarto posto per me resta ampiamente alla portata. Il Milan non mi convince per diversi motivi e lo stesso discorso vale per la Juventus. La Lazio è partita bene e questo significa che alcune cose stanno funzionando, ma l'Atalanta può giocarsela. Non si può valutare un campionato dopo cinque partite. Abbiamo visto tantissime stagioni iniziate con tre o quattro partite negative e concluse poi in maniera straordinaria. Può esserci una squadra che impiega più tempo a entrare in forma o una preparazione che ancora non ha dato i suoi frutti. È troppo presto per una valutazione definitiva. Mi auguro che l'Atalanta trovi stabilità».

Se l'Atalanta non dovesse qualificarsi per una coppa europea, Bergamo perderebbe parte di quella visibilità conquistata negli ultimi anni oppure ormai quel riconoscimento è diventato strutturale?
«Per me la visibilità strutturale si conquista soprattutto vincendo i trofei. L'Atalanta un trofeo europeo importante l'ha vinto e questo è un patrimonio che rimane. Dico sempre che è meglio arrivare una volta in finale e vincerla che arrivare quattro volte secondi. L'Atalanta ha vinto meritatamente un trofeo europeo importante e questo le va riconosciuto. Non qualificarsi alle coppe sarebbe sicuramente una delusione dal punto di vista sportivo, ma non credo avrebbe conseguenze particolarmente rilevanti sul piano turistico. L'Atalanta nell'ultimo decennio ha dato un'ottima prova di sé e ha saputo sfruttare molto bene i mezzi a disposizione. Come modello societario è stata brava: campagne acquisti intelligenti, investimenti sui giovani e capacità di valorizzarli, ma quando si chiude un ciclo nel quale tutto ha funzionato bene bisogna concedere tempo perché ne nasca un altro».

Chiudiamo con il campo. Arriva il Venezia: che partita si aspetta?
«Le posizioni di classifica sono sicuramente diverse e l'Atalanta parte favorita. Credo sia però anche una partita importante per dimostrare di esserci. Se si dovesse perdere contro una squadra che si trova in fondo alla classifica, qualche campanello d'allarme in più inevitabilmente comincerebbe a suonare. Non la definirei decisiva, forse nemmeno uno spartiacque, ma darebbe un segnale forte. Un brutto risultato porterebbe inevitabilmente a porsi altre domande. Credo comunque che l'Atalanta abbia la possibilità di gestire e vincere questa partita. Non voglio portare sfortuna, ma il favore del pronostico è abbastanza chiaro. È evidente che un altro risultato negativo non sarebbe un buon segnale».

Dalle montagne della Valle Brembana fino alle notti europee che hanno fatto viaggiare il nome di Bergamo ben oltre i suoi confini, il filo indicato da Lobati resta quello di un rapporto ormai difficile da separare: l'Atalanta porta Bergamo in Europa e Bergamo, con la propria identità, continua a riconoscersi nella sua squadra. Sul campo, invece, la parola chiave diventa tempo: quello necessario per smettere di misurare ogni passo con l'era Gasperini e capire quale potrà essere davvero la dimensione del nuovo ciclo targato Sarri. A cominciare dal Venezia, una partita che per Lobati non è ancora decisiva, ma può già dire qualcosa in più sulla direzione intrapresa.

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