La seconda squadra che serve alla prima
Redazione TuttoAtalanta.com
Quando, tre anni fa, l'Atalanta decise di iscrivere una seconda squadra alla Serie C, l'idea era chiara: dare ai ragazzi del vivaio un campionato vero tra la Primavera e la Serie A. In questa sosta quel progetto ha mostrato un'utilità meno visibile ma altrettanto concreta. Mentre tredici giocatori della prima squadra erano in giro per il mondo, i ragazzi di Nicola Beati sono diventati i compagni di allenamento di Éderson e degli altri, completando i numeri per le partitelle e le esercitazioni di Sarri.
Non solo. Dall'Under 23 sono partiti sei giocatori per le nazionali giovanili, come ricostruito ne il rinvio delle gare con Latina e Vis Pesaro, chiesto proprio per le convocazioni: Navarro in Spagna, Idele e Mirra con l'Under 20, Pedretti e Steffanoni con l'Under 19, Obrić con la Slovenia Under 21. È un capitale di esperienza che tornerà a Zingonia, e che rende la seconda squadra un ponte reale verso la prima, come dimostra la scelta di trattenere in estate talenti come Andrea Bonanomi nonostante le richieste della Serie B.
La lezione riguarda anche il presente. Con Hien, Kossounou e Sulemana fuori per un mese e Raspadori per due o tre settimane, la prima squadra avrà bisogno di alternative. Obrić è già nel giro, altri potrebbero affacciarsi nei momenti di emergenza di ottobre. Nicola Beati lo ha detto con chiarezza in questi giorni: i suoi ragazzi hanno margini che nemmeno loro conoscono. La sosta è servita a dimostrarlo.
Sei nazionali, una prima squadra da sostenere e un ottobre di emergenze: la seconda squadra non è un lusso, è un investimento che comincia a rendere.
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