Conference sì, ma che delusione: Dea beffata in casa dal Bologna si congeda con tre scivoloni su sei davanti ai propri tifosi
C'è qualcosa di paradossale nel modo in cui l'Atalanta ha conquistato la sua nona qualificazione europea nelle ultime dieci stagioni. Sconfitta 0-1 dalla propria gente alla New Balance Arena, terzo ko casalingo nelle ultime sei e terza partita di fila senza segnare tra le mura amiche, i nerazzurri di Raffaele Palladino hanno indossato la maglia celebrativa con su scritto «EuroAtalanta» mentre dalla Curva Nord si srotolava uno striscione dal tono ben diverso: «Pretendiamo un altro atteggiamento nella prossima stagione». Il messaggio è recapitato. La Conference League è in cassaforte — il Bologna, anche vincendo, non recupera il -3 e il 2-0 dell'andata — ma il modo in cui è arrivata racconta di una squadra che ha già chiuso la stagione con la testa.
UNA PARTITA DA CONFERENCE, APPUNTO - Marco Carnesecchi è stato ancora una volta il migliore dei suoi: due interventi superlativi nel primo tempo su Jonathan Rowe e su Santiago Castro hanno tenuto in piedi un'Atalanta che per lunghi tratti ha esplorato il centrocampo come un pianeta straniero. – come riferisce La Gazzetta dello Sport – le trequarti sono rimaste a lungo zone proibite, con Charles De Ketelaere e Federico Bernardeschi visibili solo a sprazzi, Giacomo Raspadori di nuovo in difficoltà in un ruolo non suo e i centravanti ridotti a un'unica chance a testa, neutralizzata dai rispettivi marcatori: Djimsiti su Castro, Heggem su Krstovic. Una partita da Conference League, appunto, come già recita il titolo del film di giornata.
L'UNICO COLPO DI TEATRO: ORSOLINI - Il gol che ha deciso la sfida è arrivato al minuto 78, quando Riccardo Orsolini — alla sua decima rete stagionale, quarta stagione di fila in doppia cifra — ha sfruttato un cross di Rowe e un'amnesia di Mario Pasalic per battere Carnesecchi sul secondo palo. Il Bologna ha meritato la vittoria: ha tirato di più, ha cercato il gol con maggiore insistenza e alla fine ha trovato il varco che l'Atalanta non è riuscita a trovare. Per i rossoblù di Vincenzo Italiano è la decima vittoria in trasferta stagionale, l'ennesima dimostrazione di un gruppo che lontano dal Dall'Ara ha rendimenti da grande squadra, con sette dei loro ultimi nove successi lontano da casa.
UN SOLO TIRO IN PORTA IN 94 MINUTI - L'Atalanta? Prima del 49' solo un colpo di testa alto di Kamaldeen Sulemana, al rientro in campo dopo quaranta giorni di stop, a rappresentare la produzione offensiva nerazzurra. Secondo tempo senza scosse, Gianluca Scamacca ancora in panchina per tutti i novanta minuti. L'unico tentativo nello specchio della porta è arrivato al 94', quando Nikola Krstovic si è trovato a tu per tu con Lukasz Skorupski, permettendo però al portiere rossoblù di esaltarsi con una parata che ha chiuso definitivamente i conti. Per Skorupski era anche il rientro in campo dopo due mesi di stop: fece uno sforzo, e ne valse la pena.
LA CONFERENCE È MATEMATICA, LA DELUSIONE RIMANE - Il pass per la prossima Conference League è matematicamente in tasca all'Atalanta, che grazie al 2-0 dell'andata e ai tre punti di vantaggio in classifica mantiene il settimo posto nonostante la sconfitta. Nove qualificazioni europee nelle ultime dieci stagioni: un record che la famiglia Percassi custodisce come una tradizione sacra. Ma il modo in cui questa è arrivata lascia un sapore amaro. La prossima settimana c'è ancora Firenze, una partita ininfluente sul piano della classifica ma non su quello delle ultime impressioni di una stagione lunghissima. La Curva ha già mandato il suo messaggio. Resta da capire chi sarà in panchina per raccoglierlo.
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