I segnali del destino e le strategie del "mago" Rastelli
Essere presenti alla vittoria dell'Avellino a Brescia ti dà quella sensazione di assistere a qualcosa di storico. L'Avellino non vinceva al Rigamonti da ben 33 anni, i tifosi più giovani non erano neanche nati quel 14 settembre 1980, da allora ben sette successi del Brescia e tre pari. Addirittura nelle ultime sortite al Rigamonti eravamo tornati sempre a casa con un passivo pesante sulle spalle e nessun gol segnato. Anche questo, forse, è un segnale che questa stagione è diversa, ha qualcosa che tutte le precedenti annate non ci hanno mai regalato. La vittoria di Brescia non è arrivata forse per caso ma è stato come un segnale del destino.
L'Avellino veniva dalla sconfitta interna col Palermo, che aveva dimostrato tutta la sua forza sul campo meritatamente. Era ancora in formazione semi-rimaneggiata viste le assenze di Terracciano, Fabbro e Castaldo (questi ultimi recuperati ma in panchina) e si presentava alla sfida del Rigamonti come la vittima sacrificale all'altare delle Rondinelle. Questo almeno sulla carta, perché in cuor loro Rastelli e tutti i tifosi biancoverdi sentivano e sapevano che la storia sarebbe potuta essere diversa. E difatti anche a Brescia l'Avellino ha disputato una delle sue "solite" gare verrebbe da dire, con un atteggiamento tattico impeccabile che il "maestro" Rastelli ha disegnato apposta per arginare le folate offensive dei padroni di casa. Come lui stesso ha spiegato ai nostri microfoni a fine gara e come si è visto sul terreno di gioco, il tecnico ha predisposto una difesa bunker che non ha lasciato margini di manovra alle giocate dei padroni di casa, non a caso spesso il Brescia arrivava sulla trequarti senza sapere cosa fare del pallone e costretto spesso a ripartire da dietro o cambiare più volte gioco. Risultato, quasi nessuna azione pericolosa nello specchio di Seculin e tanto spazio per il contropiede biancoverde.
La vena realizzativa di Galabinov e Castaldo ha fatto il resto, confermando che con un attacco finalmente cinico e un impianto di gioco che gira come un orologio svizzero, questo Avellino ha davvero una marcia in più rispetto alle squadre che negli ultimi anni ci hanno regalato tante amarezze e umiliazioni in cadetteria. Inutile fare voli pindarici ora, ma la vere forze cominciamo ormai a delinearsi e l'Avellino è sempre lassù, tra le grandi. Comunque vada, quantomeno ci stiamo divertendo!
Unica annotazione, a proposito dei segnali del destino: entrano a pochi minuti dalla fine Fabbro e Castaldo, appena recuperati, due pedine fondamentali la cui assenza si è fatta sentire soprattutto contro il Palermo. In pieno recupero Fabbro spazza l'area di testa, la palla giunge a Castaldo che da solo va a segnare il gol del 2-0. Se non è un segnale dall'alto questo...


