La vittoria della determinazione, con un Castaldo ritrovato
E' tornato l'Avellino che appassiona, quello che lotta, suda, soffre e vince, nel modo più bello. L'Avellino visto in campo ieri contro il Lanciano ha suscitato applausi ed emozioni, ma soprattutto ha dato un'ulteriore prova di forza e grinta dopo la vittoria, sempre di misura, di martedì contro la Pro Vercelli. E' vero che sulla carta la gara era di quelle alla portata, ma una serie di accadimenti hanno rischiato di far registrare l'ennesimo stop stagionale. Ma andiamo con ordine.
Tesser deve schierare ancora una volta una difesa incerottata con Nitriansky a destra, Nica adattato a sinistra e Jidayi nell'ormai nuovo ruolo di difensore centrale al fianco di Chiosa. Centrocampo tutto muscoli con D'Angelo, Arini e Gavazzi; Insigne dopo il chiarimento con tesser trequartista alle spalle di Castaldo e Trotta. L'Avellino parte bene e crea subito un'incredibile serie di palle gol: Casadei è bravissimo, in successione, due volte su Gavazzi e due su Trotta, tenendo letteralmente a galla i suoi. Ecco perché grida ancora vendetta lo scellerato intervento di Nitriansky al 40' che vanifica tutto lo sforzo biancoverde colpendo la palla con la mano in area: rigore ineccepibile che Piccolo trasforma. Una vera beffa per un ottimo Avellino che avrebbe meritato di chiudere in vantaggio anche con più di un gol il primo tempo.
Nella ripresa Tesser si gioca il tutto per tutto inserendo la terza punta, Tavano, al posto di Insigne, e le cose sembrano mettersi per il meglio già al 3' quando Aquilanti viene espulso per doppia ammonizione. In superiorità numerica e con il piglio visto nel primo tempo l'impressione è che l'Avellino possa fare un sol boccone del Lanciano, e invece ancora un infortunio difensivo, stavolta di Nica, spiana la strada all'incredibile 2-0 ospite. Una mazzata che avrebbe steso chiunque. E invece l'Avellino non si è arreso, convinto che il risultato che stava maturando era più che ingiusto. Così prima ha riacceso le speranze con un gran tiro dal limite di Arini, al terzo gol personale, poi ha continuato a spingere con tenacia, aiutato anche dalla scelta coraggiosa di Tesser di inserire una quarta punta, Napol, schierando un inedito 4-2-4 negli ultimi 15 minuti. Scelta che paga, il Lanciano non ne ha più e prima Tavano trova il sospirato pareggio con un gran tiro a giro, poi addirittura il vantaggio con Gigi Castaldo, che infila l'angolino alla destra di un ottimo Casadei a 3 minuti dalla fine. Un gol che sa di liberazione per un attaccante che è dovuto restare a guardare per tanto, troppo tempo, e che con la sua giocata ha regalato 3 punti incredibili (e meritatissimi) all'Avellino. Più che giustificate le sue lacrime di liberazione.
Una vittoria che dà respiro alla classifica e che permette anche di fare una serie di riflessioni sulle scelte di mercato: non lo scopriamo certo oggi che all'Avellino mancano due terzini e almeno un centrale, settori sui quali la società sta lavorando, e che quest'anno sono mancati soprattutto i gol di Castaldo, nonostante i biancoverdi abbiano il terzo miglior attacco della categoria. Una partita specchio di una stagione, delle sofferenze che l'Avellino ha dovuto e dovrà ancora affrontare, ma che con grinta e determinazione si possono sempre superare. Se lo spirito sarà sempre questo, e se a gennaio si opererà sul mercato con oculatezza, il futuro può essere più roseo.


