ESCLUSIVA - Tommasi: "Bari ha fame di calcio. Ingesson e Protti..."
Dieci anni in giallorosso con la maglia della Roma (263 presenze e 14 gol), nonchè un Mondiale - quello di Corea e Giappone 2002 - disputato con la Nazionale Italiana. E' il ritratto calcistico di Damiano Tommasi, oggi presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, a Bari per l'inaugurazione della mostra Gli Eroi del Calcio, dedicata all'esposizione di maglie e cimeli di grandi campioni del passato. In esclusiva ai nostri microfoni, l'ex centrocampista di Negrar ha parlato anche del Bari e del campionato di Serie B.
Perchè avete scelto Bari come seconda tappa della mostra Eroi del Calcio? "Siamo partiti da Vicenza, quella che è la nostra vera sede. Poi siamo andati su un'amministrazione e su una società che abbiano una certa vicinanza con i nostri dirigenti. Si tratta di un qualcosa di importante anche perchè Bari è ultimamente finita sui giornali per notizie poco edificanti. Un qualcosa di simbolico perchè con questa mostra si vogliono invece trasmettere i valori positivi ed emozionanti del mondo del calcio".
Vicenza e Bari, appunto. I veneti, nonostante il ripescaggio, si stanno comportando bene in campionato, mentre il Bari stenta a decollare, rendendo al di sotto delle aspettative. I ragazzi di Nicola possono risalire la china? "La B è un campionato particolare, dove le squadre possono passare nel giro di poche giornate dalla lotta per i playoff alla retrocessione e viceversa. Entrambe hanno vissuto un cambio di allenatore dopo un inizio non facile, ed entrambe vogliono essere protagoniste anche per il calore della gente. Una sconfitta in un campionato cosi lungo può deprimere, così come una vittoria può accendere facili entusiasmi".
Da avversario, oltre Cassano per un brevissimo periodo, quali sono stati per lei i giocatori più forti e rappresentativi del Bari? "Sicuramente Ingesson, il cui ricordo in questo momento è senz'altro doveroso. E poi ho avuto il piacere di giocare contro il Bari di Protti e di quel periodo che ha fatto sognare parecchi tifosi del Bari".
Lo scorso anno il Bari dal fallimento per poco non è poi riuscito a vincere i playoff e andare in A. Cosa che invece è accaduta nella sua Verona nel 1991, dove lei era ancora nel settore giovanile. Quante differenze è possibile trovare tra queste due situazioni e, soprattutto, come visse la vicenda da tesserato dell'Hellas e da veronese? "Ero nel settore giovanile all'epoca e si trattava comunque di altri tempi. Il fallimento è un tema che lascia degli strascichi, e permette di gestire le società in maniera controversa. A prescindere dalle situazioni societarie, il giocatore deve sempre tirare fuori il meglio di sè. E' una situazione che ora stanno affrontando squadre come Parma e Monza".

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