Dopo Carpi il rammarico cresce: era una B alla portata. Adesso è tardi
Avesse giocato sempre così nelle precedenti 37 gare di campionato, probabilmente il Bari si sarebbe ritrovato oggi di fronte a tutt'altra classifica. Sarebbe bastato poco più, in fondo, per mirare in alto quest'anno. E la gara senza alcun tipo di divario tecnico andata in scena al Cabassi, fra la prima squadra promossa in Serie A e quella che oggi occupa ancora un mesto decimo posto, non ha fatto altro che confermare una sensazione sempre stata viva fra gli osservatori vicini al campionato cadetto.
Si poteva fare di più, si doveva dare di più. In testa alla classifica viaggiano, eccezion fatta per il blasonato Bologna, squadre dai livelli di cazzimma notevoli, ma decisamente prive di tassi qualitativi particolari, né tantomeno insormontabili. E così ieri anche il Bari ha insolitamente dominato un avversario apparso ormai pago e voglioso di svestire i panni del professionismo forsennato per abbracciare gli smoking bianchi della festa meritata, con la lettera A orgogliosamente in vista sul petto.
Era il Bari la squadra che paradossalmente aveva più da perdere, ieri. Lo si è capito in campo, ma anche fuori, quando un furioso Stefano Antonelli si è scagliato contro l'arbitro nelle analisi post-partita. Il rigore su Ebagua era solare, e le occasioni finali in serie annullate da un prodigioso Gabriel hanno certificato la vittoria ai punti della compagine biancorossa. Ma resta questa la più magra e beffarda delle consolazioni in una stagione lacunosa che non può certo dirsi sollevata da una serata rivelatasi, a sorpresa, meno anonima del solito.
E ora? Il Bari ha risucchiato un punto dall'ottavo posto ma ha anche lasciato trascorrere una nuova giornata senza bottino pieno. Quando mancano appena quattro turni alla fine, il divario di sei lunghezze resta piuttosto rassicurante per le squadre che nel treno-spareggi ci sono già. Non resta che continuare a fari spenti, dunque, e puntare al massimo nell'esiguo tragitto che ancora separa dalla bandiera a scacchi.


