Divieto tifosi, sconfitta per tutti. Le Istituzioni s'interroghino sulle loro incapacità: a pagare non possono essere sempre i civili
Alla fine ha prevalso la paura. L'indice di pericolosità legato alla gara tra Bari e Foggia (in programma domenica e valevole per la Tim Cup) ha spinto il Prefetto a chiudere le porte dello stadio 'San Nicola' ai tifosi rossoneri. Tra loro e quelli biancorossi, infatti, non corre buon sangue. Meglio non rischiare, avranno pensato le Istituzioni.
Amarezza e fastidio le sensazioni certamente vissute dai satanelli una volta appresa la notizia. A soffrirne, però, anche i supporters del galletto, in fermento per un derby che manca da tantissimi anni. Senza i rivali nella curva opposta, non sarà la stessa cosa, la stessa sfida. E a farne le spese sarà lo spettacolo, in generale, privato della sua parte più colorita e folkloristica.
Ma a perdere siamo tutti, calcio in testa. Lo sport che, per antonomasia, dovrebbe unire gente e popoli. Lo sport che, per decenni, ha saputo catturare la passione di milioni di sostenitori, legati gli uni agli altri a prescindere dai colori di appartenenza. Sino all'arrivo dei teppisti, che hanno di fatto inquinato molti stadi, talvolta teatro di atti di violenza fuori dal comune. Ma questo, per fortuna, è sempre stato un fenomeno circoscritto. Un'eccezione, insomma, mica una regola fissa.
Dito puntato, dunque, contro le Istituzioni, ancora incapaci di arginare il problema. Eppure la soluzione sarebbe semplice, alla portata: agli esagitati, a coloro i quali - per intenderci - rovinano (o tentano di rovinare) l'evento, pene giuste e in linea con quelle adottate da tanti altri Paesi nel Mondo. Non si può, nel 2015, essere ancora ostaggio di piccole frange di tifosi, che tifosi non sono. Le malefatte di taluni non possono, non devono influire sulla vita e sulla passione di molti altri, penalizzati dall'indisciplina di pochi intimi che, in Italia, riescono ancora ad avere il sopravvento. Tanto da far scattare ancora divieti e restrizioni lontani dalla civiltà.
E' evidente come l'analisi riguardi il nostro calcio in generale, non solo Bari-Foggia. Volendo restare su quest'ultima, che dire: un derby senza tifosi - seppur di un solo schieramento - non può essere definito un vero derby. L'Italia cresca, soprattutto nelle sue Istituzioni, chiamate a garantire la necessaria sicurezza e a punire quei quattro villani che, invece, intralciano ancora la strada che porta alla civiltà e alla coerenza. Una partita di calcio dev'essere un momento di gioia. In Italia, questo, è ancora utopia. Nemmeno la tanto chiacchierata Tessera del Tifoso è riuscita a fare da garante e a risolvere il problema, a dimostrazione di come le cose si siano fatte, e si stiano facendo, davvero con i piedi.


