Polito paga per tutti: addio scontato. Problema risolto? Macchè...
Com'era immaginabile, Ciro Polito e i De Laurentiis si dicono addio. Pensare però che il maggior responsabile delle deludentissima stagione appena passata sia solo l'ex dirigente della Juve Stabia, è anacronistico.
Partiamo da un'analisi, onesta ed estremamente obiettiva. Polito lascia il Bari dopo tre campionati. Se dovessimo fermarci alle prime due stagioni, il suo operato sarebbe straordinario: una promozione in serie B e una sfiorata in A, persa a soli 120" dalla conclusione della finalissima playoff. Un lavoro eccezionale da parte del ds campano, che fin da subito ha conquistato lo scettico pubblico barese. Una impresa non semplice quella di entrare nei cuori dei supporter biancorossi. Vittorie sul campo e cessioni di vere e proprie zavorre delle annate precedenti hanno contribuito a renderlo "Papa, Re e Cardinale di Bari", al pari di mostri sacri come Perinetti e Angelozzi.
Storica la conferenza stampa, prima della semifinale playoff dello scorso campionato contro il Sudtirol, del "io nella vita voglio solo migliorare, non voglio peggiorare" riferendosi al futuro del Bari dopo i play-off qualora fossero andati male. Per mesi Polito è stato un intoccabile. Nessuna critica, nessun tipo di pressione, piena libertà di movimento. Un Dio in terra praticamente.
La stagione successiva, quella dopo la serie A mancata, sarebbe dovuta essere quella del riscatto. Ed invece, dopo il colloquio con Luigi De Laurentiis, Polito per dieci giorni si chiude in un inspiegabile silenzio. Immaginiamo che con tutta probabilità in quel confronto la società gli avrà tarpato le ali e proposto un budget inferiore a quello sperato, e quel silenzio non fosse altro che di riflessione.
Nonostante tutto il ds riparte come non fosse successo nulla, distruggendo quello che di buono aveva costruito nelle passate stagioni, segnando di fatto la totale rottura con la piazza. Da quel momento parte la escalation di errori tecnici con acquisti e prestiti di calciatori demotivati e bolliti, oltre che di tre esoneri frettolosi ed a tratti immotivati. Quel ds tanto sicuro di sé, bigliettino da visita che lo ha contraddistinto nelle prime due stagioni, non esiste più. In lui solo tanto nervosismo e confusione.
Senza considerare la scellerata comunicazione, diventata un boomerang micidiale che finisce per distruggere e spazzar via in un attimo quello che di buono si era costruito negli anni. Tante sono le citazioni che con i risultati disastrosi del campo sono sembrate prese in giro nei confronti della piazza: "Abbiamo sette attaccanti", "prenderemo uno buono buono", "questa squadra è più forte di quella dello scorso anno" e via discorrendo.
Arroganza e presunzione che lo hanno relegato al ruolo di parafulmine di errori ben più gravi da parte della società. Perché se pensiamo che tolto di mezzo Polito le cose miglioreranno, viviamo nel mondo delle favole.
Una società che si rispetti ha una programmazione e un quadro societario imponente. A Bari non esiste né uno, né l'altro. Solo Polito e l'inesperto Luigi De Laurentiis, che ad oggi è impegnato alla selezione di un nuovo ds e alla ricostruzione post catastrofe. In qualunque società il figlio del patron dopo un disastro del genere sarebbe stato rimosso da una carica così prestigiosa ma anche gravosa di presidente, che richiede enorme preparazione.
Al netto di errori e di dichiarazioni apparse spesso fuori luogo, Polito non è l'unico colpevole ma, almeno al momento, a pagare è stato solo e soltanto lui.


