Bari, una sconfitta che fa già rumore. Le tre cose che non sono andate
Ci siamo svegliati tutti dopo aver dormito sul lato destro del letto. Ci siamo svegliati con le impietose disamine dei giornali e delle pagine web su quanto (non) si è visto ieri al San Nicola. In un clima (lato temperatura) caldo, accentuato dall'incrollabile sostegno della Curva Nord e dei restanti tifosi sparsi per lo stadio, le tre reti della Juve Stabia sono state causa di sgomento e gelo. Con altrettanta freddezza, proviamo a capire cosa non è andato in questo dimenticabile esordio.
In primo luogo, è chiaro che tanti singoli sono stati sottotono ieri sera. I leader di questa squadra, vuoi per esperienza e/o per bagaglio tecnico, non hanno saputo mettere la loro impronta in questa partita. In particolar modo, è venuto a mancare il centrocampo tra l'ottima strategia ospite che ha ben bloccato ogni spunto di gioco e l'imprecisione che raramente abbiamo visto accostare a Maiello e Benali. La difesa si è mostrata costantemente in affanno ed incapace di contrastare degnamente le folate avversarie. L'attacco si è mostrato troppo molle e poco incisivo per impensierire un Thiam autore comunque di due ottime parate, su Novakovich prima e Dorval poi.
Dietro queste mancanze, vi è certamente un problema di atteggiamento. Quel carattere che lo stesso mister ha definito molto positivo, persino negli allenamenti, ieri ha lasciato spazio alla paura e ad un costante senso di inferiorità. Le zuccate di Bellich e di Folino sono stati la concretizzazione di un copione che si è visto sovente: giocatori biancorossi sempre in ritardo sugli avversari, con marcature mal eseguite e spesso mai attuate. La libertà avuta dagli ospiti anche sul gol di Artistico è, sponda Bari, assimilabile a un quadro di Jackson Pollock, rimanendo non troppo ironicamente in tema pittorico.
Di questa rovinosa caduta, il fronte calciomercato è un sottofondo che vibra nell'aria. Come il ronzio di una vespa, che disturba, ma che non si può ignorare. Moreno Longo si dice fiducioso di rinforzi che arriveranno, chiesti da settimane e di cui, l'ultimo in ordine di tempo, è stato Valerio Mantovani prima del match di Coppa Italia. Il tempo, cantava Loredana Bertè, è un gran dottore. Ma la sensazione è che, seppur ancora alla prima di campionato, i minuti passino lenti e appesantiti, in campo come dopo il raddoppio campano, e fuori dal campo in attesa di ulteriori mosse che appaiono più che necessarie.


