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Quella speranza chiamata Juve Stabia e un'occasione persa per continuare il silenzio
Oggi alle 21:00Copertina
di Enrico Scoccimarro
per Tuttobari.com

Quella speranza chiamata Juve Stabia e un'occasione persa per continuare il silenzio

​Lo immaginiamo, a rigor di logica: il silenzio assordante che ha avvolto la dirigenza della Ssc Bari nelle ultime settimane risente con ogni probabilità di un'attesa legata alle evoluzioni burocratiche provenienti da Castellammare di Stabia, oltre che da un esame di coscienza profondo: è ipotizzabile, infatti, che il mutismo societario sia stato condizionato da una situazione in pieno divenire, legata alla speranza di un clamoroso ripesgaggio in Serie B qualora si fossero manifestati scenari estremi per i campani. Tuttavia, le ultime notizie sembrano far crollare queste remote possibilità, allontanando quasi definitivamente i sogni di una scorciatoia legale e costringendo la proprietà a fare i conti con la cruda realtà della terza serie.

​Con il passo indietro dell'imprenditore Francesco Agnello, il quale ha rinunciato alla ricapitalizzazione richiesta dal Tribunale di Napoli, l'ipotesi di un collasso finanziario della Juve Stabia sembra ormai svanita a causa del contestuale via libera a nuovi acquirenti pronti a subentrare: una svolta societaria che riduce al lumicino le speranze della Filmauro. In questo marasma di calcoli e attese, la proprietà ha deciso di rompere il silenzio soltanto per interposta persona, affidando l'unica voce ufficiale a quella dell'avvocato Mattia Grassani: il legale della Filmauro ha tuttavia sprecato un'ottima occasione per continuare il silenzio, pronunciando parole che hanno rappresentato l'ennesimo e intollerabile boccone amaro per una tifoseria già profondamente ferita.

​Definire anacronistico il divieto della multiproprietà e invocare apertamente una modifica dei regolamenti Figc per consentire ulteriori proroghe ed espansioni dei gruppi industriali testimonia una totale mancanza di buon senso e di rispetto verso la dignità di una piazza trattata alla stregua di un esperimento normativo: quelle dichiarazioni fuori luogo non hanno fatto altro che legittimare la rabbia popolare, confermando come per i vertici societari il Bari rimanga esclusivamente una pratica legale da difendere nei tribunali anziché una fede sportiva da risarcire sul campo.

Che poi, dirla tutta, il problema di fondo non è tanto il semplice fatto di possedere due società di calcio, quanto quello di trattarne una come un semplice cuscino, comodo per le plusvalenze e la crescita dei calciatori ma senza concentrarne risorse, prospettive e programmi. Ma forse, questo concetto scontato è sfuggito all'avvocato. Certo è che inasprire ancora di più la reputazione dei propri assistiti nei confronti d'una città come Bari era impresa ardua, ma l'avvocato ci è riuscito incredibilmente alla perfezione.

La sfrontatezza con cui la governance ha delegato a un'aula universitaria la difesa della propria politica aziendale basata sul doppio filo con Napoli è un'ostinazione che certifica il punto di non ritorno di una gestione che ha perso ogni residua parvenza di credibilità e che ora si ritrova isolata all'interno di un campionato di Serie C conquistato per demeriti comunicativi ancor prima che tecnici.