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Addio a Igor Protti, i pensieri social più belli per lo ZarTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
sabato 20 giugno 2026, 07:48Altre Notizie
di Redazione TMW

Addio a Igor Protti, i pensieri social più belli per lo Zar

Quando Igor Protti segnerà, Un boato al cielo si alzerà! E sotto la curva correrá, E tutta la nord canterà: IGOR PROTTI CAPO DEGLI ULTRAS
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Addio a Igor Protti, tante le persone che si sono radunate fuori dalla sala del commiato del cimitero di Cecina per rendere omaggio all'amato campione scomparso, molti amici e giornalisti hanno lasciato un pensiero commosso sui social: Luigi Guelpa: Lo voglio ricordare così, Igor Protti: non nel fragore dello stadio, non nel coro delle curve, ma in quel passo lento e ostinato verso l’altare, accanto a sua figlia Noemi. Il male gli aveva scavato dentro gallerie profonde, gli aveva chiesto quasi tutto. Eppure aveva conservato una riserva segreta di forza per quel gesto antico e luminoso di un padre. C’era il dolore, certo, seduto in prima fila. Ma c’era anche la gioia, quella che non arretra neppure davanti all’ombra più lunga. Se ne va uno straordinario centravanti, questo lo dicono i numeri e la memoria del calcio. Ma soprattutto se ne va un uomo buono, di quelli che lasciano traccia non per il rumore che fanno, bensì per il calore che sanno dare Massimo Mattei: Tirrenia non è Positano. E non è nemmeno un'esclusiva località della Sardegna. Il bagno Florida non è il Twiga, non ha le cubiste e i calciatori a sbocciare champagne ma un bagnino tatuato che oggi piange perché se n'è andato Igor Protti e qui, in questa terra generosa e maleducata, il capitano non era una persona qualsiasi. Oggi siamo qua. Con i nostri anziani. Partiti stamattina con un pullman dei Fratelli Alterini, con un autista che sapeva che oggi per lui non era una giornata di lavoro come le altre. E ha aggiunto alla professionalità la tenerezza che non guasta mai ed è il vero valore che può rendere migliore il mondo. Pasta allo scoglio. Pesce arrosto. Il gelato che piace a novant'anni come da bambini e fa sì che tutto diventi festa. "Che bella gioventù che abbiamo oggi, un po' di fi.. mai!" mi dice il bagnino tatuato dopo aver finito le lacrime, perché siamo comunque in Toscana e non si può non prendersi in giro. "Che posto meraviglioso" mi dice la Bruna e poi lo dice anche al telefono alla figlia, ed io - anche sforzandomi - non riesco a vederla tutta questa meraviglia. Nonostante la gentilezza dei proprietari del bagno, la struttura super accogliente, le nostre operatrici che fanno più del dovuto per rendere unica questa giornata e quello scoglio meraviglioso; anche se qua mettono sempre troppo pomodoro per i miei gusti, ma non si sarebbe a Livorno se lo facessero in bianco. Poi mi rendo conto che la meraviglia dipende dagli occhi. Non dal luogo. E quelli di Bruna e di Sergio oggi ne sono pieni. Oggi Tirrenia è Porto Cervo, Forte dei Marmi, Taormina. Fosse soltanto perché Bruna e Sergio sono felici. P.s: io ho mangiato fesa di tacchino e zucchine lesse Lorenzo Cristallo: Il triplice fischio, nella scorsa notte. Una notte, in cui lasciar brillare una stella. Quella stella di nome Igor Protti. Il suo addio – o arrivederci – attraverso una lettera a cuore aperto, pubblicata sui suoi profili social. Igor Protti ci abbraccia. Igor Protti ci ringrazia. Ci abbraccia e ci ringrazia dopo gli ultimi anni, della sua vita, trascorsi a rincorrere una partita, contro il male, iniziata con il punteggio di 3-0 a proprio sfavore. Un tentativo di riconcorsa, però, supportato da tutto il Paese. Tutti uniti, sotto un’unica bandiera. Ben al di là dei sostenitori di Bari, Livorno, Lazio, Napoli; ossia alcune delle squadre principali, in cui Protti abbia militato, segnando gol a grappoli. Ci lascia, dopo aver dimostrato coraggio da vendere. Saggezza e determinazione. Ha condiviso, le ultime curve della sua esistenza, da vero Capitano. Indomito, senza filtri. Ma non da eroe; bensì da uomo con tutte le sue paure, e le sue fragilità. I tifosi attorno a lui; assiepati dinnanzi alla finestra della sua stanza d'Ospedale, durante i ricoveri forzati. La famiglia. Nucleo essenziale della sua esistenza. L’ultima immagine pubblica, che abbiamo, di Igor Protti, risale a fine maggio, quando ha accompagnato all’altare, sua figlia Noemi. Un Igor Protti sofferente; ma con tanta dignità da vendere. Il resto è da consegnare ai ricordi. Alla storia. Alla storia di un bomber, capace di cucirsi addosso, le maglie indossate. Non solo gol a valanga; ma uno speciale spirito identitario, ovunque sia stato. E poi la malattia; quasi a voler tirare fuori il meglio di sé, per tracciare un sentiero dopo di lui. Ti abbiamo voluto bene, Igor Protti. Cannoniere in ogni categoria, leader di provincia; ma soprattutto: uomo dalla schiena dritta, e dal sorriso onnipresente, per ricordarci di quanto sia importante vivere la vita intensamente, anche quando tutto appaia difficile e in salita. Giampiero Bigazzi: "Papà Flavio disse: Vuoi il pallone? Bene, vieni a lavorare con me e ne riparliamo. Per una settimana, il ragazzo, all’epoca undici anni, fu svegliato alle 6 del mattino per recarsi al cantiere insieme al padre. Imparò a manovrare la gru, portava il secchio con la calce, raddrizzava i chiodi. Dopo cinque giorni, il padre chiamò Igor: Ora andiamo a comprare il pallone. La replica: Ho capito la lezione, lasciamo stare". Ci è sempre piaciuto Igor Protti (e Cristiano Lucarelli) e il Livorno calcio e Livorno. Siamo andati perfino a vedere una partita che sanciva la promozione in B, le bandiere rosso amaranto, le immagini del Che sugli spalti. Igor ormai aveva 32 anni, ma con il sacro furore che lo animava, trascinò la squadra. È stato sempre anche Pierfrancesco a spingermi in questo amore. Gli rimangono simpatici questi eroi, un po’ romantici. Ma anche a me. Ancora oggi, apro un cassetto e mi ritrovo una figurina di Igor o di Cristiano. Ma forse è una questione di famiglia… anche il mio babbo amava il Livorno e Livorno. Adamo Romano: C'era un tempo in cui eravamo Re, Igor, ed il mondo quasi sembrava piccolo con la radiolina incollata all'orecchio e l'odore di asfalto bagnato fuori dai cancelli dello stadio. C'era un tempo in cui la curva cantava un coro: "E Prottigol, Prottigol, Prottigol". Sempre lo stesso coro, mai la stessa curva. Perché Igor era come l'acqua delle rapide: indomito, mai fermo. Ed inarrestabile. Quel coro lo cantavano in Serie C, in B ed in Serie A con la stessa passione. Perché lui se ne fregava della categoria, dei milioni, del prestigio. Protti, dove lo mettevi li segnava. Contro la Fermana. O contro la Juventus. Per Igor non cambiava un cazzo, perché amava quel gioco. Igor, dove lo mettevi faceva gol. Igor, dove lo mettevi, diventava capocannoniere. E chi se ne frega se davanti avevi Maldino, Ronaldo o l'ultimo degli stronzi! Igor mi ha insegnato una cosa: l'anima ha un peso. Un peso gigantesco che non sposti in area di rigore, che non svaluta nella vita. L'anima non è leggera, eterea, effimera: l'anima è sporca di fango, erba e sudore. Ed Igor quell'anima l'ha sempre scelta. Davanti a tutto. Davanti a tutti. Ai soldi. Alle maglie importanti. Ai trofei. Ai riconoscimenti dei salotti che contano. Igor era questo: un Re che non aveva bisogno delle corone degli altri. Oggi leggerete ovunque il ritrattino romantico del "bomber di provincia". Ma chiamarlo così è riduttivo. È il pensiero pigro di chi deve per forza etichettare quello che non comprende. Igor non era un provinciale che non ce l'aveva fatta ad arrivare stabilmente in cima. Era un fuoriclasse enorme, uno che la cima l'aveva guardata dritta negli occhi e aveva deciso che preferiva l'odore della terra. Un uomo che non ha scelto di vendersi. Perché, semplicemente, non aveva prezzo. Leandro Barsotti: "È morto Igor Protti". Leggo la notizia al bar del centro. Protti, il bomber che a Livorno è diventato qualcosa di più di un calciatore: un'appartenenza. E Livorno, per me, è anche un pezzo di dna, la città di mio padre, la città dove ho passati tante estati vicino allo stadio dell'Ardenza, lo stadio di Igor. Un anno. È il tempo che ha avuto contro un tumore al colon che se l'è preso un pezzo alla volta. Luglio 2025: la diagnosi, l'intervento, la prima chemio. Settembre 2025: il tumore arriva alle vertebre. Comincia la radioterapia. Maggio 2026: l'ultima uscita pubblica. Protti accompagna sua figlia Noemi all'altare. Il passo incerto. E scrive: "Coltivate ogni giorno il vostro Amore!" Un padre che usa le ultime forze per portare la figlia all'altare, e le ultime parole pubbliche per augurarle l'amore. C'è tutto, lì dentro. Aveva 58 anni. Prima di lasciarci, ha scritto un messaggio per la sua famiglia: "Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale." E poi, il ringraziamento a chi l'ha amato, ai tifosi di ogni maglia indossata. E infine: "Sperando che sia un arrivederci e non un addio." È la frase che ci portiamo tutti dentro, in fondo, quando perdiamo qualcuno. Non vogliamo credere che sia un punto fermo. Vogliamo credere che da qualche parte, in qualche forma, quell'energia che ci ha mosso fin qui non si spenga semplicemente, che sia ancora energia in un'altra forma. Che torni a esserci, anche se non sappiamo dire come. Ma un modo ci sarà. Non un addio a tutto, ma un arrivederci a tutto ciò che è stato amore. Dionisio Ciccarese: Più che innamorati gli eravamo devoti. Igor Protti ci ha fatto sognare con le sue prestazioni e con i suoi gol. Nel 1996 retrocedemmo nonostante le sue mirabilie. All'epoca dirigevo l'area Marketing e comunicazione di Bari '97- XIII Giochi del Mediterraneo e al rientro da una delle riunioni romane al CONI incrociai in aeroporto Arrigo Sacchi, all'epoca C.T. della nostra Nazionale che avevo conosciuto qualche giorno prima in Federcalcio. Occasione assai ghiotta per un'intervista che conclusi con uno scherzoso invito a prendere un caffè a Bari per dare un'occhiata da vicino allo zar. La risposta all'invito fu per me e per i Lettori della Gazzetta assai confortante al momento, ma illusorio alla fine: "Lo sto seguendo, vedremo". Proposi l'intervista al collega Lino Patruno, direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno. Con il fiuto del grande giornalista non ebbe esitazioni: "Scrivi subito l'intervista, la mettiamo in Prima". Così fu, ne facemmo il "fascione" (la parte che occupa tutta la parte alta della Prima) e trasmettemmo il nostro entusiasmo al pubblico. Igor Protti ogni domenica si giocava il primato con Giuseppe Signori che allora militava nella Lazio. Alla fine arrivarono appaiati con 24 gol. E quindi? E quindi accadde che Sacchi agli Europei in Inghilterra lasciò a terra entrambi. Convocò Enrico Chiesa (che di gol ne aveva segnati 22), Pierluigi Casiraghi (che di gol ne aveva realizzati 14), Ravanelli (12 gol) e Zola (10 gol). L'esito fu nefasto perché non superammo il primo girone. La mancata convocazione fu una grande delusione per lo zar e per la tifoseria barese. Da tifoso dico che Protti avrebbe strameritato quella convocazione e non solo per i suoi straordinari meriti tecnici, ma per lo stile esemplare (un autentico modello per tutti i ragazzi) universalmente riconosciuto con cui si è sempre proposto. Glielo hanno riconosciuto in tanti, ma va ricordato che (al solito) ci ha pensato per primo Elio Di Summa (con la sua sensibilità e con la sua UISP) a conferirgli i titoli di Atleta dell'anno e di Campione per sempre. Lo zar è andato via con lo stile che gli è sempre stato proprio: "Questo splendido viaggio è arrivato come ogni partita al fischio finale". Grazie a te per averci scelto da tifosi biancorossi come compagni di viaggio in un itinerario di indimenticabili emozioni. Giù il cappello al passaggio di un campione che ha incarnato come pochi altri la lealtà sportiva. Che la terra ti sia lieve.