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Isolamento, psicocinetica e uscite alte: i segreti del metodo pionieristico di Piero BattaraTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 16:57Altre Notizie
di Redazione TMW

Isolamento, psicocinetica e uscite alte: i segreti del metodo pionieristico di Piero Battara

Ci sono storie in cui il destino si diverte a intrecciare i fili in modo perfetto, colorandoli di cerchiati blu, bianchi, rossi e neri. La scomparsa di Pietro "Piero" Battara, l'eterno "Batman" della Gradinata Sud, spalanca il libro dei ricordi più belli del calcio italiano. Un album in cui le pagine più intense raccontano l'epopea dello Scudetto della Sampdoria 1990/91 e un legame speciale, nato trent'anni prima, tra Battara e lo "Zio" Vujadin Boskov.

Dallo spogliatoio al tricolore: l'intesa con lo "Zio Vuja"

Il legame tra Piero Battara e Vujadin Boskov affondava le radici nel 1961, quando entrambi arrivarono a Genova come calciatori per vestire la maglia blucerchiata, condivisero lo spogliatoio da compagni di squadra, imparando a conoscersi e a stimarsi. Quando quasi trent'anni dopo il tecnico jugoslavo si trovò a guidare la Sampdoria più forte di sempre, volle al suo fianco proprio quel vecchio amico silenzioso ed esperto. Boskov capiva l’animo umano prima ancora della tattica, sapeva che per vincere nell'anno dello Scudetto non bastavano i gol dei "gemelli" Vialli e Mancini, serviva blindare la porta. Affidò così le chiavi della preparazione dei numeri uno a Battara. Tra i due l'intesa era totale, fatta di battute fulminanti del tecnico e del lavoro certosino, innovativo e sul campo di Piero. Il risultato? Un capolavoro psicologico e atletico che portò Gianluca Pagliuca a trasformarsi in un muro insuperabile, regalando a Genova il tricolore più dolce della storia. Quando ha smesso di giocare a Bologna, Battara ha intuito prima di tutti che il numero uno non poteva più essere autodidatta. Ha codificato un ruolo, portando i suoi studi sulla cattedra di Coverciano, dove ha contribuito a fondare la celebre scuola dei preparatori dei portieri italiani.

I suoi metodi innovativi hanno cambiato per sempre la quotidianità del calcio

Il lavoro isolato e specifico, fu il primo a staccare i portieri dal resto del gruppo durante gli allenamenti quotidiani, invece di far correre l'estremo difensore insieme ai difensori, creò sedute d'allenamento mirate, focalizzate esclusivamente sulla reattività, sulla forza esplosiva e sui movimenti podalici. L'introduzione della preparazione atletico-scientifica: Insieme a figure come il professor Grandi a Bologna, Battara introdusse carichi di lavoro fisici tarati sulle fibre bianche (quelle della reattività rapida) del portiere. Non più resistenza sulla lunga distanza, ma balzi, scatti brevi e cambi di direzione continui. La cura maniacale dei fondamentali moderni: Quando i portieri tendevano ancora a respingere d'istinto rimanendo sulla linea, Battara iniziò a pretendere l'apprendimento scientifico delle uscite alte, il posizionamento del corpo sui cross dalla trequarti e l'impostazione attiva del gioco con le mani. Fu uno dei precursori del portiere inteso come primo difensore. L'allenamento situazionale e la psicocinetica: Anticipando i tempi moderni, Battara non allenava solo il gesto tecnico (la parata in sé), ma ricreava in allenamento le "situazioni" reali della partita, il traffico in area di rigore, la palla filtrante rasoterra e i tiri improvvisi coperti dalla barriera. Utilizzava esercizi cognitivi per costringere il portiere a prendere decisioni rapide in frazioni di secondo. Questo metodo d'avanguardia ha plasmato talenti generazionali. Primo fra tutti Gianluca Pagliuca, che sotto le sue mani si trasformò da giovane istintivo a pilastro glaciale della Sampdoria dello Scudetto e della Nazionale. Una filosofia pionieristica che Piero ha tramandato al figlio Massimo, legando per sempre il cognome Battara alla storia dei numeri uno

La dinastia è proseguita, Massimo e l'Azzurro

Quella scuola dei portieri inventata da Piero Battara è diventata nel tempo un vero e proprio marchio di famiglia, un'eredità di sangue e guantoni, oggi, quella stessa firma d'autore prosegue nelle mani e nella competenza di Massimo. Il figlio Massimo Battara ha infatti ereditato i segreti del mestiere dal padre, costruendo una straordinaria carriera da preparatore a livello internazionale, lavorando in top club come il Manchester City e lo Zenit. Nello staff tecnico della Nazionale Italiana, Massimo ha vissuto da protagonista la trionfale spedizione di Euro 2020 a Wembley, vedendo il suo allievo Gianluigi Donnarumma eletto miglior giocatore del torneo. Una chiusura del cerchio romantica: papà Piero sgrezzava Pagliuca sotto lo sguardo di Roberto Mancini alla Sampdoria, e trent'anni dopo il figlio Massimo conquistava l'Europa proprio al fianco del "Mancio" sulla panchina azzurra. Una dinastia nata sui campi di Marassi e destinata a rimanere per sempre nella leggenda del nostro calcio.

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