ESCLUSIVA TC - ALDO FIRICANO: "Il Cagliari può sfruttare sia la fisicità delle torri dell'attacco che l'imprevedibilità di Oristanio e Luvumbo. Ora è condizionato dalla classifica. Col Milan una tappa di passaggio verso la trasferta di Lecce"
L’ultimo, grande libero ammirato in maglia rossoblù. Sette anni in Sardegna che sono tutt’oggi un pezzo del suo cuore, della sua vita di calciatore e non solo. Sette anni ricchi di successi, di apoteosi inaspettate e di meravigliosi sogni coltivati ma mai coronati (uno su tutti la Coppa Uefa del 1994). Dopo tanto tempo, oltre alla soddisfazione per gli obiettivi raggiunti è rimasto anche il dolce retrogusto delle chimere cullate e non afferrate… ma che è stato magico contemplare tutti insieme, sospinti dal vento e sostenuti dallo spirito millenario di un’Isola incantata.
Aldo Firicano, quasi trentacinque anni dopo la storica promozione in A ottenuta sotto la guida di un imberbe Claudio Ranieri, fa le carte al Cagliari attuale: stesse emozioni, stesse tribolazioni, stesso condottiero di allora. Ma anche una classifica che, all’alba del 2024, piange e fa temere un nuovo ritorno dalla categoria regina al purgatorio dei cadetti.
Aldo, ultimamente abbiamo visto una squadra impaurita, incerta e zoppicante sia sul piano dei risultati che su quello del gioco. Che momento sta vivendo il Cagliari?
“Un momento difficile, dovuto anche all’assoluta necessità di fare punti in ogni partita. In gare come quella contro l’Empoli, a questo punto della stagione, sei combattuto tra l’impulso di attaccare all’arma bianca per vincere e l’esigenza di non compromettere uno scontro diretto determinante. Non a caso il primo tempo di sabato scorso all’Unipol Domus è stato molto contratto. Nella ripresa i rossoblù sono venuti fuori e hanno prodotto qualcosa in più, sprecando purtroppo il rigore del possibile 1-0. Peccato, perché una vittoria non dico che avrebbe potuto cambiare la stagione, ma almeno l’avrebbe addolcita e resa più serena e stimolante. Lo 0-0, alla fine, non è stato un risultato bugiardo: lascia comunque in corsa il Cagliari - assieme alle altre quattro-cinque compagini relegate nei bassifondi della classifica - in una volata salvezza che, a mio parere, si deciderà proprio nelle ultimissime giornate.”
A suo giudizio, parlando in senso generale, la dimensione dell’undici di Ranieri può davvero essere soltanto questa? Realmente la squadra è costruita per non chiudere mestamente tra le tre cenerentole del campionato? La sensazione, osservando l’organico, è che ci sarebbero i presupposti tecnici per vivere una stagione un po’ più tranquilla…
“Non dimentichiamoci che il Cagliari è una neopromossa in A e annovera, nella sua rosa, giocatori giovani – per quanto di valore – accanto a elementi navigati, come Pavoletti e Lapadula, i cui acciacchi fisici hanno un po’ depotenziato la squadra nella prima parte del campionato. Alla luce di tutto ciò era prevedibile che i sardi dovessero sgomitare nelle retrovie assieme alle ultime cinque-sei della classe. È un percorso abbastanza naturale per una neopromossa. Poi magari l’anno prossimo, dopo aver ottenuto una salvezza travagliata e grazie all’esperienza acquisita nella stagione d’esordio in massima serie, sarà possibile pianificare qualcosa di diverso. Nell’ottica di un progetto di crescita e di consolidamento di un’autoconsapevolezza che, in questo momento, deve passare per forza dalle forche caudine della - pur difficoltosa - conferma della categoria.”
Il gioco corale, ora come ora, lascia parecchio a desiderare. Raramente si arriva al tiro grazie al fraseggio e all’azione manovrata, e molto sembra essere lasciato all’improvvisazione. Non si contano i lanci lunghi alla ricerca delle torri offensive, peraltro spesso imprecisi e approssimativi. Questo atteggiamento dipende dalla scarsa serenità determinata dalla precaria situazione di classifica o è diretta conseguenza delle caratteristiche tecniche dei giocatori?
“Sono pertinenti entrambe le spiegazioni. La classifica condiziona parecchio: qualche mese fa era anche peggio, e infatti nella seconda parte del girone d’andata la squadra si è un po’ sciolta. Gli scontri diretti contro le rivali nella corsa salvezza dal punto di vista psicologico sono più difficili da giocare rispetto, magari, alle sfide con le grandi, che si affrontano con la leggerezza di chi ha tutto da guadagnare. Ma vale anche il discorso legato alle caratteristiche dei singoli: il mister, per non correre eccessivi rischi, preferisce andare direttamente sulle punte come Petagna, Pavoletti e lo stesso Lapadula, abile nel lavorare con la palla addosso. Se analizziamo gli attaccanti a disposizione di Ranieri, ci accorgiamo che gli elementi di maggiore fantasia sono Luvumbo e Oristanio: sono loro a rappresentare la principale alternativa ai lanci lunghi per le torri centrali, e a poter aggiungere quel pizzico di imprevedibilità negli ultimi trenta metri. Il Cagliari, insomma, ha il vantaggio di poter contare su più soluzioni: in alcune fasi della partita può affidarsi ai cross dalle fasce, e in altri momenti ricercare la superiorità sugli esterni. Oristanio, per quanto sia un diamante ancora da sgrezzare, possiede i colpi in grado di ‘spaccare’ il match.”
Aldo, venendo ai “dolori” della fase difensiva rossoblù, i cui numeri attualmente sono impietosi, lei ritiene che in certe situazioni tattiche una marcatura a uomo sarebbe maggiormente raccomandabile rispetto a un’impostazione a zona o, a prescindere dal sistema di gioco, è solo una questione di abitudine e di esperienza?
“Occorre approfondire al massimo la conoscenza delle prerogative dei singoli difensori. Certe volte, ad esempio, essere alti non equivale ad essere bravi di testa; altre volte un abile marcatore non si disimpegna al meglio sui calci piazzati. Bisogna comprendere a fondo la psicologia dei ragazzi, capire se hanno più nelle loro corde la marcatura a uomo o se preferiscono attaccare la palla a zona. Questo è un lavoro certosino che deve fare l’allenatore, anche parlando e confrontandosi apertamente coi suoi uomini. Io, per convinzione personale, prediligo la marcatura mista - in massima percentuale a uomo, con una minima parte a zona - ma non c’è una formula magica universale. Sono gli interpreti a fare la differenza: non il marcare a uomo o il marcare a zona, ma il come si marca a uomo o a zona. Di certo il Cagliari deve migliorare nella fase difensiva, perché i suoi numeri sono negativi: anche sottraendo qualcosa allo spettacolo, è fondamentale prendere meno gol possibile. E poi puntare, come dicevo prima, sulle invenzioni degli attaccanti, che con le loro differenti caratteristiche hanno nei piedi qualche gol pesante, in grado magari di decidere partite delicate e complicate.”
Proiettiamoci alla sfida di Coppa Italia in programma stasera col Milan a San Siro. Sarà un match tirato e combattuto o, dal punto di vista del Cagliari, una partita di preparazione in vista della prossima, cruciale trasferta di Lecce?
“Credo che sarà più una gara di preparazione al crocevia di sabato coi giallorossi di D’Aversa. Non so quanto al Cagliari prema arrivare fino in fondo in Coppa Italia, anche se poi sono convinto che la partita di stasera sarà giocata e lottata; del resto si tratterà di un’occasione per vedere all’opera elementi con meno minutaggio rispetto ad altri, che sfrutteranno la chance per cercare di scalare le gerarchie anche in ottica campionato. Il Milan avrà forse maggiori motivazioni, perché la Coppa Italia per i rossoneri, con l’uscita dalla Champions League, potrebbe diventare un obiettivo concreto. Detto ciò, vincere aiuta a vincere, e sarebbe inoltre un ottimo viatico in vista della lotta per la conquista della salvezza, che rimane l’obiettivo principale. Certamente anche il Milan stasera farà qualche esperimento, per cui il Cagliari dovrà scendere in campo determinato e voglioso di provare a passare il turno. Le mentalità giusta si acquisisce così: giocando sempre per vincere, senza scegliere in quali partite dare il cento per cento e in quali altre invece risparmiarsi.”


