ESCLUSIVA TC - MATTEO VILLA: "Il problema del Cagliari è di natura mentale. Le tante sconfitte condizionano psicologicamente la squadra: proprio come accadeva al mio Cagliari del '99-'00 con Ulivieri. Ranieri è ancora il valore aggiunto del club"
Uno dei capitani più longevi della storia del Cagliari. Centrale difensivo dallo straordinario senso della posizione, abile in marcatura e nel gioco aereo, Matteo Villa da Vimercate ha rappresentato per ben dieci stagioni una sicurezza assoluta per la retroguardia rossoblù. Con licenza – qualche volta – di offendere: il suo bilancio parla di 299 presenze in tutte le competizioni e di 10 gol con la maglia dei quattro mori, segnati per lo più di testa.
Villa ha legato indelebilmente il suo nome alla formazione isolana e alla città di Cagliari, nella quale è sbarcato poco più che ragazzino e dalla quale è partito uomo – e calciatore – maturo e navigato. Ancora oggi il ricordo del Poetto e della dolce brezza cagliaritana – che sa di casa e di salsedine – lo accarezza. E, guardando alla situazione attuale della compagine rossoblù, l’ex capitano non può che angustiarsi e chiedersi come fare per uscire dal ginepraio in cui si sono infilati gli uomini di Claudio Ranieri.
Matteo, la sconfitta con la Lazio ha ulteriormente inasprito una crisi che, in casa Cagliari, sembra non aver fine. La classifica è terribilmente precaria, anche se la salvezza è lì a un tiro di schioppo. Lei che ne ha vissute tante, come si vien fuori da un momento così critico?
“Intanto la presa di posizione forte di Ranieri dei giorni scorsi può già essere un modo per mettere il gruppo davanti alle proprie responsabilità e per provare ad affrontare le questioni irrisolte. Per quel che mi riguarda, in passato a me è capitato di fare delle riunioni con tutta la squadra, anche in assenza dell’allenatore, per discutere tra di noi delle problematiche che ci frenavano e per abbozzare delle possibili soluzioni. Obiettivamente, in più di una circostanza abbiamo ottenuto dei risultati. Chiaramente bisogna andare oltre i soliti luoghi comuni – le frasi fatte del ‘ci vuole più impegno’ o ‘dobbiamo dare tutti di più’ – che non servono proprio a niente, ma avere il coraggio di prendere il toro per le corna e di tirare fuori tutte le criticità che condizionano il rendimento della squadra.”
Parlando appunto di criticità, a suo avviso quali sono i veri problemi di una compagine che da un lato subisce troppi gol, dall’altro fa una tremenda fatica a segnare e, come se non bastasse, non riesce quasi mai a trovare i collegamenti tra centrocampo e attacco? In quale reparto – o reparti – affondano le radici i mali del Cagliari?
“Io credo che, in questo momento, il problema più profondo dell’undici di Ranieri sia di carattere psicologico. Non è una questione tattica, né tantomeno fisica. Purtroppo quando si inanellano tante sconfitte consecutive senza offrire prestazioni all’altezza subentra una sorta di blocco mentale che solo le vittorie – o comunque i risultati positivi – sono in grado di rimuovere. Per me i mali del Cagliari oggi come oggi sono innanzitutto di natura emotiva. Solo dopo vengono le problematiche tecnico-tattiche. È lo stesso discorso che valeva per il mio Cagliari della stagione 1999-’00, quella con Tabarez e poi Ulivieri in panchina. Facemmo un campionato veramente pessimo, e la nostra ‘tara’ era assolutamente di carattere mentale. La rosa era competitiva: i limiti non erano certo di natura tecnica. Eravamo psicologicamente frenati.
Oggi a Nandez e compagni servirebbe l’episodio positivo di una vittoria – magari ottenuta anche immeritatamente – per ritrovare slancio emotivo e, soprattutto, quell’autostima che adesso è sotto i tacchi.”
Intanto prosegue la marcia di avvicinamento al match-spartiacque di domenica prossima contro l’Udinese, ieri corsara addirittura all’Allianz Stadium con la Juventus. Lei come affronterebbe questa partita? Proverebbe ad aggredire i friulani, sorprendendoli con un approccio propositivo, o punterebbe su un atteggiamento prudente di attesa e ripartenza?
“Difficile dirlo. Per dare una risposta bisognerebbe vivere la squadra dall’interno, cosa che solo Ranieri può fare. Quanto al mister romano, io credo che sia ancora il valore aggiunto di questo Cagliari. Solo lui può tirare fuori i rossoblù dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Per questo io sono ancora molto fiducioso: perché al timone c’è un capitano consumato e preparato come Claudio.
Nonostante le numerose critiche che ha ricevuto ultimamente, nel corso della sua carriera ha vissuto diversi momenti brutti e critici accanto a quelli belli e trionfali. Sa dunque esattamente come gestire situazioni del genere. E come traghettare la squadra al porto sicuro della salvezza.”


