Unione Sarda - Reti, scherzi e lacrime. Tra i bambini l'altra partita del Cobra Tovalieri
Se il cobra non è un serpente per la cantante Donatella Rettore, figurarsi per i tifosi del Cagliari. Sandro Tovalieri ha giocato soltanto ventitré partite con la maglia rossoblù, eppure i suoi dodici gol hanno lasciato un segno indelebile, così come le lacrime il giorno dello spareggio di Napoli contro il Piacenza, maledetto 15 giugno del 1997. «Quella retrocessione ce l'ho ancora dentro». Ha giocato poi con Sampdoria, Perugia, Ternana e Reggiana. Oggi ha 46 anni, ha provato a cambiare aria, ma senza il pallone proprio non riesce a stare. Così ha aperto una scuola calcio a Tor San Lorenzo, frazione del comune di Ardea, nel Lazio. Nel frattempo allena gli Allievi regionali della Roma.
Tovalieri, come nasce il soprannome “cobra”?
«Me lo misero in allenamento il portiere Fontana e il difensore Montanari ai tempi del Bari. E ci stava proprio perché ero velenoso. Quando la palla arrivava in area di rigore, diventavo un pericolo per gli avversari».
Anche i cobra, però, piangono.
«Quelle lacrime sotto la curva del San Paolo dopo lo spareggio perso raccoglievano un po' tutto, delusione, gioia, dolore, rabbia, commozione. Eravamo appena retrocessi eppure i tifosi continuavano a trasmetterci affetto. Erano loro che consolavano noi, incredibile. Anche quando arrivammo all'aeroporto fummo accolti tra gli applausi. Io una roba del genere non l'ho più vista».
Qual è il rimpianto più grande di quello spareggio?
«Già arrivarci è stato un successo.
Forse se l'avessimo giocato subito, e non due settimane dopo la fine del campionato, l'avremmo vinto. Sì, quella piccola sosta ci ha rilassati. La testa c'era, ma le gambe non andavano più. L'uno-due del Piacenza è stato una mazzata, con quel caldo poi».
Che cosa le resta del Cagliari?
«Ci sono stato pochi mesi ma è stato tutto molto intenso. Adoravo la città e il modo di viverla. Spesso a Trigoria con Muzzi, che allena gli Esordienti della Roma, raccontiamo qualche aneddoto. Eravamo proprio un bel gruppo. E quanti scherzi».
Uno su tutti?
«Beh, quello a Mazzone dopo la vittoria sul Verona è stato senza dubbio il migliore. Attaccammo sulla lavagnetta una foto di Simona Ventura che si era appena fidanzata con Bettarini. Il mister non lo sapeva, così quando la vide ci fece una lunga predica invitandoci a lasciar perdere le donne dello spettacolo. Che faccia quando poi Bettarini gli spiegò tutto».
È più tornato in Sardegna?
«Una sola volta, a Villasimius. Purtroppo gli impegni sono tanti, ma spero di farlo presto. Voglio rivedere Cagliari, mi hanno detto che è cambiata parecchio. E appena arrivo faccio subito un salto nel centro storico, in Castello, poi mi piazzo alla prima fermata del Poetto e non mi muovo più per una settimana intera».


