Il Milan a prescindere, dalla B alle coppe dei campioni: addio a Baresi, campione e bandiera
Il capitano più amato del Milan, quello che non solo ha dedicato un'intera vita calcistica ai rossoneri. Ma l'ha fatto anche scendendo in Serie B, peraltro in due occasioni. Nella buona e nella cattiva sorte, lui c'è sempre stato. E per questo i tifosi lo hanno amato incondizionatamente. Aveva appeso gli scarpini al chiodo nel 1997 ma in questi anni i tifosi hanno sempre sventolato il bandierone con nome e numero 6.
Il simbolo del Milan degli invincibili. La sua maglia numero 6, la prima mai ritirata in Italia
Insostituibile, non a caso il numero 6 di Baresi è il primissimo numero di maglia mai ritirato nella storia del calcio italiano. L'ultimo grande libero del calcio mondiale, ma allo stesso tempo simbolo di uno sport che stava cambiando, si stava evolvendo con l'avvento di Arrigo Sacchi. Era lui a dirigere il reparto difensivo che ha costituito la base dei successi del Milan di Berlusconi: dalle sue parti non si passava. E sono arrivate tre coppe dei campioni, due intercontinentali, gli scudetti in serie.
L'inizio da Piscinin e il Milan sempre e comunque. Nonostante la B e le offerte
Una carriera che gli ha dato i successi meritati dopo un inizio da predestinato: a 17 anni l'esordio in A che gli valse il soprannome Piscinin ("piccolino" in milanese). Lo scudetto della stella a 19 anni appena compiuti. La paura a 21 anni quando un'infezione al sangue lo costrinse per mesi alla sedia a rotelle. E poi la B, due volte. Il rischio di fallimento del Milan di Farina e la sua cessione come possibile salvagente per le casse societarie: la Sampdoria di Paolo Mantovani offrì 16 miliardi, Farina lo impacchettò, lui si rifiutò scegliendo ancora il Milan. Il resto è storia: vince tutto da leader e capitano. Un leader silenzioso e comunque sempre rispettato.
Per questo i tifosi gli sono sempre stati riconoscenti. Un "tradimento" ci sarebbe anche stato: nel 2002, a carriera finita Baresi si accordò col Fulham per fare il direttore tecnico. Si pentì immediatamente e tornò in rossonero. "Quella di rimanere al Milan è stata una scelta di vita" ha ribadito, dedicandosi alle giovanili rossonere e a ruoli di rappresentanza.
Avrebbe meritato di più in Nazionale
È invece finita nel modo più doloroso: perdendo una finale ai rigori, sbagliando peraltro il proprio. Paradossalmente giocando la sua più bella partita di sempre in azzurro, annullando Romario al ritorno dopo un infortunio al menisco che lo aveva tenuto fuori quasi un mese. Sarebbe stato l'epilogo più bello possibile.






