Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / cagliari / Altre Notizie
Il silenzio prima del fischio d'inizio, la Coppa Italia si ferma per Livio BerrutiTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 07:32Altre Notizie
di Redazione TMW

Il silenzio prima del fischio d'inizio, la Coppa Italia si ferma per Livio Berruti

La morte di Livio Berruti unisce lo sport italiano nel ricordo della leggendaria impresa di Roma 1960. Il calcio nazionale si ferma nei trentaduesimi di Coppa Italia per un minuto di raccoglimento disposto dalla FIGC su invito del CONI
Il brusio degli spalti si spegne all'improvviso, sostituito da un silenzio solenne che avvolge il rettangolo verde. Non ci sono cori, non c'è il rumore dei tacchetti. Per sessanta secondi, il calcio italiano si ferma. Accade su disposizione della FIGC, che ha accolto l'invito del CONI: da venerdì 14 a lunedì 17 agosto 2026, ogni competizione ufficiale si apre con un minuto di raccoglimento. Il tributo più alto dello sport nazionale è dedicato a Livio Berruti, la leggenda dell'atletica leggera scomparsa il 9 agosto 2026 all'età di 87 anni. Il protocollo della memoria attraversa i trentaduesimi di finale di Coppa Italia Frecciarossa, nei primi anticipi del fine settimana, come sul prato del Franchi per Fiorentina-Benevento o all'U-Power Stadium per Monza-Avellino, i ventidue giocatori si stringono a centrocampo, abbracciati, con la testa china. È un ponte ideale tra due mondi: la passione geometrica del pallone che si inchina alla poesia pura della corsa. Quella stessa corsa che, nei 200 metri di Roma 1960, vide Berruti battere i giganti americani con i suoi occhiali da sole scuri e una grazia rimasta immortale. Oggi quel ragazzo con la maglia azzurra non c'è più, ma il calcio ha deciso di ricordarlo così. Prima che la palla ricominci a rotolare, prima che i gol e le qualificazioni tornino a prendersi la scena, c'è spazio solo per il ricordo di un uomo che ha insegnato all'Italia intera come si corre verso la storia.

La finale dei 200 metri di Roma 1960 resta un capolavoro assoluto e un pezzo di storia indimenticabile

Il 3 settembre allo Stadio Olimpico c’è una folla immensa che aspetta le stelle americane dominatrici della velocità da decenniIn pista però si presenta un ragazzo torinese di ventuno anni che si chiama Livio Berruti e corre con uno stile elegantissimo e leggeri occhiali da sole scuri, nelle semifinali del pomeriggio accade il primo miracolo perché l’azzurro vola sulla pista e ferma il cronometro a venti secondi e cinque decimi eguagliando il record del mondo La finale scatta appena due ore dopo e la tensione è altissima ma Berruti pennella una curva perfetta e si presenta sul rettilineo finale in netto vantaggio, il pubblico spinge il corridore italiano con un urlo pazzesco mentre lui resiste alla rimonta degli avversari e taglia il traguardo ripetendo lo straordinario tempo della semifinale Berruti vince la medaglia d’oro e diventa il primo europeo a trionfare nei 200 metri interrompendo lo storico dominio degli Stati Uniti Quella notte lo stadio si illumina con migliaia di fiaccole improvvisate per celebrare un ragazzo diventato leggenda e il simbolo dell’Italia che rinasce

Roberto Beccantini ha ricordato così Livio Berruti:

Quel volo di colombe; quella curva che, d’improvviso, cambiò padrone. Non un nero americano. No. Un bianco in occhiali scuri, nato a Torino, studente di chimica: Livio Berruti. E’ morto a 87 anni, indimenticabile. L’Olimpiade di Roma, il 3 settembre 1960, il doppio record del mondo (20″5), la medaglia d’oro sui 200. Primo bipede europeo a strapparla ai marziani. «A volte basta un attimo per scordare una vita, ma a volte non basta una vita per scordare un attimo»: parole e musica di Jim Morrison. Livio. Figlio unico, di famiglia benestante originaria di Stroppiana, nel vercellese, leggero e sottile. Adorava il tennis, all’atletica arrivò quasi per caso, spintovi dal professore di ginnastica Melchiorre Bracco. I 100 metri, però. Non i 200, sconsigliati da un medico che spinse il padre a scrivere in federazione: «E’ troppo gracile per quello sforzo». Fortunatamente, non gli diedero retta. E così nacque una storia, un’impresa, una corsa che continuerà sempre. I Giochi di Roma furono splendidi, incastonati nell’Italia del boom e dei sogni. La sua curva resta ancora oggi materia di venerazione, facile da raccontare, difficile da spiegare nella sua bellezza, nella sua «esperienza erotica» (ipse dixit). Il flirt ad usum paparazzi con Wilma Rudolph; il ritorno a Torino sulla 600 di Gian Paolo Ormezzano, con tanto di multa a Genova per eccesso di velocità (il colmo). La rivalità con Pietro Mennea, oro sui 200 a Mosca. «Platone contro Aristotele – ha raccontato Livio alla Gazzetta – Io pensavo solo a divertirmi e non ho mai monetizzato il mio impegno. Lui era ossessionato dall’etica del lavoro, ma anche dagli aspetti economici dello sport». Abatino, per Gianni Brera, in volata su Gianni Rivera. Toccato dalla grazia, ce la fece toccare. Grazie, Livio.

Altre notizie