Malagò: "Romano? Grande lavoro di Mancini e Ranieri. Italia non può fare il compitino"
Giovanni Malagò, presidente della FIGC, è intervenuto a La Politica nel Pallone su Rai GR Parlamento, a 11 giorni dall’esordio di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale italiana, nella sua seconda avventura in azzurro: “Devo riconoscere che c’è una fortissima aspettativa, come è anche giusto che sia vista la popolarità di questo sport, quasi una religione laica: la componente del tifo deve essere un ulteriore elemento di responsabilizzazione per tutti. C’è una profonda pressione, dovuta già di per sé a quello che la Nazionale italiana rappresenta: un po’ come la Ferrari, sono squadre riconosciute da tutto il Paese. E poi ovviamente c’è un effetto moltiplicatore dovuto alle mancate qualificazioni ai tre Mondiali: i riflettori sono particolarmente accesi. Io non so indicare un risultato minimo, posso dire che va fatta bella figura e vanno creati i presupposti per ridare fiducia a tutte quelle persone deluse per quello che è successo. Siamo legati a mille variabili, a fattori che nel calcio sono all’ordine del giorno: il famoso palo-dentro o palo-fuori. Però, come in tutte le situazioni, devi fare in modo che non sia un singolo episodio a determinare in maniera negativa. È certo però che uno può essere il miglior presidente del mondo, ma c’è una regola non scritta da rispettare se non si va ai Mondiali”.
Prima dei Mondiali, ci sono Nations League ed Europei. Il 25 si gioca con il Belgio.
“È una competizione in cui ci sono le squadre più forti del mondo, noi siamo in ottima compagnia nel raggruppamento (Francia e Turchia oltre al Belgio, ndr). Ci sono tre squadre che sulla carta hanno presupposti diversi, perché non mi risulta che, dopo la Bosnia, ci siano piovuti dal cielo fuoriclasse. Però dobbiamo fare buona figura, perché la Nations League determina il ranking, cioè la graduatoria per il sorteggio dei prossimi Europei o Mondiali”.
Mancini è un fuoriclasse…
“Beh, voglio ricordare una contraddizione: ha fatto il record di risultati utili e non siamo andati ai Mondiali. Credo vada dato atto a chi mi ha preceduto che è una storia assurda. È anche vero che, se uno deve essere schietto e franco, con l’allargamento, se si fa una disamina oggettiva e lucida, noi non giochiamo una partita a eliminazione diretta dei Mondiali dalla finale 2006. L’Italia non deve andare ai Mondiali per fare il compitino: bisogna anche andare avanti e fare bene. Per questo, il percorso va costruito con i giovani: tra 4 anni chi ha 15-16 anni potrebbe essere protagonista, e sicuramente lo sarà chi oggi ne ha 18-20. Mancini e il suo staff, con il grande lavoro anche di Claudio Ranieri, stanno monitorando diversi giovani (nella domanda era stato citato Romano del Cagliari, da poco diventato azzurro, ndr). Oggi ne abbiamo diversi che possono partecipare con l’Italia o con altre nazionali: c’è un ragazzo come Palma che può avere anche più scelte. Molti Paesi africani ormai sono a ridosso delle nazionali europee, in qualche caso non hanno un giocatore nato sul loro territorio, ma figli di chi è andato a vivere altrove. Su questo ci stiamo molto muovendo: nessuno si può permettere di trascurare questo aspetto, tantomeno noi”.
Si aspetta l’Olimpico sold out?
“Mi aspetto una forte partecipazione”.
Dopo 84 giorni come presidente della Federcalcio, c’è qualcosa che non rifarebbe?
“Tante piccole cose. Chi mi conosce e mi vede in questi giorni vede un impegno totalizzante: non c’è weekend, non c’è orario. Nella vita devo fare l’imprenditore, ma non sto risparmiando nulla nel fare il dirigente sportivo, soprattutto a livello organizzativo e nelle dinamiche per portare una mentalità diversa. Si è abituati a ragionare su certi presupposti, ma serve pensare in maniera diversa, con idee nuove e più coraggiose, da Coverciano alla riorganizzazione in pianta organica. Stiamo lavorando con grandi partner e sponsor, non si può tradire la fiducia dopo certi precedenti. Ma cito anche quanto sta facendo Zola con i giovani, il clima creato nel Club Italia con Claudio Ranieri”.
Si è pentito di aver scelto Paolo Maldini?
“No, nel modo più assoluto. In quel contesto, in quel momento, sono convinto che sia una persona con qualità importanti. Mi sembra che sia stato chiaro, evidenziato anche dalle mie dichiarazioni e da una sua intervista, che c’è stato molto rispetto sulle prese di posizione, sui caratteri, sulla personalità. Nessuno ha voluto disconoscere il rispetto per l’altro”.
Come vive queste giornate in cui si parla del mancato tesseramento?
“È chiaro che c’è confusione: tutti quanti si sentono in maniera sacrosanta di esprimere le loro opinioni. Io sono un signore abituato da molti anni ad avere qualcheduno che vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare. Quando ci sono le elezioni, c’è un discorso democratico: la gente vuole che la rappresenti, specie dopo un periodo così complicato. Ci sono state altre cose, il pantouflage, ora questa nuova puntata: mi sembra che le dinamiche abbiano una precisa logica, ma sono molto, molto sereno e non potrebbe che essere così. Deriva anche dalla storia, recente e meno, delle elezioni in Federcalcio”.
Ha paura di decadere?
“No, assolutamente no. Pensavo di averlo già chiarito”.
Domani la Giunta Nazionale del Coni, si aspetta qualcosa?
“Nulla”.
Per il nodo Bianchedi?
“Mi sembra che si siano parlati il presidente del Coni e Diana e abbiano individuato questa formula per togliere ogni dubbio, scrivendo all’ANAC la loro opinione sull’eventuale contratto che Diana dovrebbe firmare. Hanno ritenuto che fosse la strada giusta, non ho motivo di dire nulla in contrario: non sono un giurista, ma non riesco proprio a capire dove possa essere il problema. È un dato di fatto che ci sono moltissime persone che hanno dei ruoli ben più coinvolgenti. Sarebbe stupefacente se ci fosse qualcosa di diverso”.
Può slittare la scadenza per Euro 2032?
“È un’ipotesi. Ne stiamo parlando, c’è questa scadenza a fine mese: sento con consuetudine quotidiana l’UEFA, il dialogo è costante e i rapporti sono eccellenti. Noi abbiamo rispettato il primo traguardo, che è di indicare tot città e tot stadi, adesso si sta valutando sulle giuste valutazioni”.
Gli arbitri non usano più il VAR, è aumentato il tempo effettivo. Che ne pensa?
“Se dessi un giudizio sugli arbitri sarei fuori luogo, è inappropriato. Mi sembra che la maggioranza apprezzi questo cambio di atteggiamento, se vogliamo anche di mentalità. Quello che sicuramente ha determinato è un enorme miglioramento dello spettacolo: se non altro si gioca molto di più”.
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