Per firmare un contratto bastava un tovagliolo
In passato, il mondo del calcio proponeva modi diversi da quelli attuali quando si trattava di portare a termine la firma del rinnovo contrattuale fra presidenti e giocatori. Il commendator Renato Dall’Ara, presidente del Bologna, quando andava a confronto con il giocatore Marino Perani, personaggio piuttosto deciso nelle trattative, lo convocava all’interno del bagno di casa e, seduto sul water, lo stancava a furia di proposte fino a fargli ridurre le richieste iniziali.
Dino Manuzzi, grande presidente del Cesena, alla vigilia di un campionato di serie A, si dimostrò irremovibile davanti alla richiesta di aumento dello stipendio da parte del bravo Giampiero Ceccarelli: “ Io non ti concedo alcun aumento - gli disse - se non ti sta bene l’ingaggio che ti ha proposto la società io, come presidente, ti spedisco a Catania dove la squadra siciliana ha bisogno di un terzino!”. Al pur bravo “Cecca” non restò che firmare la riconferma. Se allora avesse accettato il trasferimento a Catania, oggi, dopo mezzo secolo, non potrebbe raccontare di aver giocato ben 520 partite di campionato tutte con la maglia bianconera.
Capitò qualcosa di strano e curioso alla vigilia della stagione calcistica del Cesena 1974/75, con Eugenio Bersellini sulla panchina bianconera. Attori in scena, il presidente Dino Manuzzi ed il difensore Paolo Ammoniaci. Tema in questione? Il rinnovo del contratto del terzino di San Piero in Bagno che ben si era comportato in serie A nella stagione precedente. La scena ebbe come palcoscenico il ristorante Ponte Giorgi di Cella di Mercato Saraceno. Alla cena dell’incontro fu invitata anche la stampa; quindi, io c’ero. Fra una portata e l’altra maturò una discussione calda e senza limiti di tempo; un Ammoniaci che, forte del buon campionato trascorso e dell’interesse della Roma che voleva accasarlo, chiedeva un sostanziale ritocco; un presidente (Dino Manuzzi) non disposto a cedere sull’aumento dell’ingaggio; una lotta verbale che durò ben tre ore. Dopo l’interminabile duello Ammoniaci, ancora giovane, attaccatissimo alla famiglia ed alla sua San Piero in Bagno, e soprattutto giocatore cresciuto nel Cesena, cedette le armi accettando quanto gli aveva riservato il suo presidente sul rinnovo del contratto. Sapete dove firmò? Non su carta bollata, bensì su un tovagliolo di carta “Scottex” che si trovava sul tavolo del ristorante. Quel modesto pezzo di carta valse come vincolo a tutti gli effetti fra Ammoniaci ed il Cesena. Io registrai il tutto e, all’indomani, lo scrissi sul giornale Stadio-Corriere dello Sport. Quel fazzoletto “Scottex” fece notizia. Dopo pochi giorni, presso la mia abitazione, si presentò un corriere (Pollini) che mi recapitò un pacco voluminoso contenente fazzolettini, tovaglioli e carta di ogni genere targata “Scottex”; tutto in omaggio. Sicuramente, sulla scrivania della multinazionale Scottex era finita una copia del giornale. Quasi involontariamente avevo fatto una duplice pubblicità: al consolidato matrimonio Cesena-Ammoniaci ed anche a quel fazzolettino “Scottex”.


