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Milan, il gigante buono e laboriosoTUTTOmercatoWEB
© foto di Luca Gambuti/Image Sport
venerdì 12 dicembre 2014, 14:00Campionato
di Redazione Tuttocesenaweb.it
per Tuttocesena.it
fonte Daniele Magnani per Il Bianconero

Milan, il gigante buono e laborioso

Il Bianconero, testata ufficiale del Cesena Calcio a cura del Coordinamento Clubs Cesena, è distribuito allo stadio e nelle edicole in occasione delle gare all'Orogel-Manuzzi dei bianconeri. Anche on line su www.cesenacesena.com

Altra puntata di “Scarpini” ed altro bel viaggio alla scoperta dei nostri beniamini bianconeri, fuori dal campo. Ospite a Radio Studio Delta, il bosniaco Milan Djuric, classe ’90, il “gigante buono”, dal fisico imponente, ma dal cuore e dall’animo buono e gentile. Nato in Bosnia, a Tuzla, si trasferì all’età di un anno a Pesaro, dove il padre già lavorava insieme ad altri parenti. Approdò a 16 anni nel settore giovanile del Cesena, via San Marino, e nel 2007 esordì in serie B a soli 17 anni.

Il tuo nome Milan, significa in slavo “caro”, “amato”, “grazioso”, mentre in latino “laborioso”. Quale significato preferisci?
Sicuramente il “latino” laborioso. Non mi spaventa affatto lavorare (ho anche fatto il cameriere prima di giocare a calcio) e quindi credo di essere incline al lavoro ed al sacrificio, senza problema.

Dolce ed amabile anche nella sua personale selezione musicale, Milan sceglie tra gli altri un brano di Tiziano Ferro, “Il regalo mio bello”, con un significato estremamente importante.
È stata la colonna sonora che ha accompagnato la gravidanza della mia compagna e la mia attesa, per l’arrivo della piccola Alice, che è veramente stata la cosa più bella mai avuta.

Avendo voluto questa figlia avrai un senso molto forte della famiglia?
Certo, credo molto nel legame familiare e sono molto affezionato ai miei genitori, a mio fratello (anche lui calciatore, nel Forlì) e a tutti i miei parenti. Appena ho l’opportunità torno in Bosnia, anche per le vacanze, con grande piacere. Al mio paese natale, facciamo grandi feste, con lunghe mangiate di carne, annaffiate da vino e vodka, Tuzla è a circa 800 metri sul livello del mare e fa abbastanza freddo. Per finire poi si balla, anche se io non me la cavo benissimo.

Come padre, giovanissimo, come te la cavi nelle faccende di casa?
Penso bene. Cerco di essere d’aiuto alla mia compagna, vado a fare la spesa, se serve, ed accudisco spesso alla piccola Alice, con buoni risultati.

E nel tempo libero cosa ti piace fare?
Amo leggere. Anche in questi giorni sto leggendo un libro sulla storia del mio paese. Voglio sapere, capire ed approfondire bene come sono andate e stanno andando le cose, senza fermarmi in superficie, per meglio comprendere le origini mie e del mio popolo, che ha sofferto tanto.

Hai gli stessi anni del romanista Pjanic, che è nato nel tuo stesso paese, vi conoscete?
Non benissimo. L’ho incontrato allo stadio Olimpico in occasione di Roma-Cesena ed abbiamo parlato un po’ insieme. È un grandissimo giocatore ed ancora più grande di lui è l’attaccante Dzeko, anche lui bosniaco, bravo anche fuori dal campo, uno che fa e si spende tanto per iniziative umanitarie e di solidarietà.