Lippi, le lacrime di Edmeo e le bugie di Seba
Flavio Bertozzi, in esclusiva per La Voce di Romagna, ha intervistato in esclusiva l’ex CT azzurro Marcello Lippi, attuale direttore tecnico dei cinesi del Guangzhou, che nel 1989 debuttò come allenatore in serie A proprio sulla panchina del Cesena.
Come è diventato allenatore del Cesena?
“Un giorno mi chiama Renato Lucchi. Mi dice: io e Lugaresi vogliamo parlarti, fatti trovare al Molino Rosso di Imola. Io prendo la macchina, vado all’appuntamento. Sono entrato in quell’hotel che ero un allenatore di terza serie, sono uscito che ero un allenatore di serie A”.
Ci racconta un aneddoto legato ad Edmeo Lugaresi?
“Prima stagione a Cesena. Eravamo ad inizio primavera. Non eravamo ancora salvi. Lugaresi mi dice: voglio ugualmente rinnovarti il contratto per il prossimo anno, perché mi piace come lavori. Io accetto il suo invito. Ma lui non mi fa firmare nulla. ‘Perché una stretta di mano vale più di un contratto’: disse Edmeo. Neanche a farlo apposta, all’indomani, mi chiamò l’Atalanta. Voleva offrirmi il posto per la stagione successiva. L’offerta era a dir poco allettante: a Bergamo c’era… paga doppia e la certezza di fare la Coppa Uefa. Dissi di no. Perché avevo dato la mia parola a Lugaresi”.
L’anno dopo per le cose non andarono bene...
“La stagione seguente partimmo forte. All’improvviso, però, il vento cambiò. E ci tengo a dirlo, non per colpa dell’arrivo di Silas. Si vede che doveva andare così. La classifica piangeva e, al termine del girone d’andata (dopo un 2-0 beccato a Firenze, ndc), per il sottoscritto arrivò l’esonero. Il presidente mi comunicò la sua decisione in lacrime. Quella volta, assieme al sottoscritto, c’era anche la moglie di Edmeo. Che mi disse: ‘Sa, signor Lippi, questa è la prima volta che vedo piangere mio marito’. Edmeo mi voleva bene, bene sul serio. Prima di salutarmi, per consolarmi, mi disse ancora ‘Io ti avrei tenuto, ma devo far vedere alla gente che voglio provare a dare una scossa all’ambiente’. Purtroppo, però, quel Cesena retrocesse lo stesso in B”.
A Cesena lei ha allenato tanti giocatori. Quello più forte?
“Ne dico tre. Massimo Agostini: l’anno della salvezza è riuscito a segnare 11 gol pesantissimi. Poi Sergio Domini: centrocampista magari un po’ indisciplinato tatticamente, ma dotato di una grande tecnica e di un’ottima visione di gioco. E poi c’era Seba Rossi: grande portiere! Peccato solo che dicesse un po’ di bugie quando tornava dalle sue ’battute’ di pesca. Millantava di aver preso dei pescecani da 300 chili quando invece aveva pescato dei pesciolini”.


