LA LAVAGNA - Archiviamo e dimentichiamoci di questa partita il più in fretta possibile
Se il Cesena giocasse sempre così. Se il Cesena smettesse di subire gol a partita terminata. A parlare per periodi ipotetici non si fa molta strada. E inoltre qui c’è ben poco da ipotizzare. Questa partita ci lascia due certezze: il Cesena non giocherà sempre così (dimentichiamocelo, è stata un’eccezione), il Cesena continuerà a non vincere partite in cui si dimostra superiore all’avversario.
Senza gol incassati in pieno recupero, il Cesena avrebbe in classifica otto punti in più che rappresenterebbero una salvezza virtuale. Invece la salvezza (quella reale) oggi è più che mai incerta, tenuto conto del ritmo con cui hanno iniziato a girare le squadre che ora si trovano sul fondo della classifica. Quando ormai il traguardo sembra raggiunto, quando si tratta più di far trascorrere il tempo rimanente che giocare veramente la partita, puntualmente succede qualcosa che manda tutto a carte quarantotto. “Ma niente di strano, niente di strano”.
Il Cesena non riesce a vincere la miglior gara disputata su trentatré giocate. Ci sono almeno due ragioni per cui questa partita è da archiviare il più in fretta possibile, se non addirittura da scacciare dalla memoria. La prima è ciò che tutti hanno visto fino al minuto novanta, vale a dire ciò che poteva essere e invece non è stato. Il Cesena si dimostra capace di imbrigliare completamente la capolista di questa serie B, di concederle giusto due calci d’angolo (il primo già oltre l’ottantesimo), di non lasciare spazio alle sue giocate e di riuscire a proporsi qualche volta anche davanti, creando dei grattacapi ai difensori avversari. E lo fa attraverso un gioco ben organizzato, dove tutti gli undici elementi in campo sanno come muoversi e cosa devono fare. Certo, nulla di spettacolare o da lasciare il pubblico a bocca aperta. Quello che veramente stupisce è la voglia di non darsi per vinti a prescindere, di aiutarsi l’un l’altro quando si va in difficoltà. Perché sì, contro la squadra più forte di tutte si va per forza in difficoltà. Ma questo Cesena forse ha cuore. Chi l’avrebbe mai detto? Ci si domanda perché non sia così da agosto. Il pareggio frusinate all’ultimo è un epilogo amaro e rappresenta un grande rimpianto. Però, anche vincendola, questa partita sarebbe stata comunque un enorme rimpianto perché i giocatori ci hanno fatto vedere di cosa sono capaci, l’opposto di quel che abbiamo visto di settimana in settimana.
La seconda ragione per voltare pagina al più presto (e in questo senso il prossimo turno infrasettimanale potrebbe venire d’aiuto) è rappresentata dal rischio di finire intrappolati nel ragionamento “Eh, ma prima della partita per un punto contro la prima in classifica ci avresti messo la firma”. Sarebbe un errore clamoroso. È vero, di questi tempi tutto fa brodo. D’altra parte però conta tantissimo anche come viene maturato il risultato. E per la squadra bianconera, quasi del tutto priva di carattere e personalità, vedere riproporsi per la quarta volta il copione del gol beccato allo scadere è una mazzata tremenda. I giocatori bianconeri vanno in bambola alla prima difficoltà e sarà così fino al termine dell’annata. Le loro teste sono vittime di “un brutto torcicollo, frutto di pensieri troppo scomodi e pesanti”. A livello puramente emotivo, un pareggio ottenuto così è peggio di una goleada subita. Speriamo quindi che si riesca a premere il tasto reset.
Veniamo ora all’analisi degli errori che non hanno permesso di vincere una partita dominata. Una delle prime cose su cui si potrebbe puntare il dito è la scelta dell’allenatore di utilizzare un solo cambio sui tre disponibili. Se questo fosse un errore, avrebbe comunque un’importantissima attenuante (attenzione: “attenuante”, non “scusante”) vale a dire la gamma di scelte disponibili. La panchina è composta da ragazzi del settore giovanile (che difficilmente avrebbero potuto dare il loro contributo in una partita così tesa ed importante per ambo le parti) e calciatori che si sono bruciati le loro chance e ad oggi sono oggettivamente inaffidabili. Non a caso, l’unico giocatore subentrato (Laribi) è stato al centro dell’episodio che avrebbe potuto sfasciare la serata già qualche minuto prima, quando ha intercettato un pallone con il braccio all’interno dell’area di rigore.
Un altro errore è stato non averla chiusa. Giusto. Considerando però anche il valore dell’altra squadra, era da mettere in conto che di occasioni non ce ne sarebbero state moltissime e oggi forse di questo ce ne si può fare una ragione.
Ed infine il peccato capitale, l’uscita di Agliardi. Un errore che rovina la partita della vita. Un solo episodio, isolato, nell’arco dei novanta minuti. In maniera politicamente corretta, verrebbe da dire che non si può gettare la croce addosso al portiere, del resto uno sbaglio può capitare a chiunque. Il problema è che non si tratta di “uno sbaglio grave”, bensì di “uno degli sbagli gravi”. Sempre fin troppo elogiato dalla critica cesenate, Agliardi che non è mai stato un vero valore aggiunto nei suoi anni trascorsi in bianconero, in questo campionato si sta rivelando essere una delle note più dolenti, portandosi in vantaggio su Agazzi nella gara a chi fa peggio.
Trentacinque punti, ne mancano quindici a raggiungere la sempre più sospirata quota che dovrebbe garantire la permanenza nel campionato cadetto. Diffidate da chi vi dice che il Cesena si salverà sicuramente perché il livello di questa serie B è bassissimo. Certo, le squadre di oggi sono mediamente inferiori a quelle che militavano in serie B anche solo quattro o cinque anni fa. Ma il livello è basso proprio perché oggi ci sono su per giù sette/otto squadre che meriterebbero tutte di retrocedere senza passare dai play out. E tra queste c’è anche il Cesena.


