Cesena-Fiorentina: 7 minuti passati alla storia
Anche dopo le più recenti ed entusiasmanti vittorie (da 0-2 a 3-2) ai danni di Rimini (2004) e Ravenna (2009), il 3-3 contro la Fiorentina del 1982 rimane la “rimonta” per antonomasia nella storia del Cesena. Era il 25 ottobre 1982 e alla vecchia Fiorita si giocava il settimo turno della serie A. Penultima in classifica e reduce da due sconfitte consecutive, dopo 13 minuti la squadra allenata da Bruno Bolchi era già in svantaggio (gol del campione del mondo argentino Daniel Bertoni) e si preannunciava l’ennesimo ko. I bianconeri cercarono comunque con insistenza il pareggio, a costo di sbilanciarsi in avanti. E proprio in un'azione di capovolgimento di fronte nella ripresa la Fiorentina raddoppiò con Francesco Graziani, un altro campione del mondo fresco reduce dal trionfo azzurro in Spagna. Dopo essere stato salvato dalla traversa colpita da Bertoni, il Cesena dovette capitolare per la terza volta ad opera dello stesso argentino presentatosi tutto solo davanti a Recchi. Di fronte ad un passivo così rotondo, parte del pubblico di fede bianconera cominciò sconsolatamente ad abbandonare lo stadio. A tredici minuti dal termine e nell'indifferenza dei più arrivò la rete del 1-3 ad opera di Schachner che da due passi mise dentro. Tre minuti dopo quello che sarebbe dovuto essere "il gol della bandiera", il motorino Filippi crossò al centro per il colpo di testa vincente di Garlini. L'urlo del tifosi bianconeri richiamò sugli spalti anche quelli che erano già in cammino verso la propria automobile. Una Fiorentina stordita accusò il colpo, mentre il Cesena continuò ad assediare la porta toscana. La determinazione dell'undici di Bolchi fu premiata al 39': qualche metro fuori l'area Buriani raccolse una palla respinta dalla difesa viola e lasciò partire un tiro rasoterra che valse l'incredibile, ma meritato, pareggio. Nello spazio di sette minuti era stato recuperato uno svantaggio di tre reti. Addirittura nei minuti finali il Cesena sfiorò il quarto gol, ma forse sarebbe stato chiedere troppo.


