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Seba Rossi esce di cella "Vorrei allenare le giovanili del Cesena"TUTTOmercatoWEB
© foto di Francesco De Cicco/TuttoLegaPro.com
giovedì 19 maggio 2011, 19:39Rassegna stampa
di Francesco Satanassi
per Tuttocesena.it
fonte il resto del carlino

Seba Rossi esce di cella "Vorrei allenare le giovanili del Cesena"

Sebastiano Rossi è un colosso di un metro e 98 per un quintale e oltre. L’irruenza e la nomea di kamikaze gli sono rimasti appiccicati addosso dal suo glorioso passato di portierone pluriscudettato del Milan anni Novanta (ha ancora il record d’imbattibilità in serie A). Ma nella notte tra il 7 e l’8 maggio è incappato in un clamoroso autogol: è finito in cella di sicurezza con l’accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per aver sferrato un pugno in faccia a un carabiniere. Dopo qualche drink di troppo, si era rifiutato di smettere di fumare il sigaro all’interno di un bar di Cesena. Ora Rossi si confessa, parlando con la sua amata cagnolina Sara in braccio, nella sua casa di Cesena, in una stanza che ospita una collezione di crocifissi e immagini sacre.

A mente fredda, cosa pensa di quanto accaduto?
«Mi assumo le mie responsabilità ma non avrei mai pensato che per una banalità venisse fuori un manicomio! Ho chiesto un caffè ma mi è stato detto di uscire dal bar perché avevo il sigaro in mano, e da lì è scoppiato un caos di cui ora pago le conseguenze».

Non crede che tutto ciò sia dovuto al suo carattere, definito da molti ‘sopra le righe’?
«Mi ritengo una persona educata e ci tengo al rispetto del prossimo, ma forse il mio atteggiamento goliardico spesso viene scambiato per arroganza. Ho sofferto molto per questa storia, soprattutto per aver colpito il maresciallo dei carabinieri. Se potessi tornare indietro, non lo rifarei».

E’ sinceramente pentito?
«Sì, ho imparato la lezione. Io e il maresciallo abbiamo già fatto pace. E’ successo subito dopo ‘il fattaccio’. Ci siamo dati la mano e ci siamo abbracciati e abbiamo stabilito che presto ci incontreremo sul ring con caschetto e guantoni per una sfida tra leoni».

Lei deve rispondere anche di pesanti accuse per fatti che risalgono al 2006: sequestro di due sue ex dipendenti all’interno di un bar. Come vive questo momento?
«Per quanto riguarda questo vecchio caso, confido nella giustizia e mi professo innocente. Sono stato coinvolto in una vicenda di cui non sapevo nulla e sono sicuro che la verità verrà fuori. Per la storia del sigaro, spero che finisca tutto presto e bene perché sono veramente rammaricato per ciò che è successo. In Tribunale ho persino pianto».

Quali sono i suoi progetti futuri?
«Il mondo del calcio mi manca moltissimo e mi piacerebbe poter lavorare a Cesena. Il mio sogno sarebbe allenare le giovanili. Spero di incontrare presto Igor Campedelli (presidente del Cesena Calcio, ndr) per parlarne. Intanto, a luglio, parteciperò al Master di Coverciano per l’abilitazione ad allenatori professionisti di Prima Categoria. Ho voglia di avere un impegno fisso, visto che da 4-5 anni non lavoro».

C’è qualcuno accanto a lei in questo momento difficile?
«Sì, frequento una persona da circa un mese che ha avuto la forza di starmi vicino in questa storia, così come la sua famiglia. Sono delle persone splendide».

Dopo l’arresto lei è sparito dalla circolazione, dov’era finito?
«Sono stato in un posto tranquillo, in cui sto per tornare fino a sabato prossimo. Ho bisogno di riflettere e di rilassarmi per affrontare ciò che mi aspetta. Comunque, in realtà, io sono sereno perché so cosa ho fatto e credo nella giustizia. Sono un ragazzo vivace ma onesto. Per fortuna ho dei familiari e degli amici meravigliosi che mi sono stati sempre vicini e che anche in quest’occasione mi sostengono e mi danno consigli».

Continuerà a fumare il sigaro?
«Lo farò solo nelle occasioni particolari e, soprattutto, senza arrecare disturbo».