IL RESTO DEL CARLINO. Cesena, che autogol
Tra i fascicoli sulla scrivania di Pierpaolo Bisoli con l’etichetta ‘emergenza’ ce n’è uno voluminoso: la fatica che fa il Cesena a far gol, ma forse sarebbe meglio parlare di mancanza di soluzioni offensive, uno dei tanti mali da curare in questa squadra nata già malata. Che le punte alla fine fossero rimaste poche era manifesto anche durante la gestione di Nicola Campedelli e questa evidenza è stata ben sintetizzata pure da un attaccante vero come Mattia Graffiedi, mentre commentava sabato il pareggio con la Ternana: «Non è semplice quando hai carenza di attaccanti. Questo ci penalizza».
In quattro match il Cavalluccio ha realizzato solo due reti (entrambe grazie allo stesso Graffiedi), di cui una su rigore. A Terni, poi, ha tirato in porta solo un paio di volte: difficile tracciare un quadro più preoccupante di questo. Ci sono giustificazioni? In parte. Le tre giornate di squalifica a Succi sono state una mazzata non preventivabile e pure il problema fisico di Lapadula hanno fatto sentire il generosissimo Graffiedi sempre più isolato.
Però ci sono anche gli errori della gestione in alcune situazioni di questa estate. Chi si rammarica dell’assenza di altri attaccanti di ruolo sa che ci sono due giocatori di proprietà del Cesena che giocano in altri club di B e che da soli hanno già segnato più del doppio dei gol fatti finora dai bianconeri. Sono Dominique Malonga (Vicenza, 3 partite disputate e già 4 reti) e Sacha Cori (Empoli, 1 rete). Non c’è bisogno di aggiungere molto: le soluzioni offensive che tanto mancano c’erano già, in casa bianconera, però nessuno le ha valutate tali...
Per settimane quelle soluzioni sono state a disposizione di Nicola Campedelli e degli uomini del suo staff, che tuttavia hanno preferito farli o almeno lasciarli partire, regalandoli (sono appunto a titolo temporaneo) addirittura a dirette concorrenti. Ora quindi fa inevitabilmente discutere che Malonga e Cori siano stati ceduti entrambi, per di più per darli in prestito. Forse l’ex allenatore e i suoi numerosi collaboratori credevano di avere in casa elementi adattabili a soluzioni offensive: lo stesso diesse Marin ha affermato dopo il disastro di Vicenza che non servivano nuovi attaccanti, perché D’Alessandro e Turchetta sono buone soluzioni d’attacco, e poi c’è sempre Defrel.
Oppure Campedelli jr aveva avuto dal mercato promesse di nuovi innesti, che però non sono mai arrivati. Di queste scelte ora potrebbe pagarne le conseguenze Bisoli: perché il tecnico emiliano è uno che sa sempre inventarsi qualcosa, ma non può fare i miracoli.


