Non c'è da stare Allegri
La domanda che tutti si pongono, in questo momento, è "e adesso cosa succederà"? Allegri ha toppato, lo ha fatto di nuovo, creando grossi grattacapi alla dirigenza rossonera. La quale, dal canto suo, continua a confermarlo, dandogli fiducia e dichiarandosi convinta che tale momento negativo presto passerà. Il punto è: passerà, ok, ma con Allegri alla guida?
Il buon Max, infatti, sembra non sappia più che pesci pigliare. Le sta tentando tutte per riuscire a trovare il bandolo della matassa, quello che gli consenta di sgarbugliare la situazione e regalare a Società e tifosi un Milan esteticamente bello, decisamente convincente e, ovviamente, vincente. Il cambio di modulo attuato contro il Malaga è stato improduttivo: la tattica di Allegri? Una rivoluzione del suo Milan negli schemi e negli uomini, uno stravolgimento totale condita da una buona dose di speranza derivante da un pensiero evidente: "cambiando modulo, potrebbero cambiare pure le cose".
Non è andata così. Milan nuovamente senza idee, ancora una volta costretto a cedere il passo a un avversario importante, sì, ma che già l'anno scorso i rossoneri avrebbero con moltissima probabilità dominato e domato senza particolari patemi d'animo. Certo, ok, l'anno scorso c'erano Ibra e Thiago Silva, oltre alla banda di vecchietti fuggiti, ed è per questo, forse, che Allegri è ancora seduto lì dov'è. Un po' di responsabilità, infatti, ce l'ha anche la dirigenza, che ha prima smantellato la squadra, poi rimpiazzato gli andati via con gente assolutamente non all'altezza. Certo, che comunque Allegri non stia riuscendo a fare di necessità virtù è una conseguenza non secondaria; diciamo, allora, che le colpe di questi continui flop sono divisibili a metà, 50 e 50. In attesa che, e non sembra lontana la cosa, la bilancia penda a sfavore di un tecnico che nonostante le voci dello spogliatoio si sente sempre più lontano da quella che continua a definire "casa sua".


