Messi come Cruijff: profeti di due epoche diverse
Leo Messi come Johan Cruijff. Ieri sera la Pulce argentina ha stupito tutti coloro che stavano seguendo la partita tra Barcellona e Celta Vigo (terminata poi con un rotondo 6-1 per i blaugrana): dopo essersi procurato un calcio di rigore, ha deciso di passare la palla con un tocco corto al compagno Suarez (poi autore del gol) anziché calciare direttamente e trasformare il penalty. Una decisione che ha fatto discutere sul mondo dei social, nel quale il campione argentino è stato osannato come un genio ma anche tacciato di arroganza, presunzione ed irriverenza verso l’avversario. Insomma questo rigore è destinato a dividere gli appassionati. Sicuramente c’è una forte somiglianza con quello che realizzò Johan Cruijff con la maglia dell’Ajax in un match contro l’Helmond Sport il 5 dicembre 1982. Rigore per i lancieri d’Olanda: il Profeta del calcio totale si incarica della battuta ma a sorpresa preferisce servire un compagno accorrente con passaggio corto rasoterra, chiamando e concludendo poi il triangolo con un tocco da due passi con la porta sguarnita e con il portiere avversario sconcertato. Anche in quell’occasione l’episodio fece discutere: si parlò di “rigore a due” o di “rigore di gruppo”, ma inevitabilmente lasciò un segno molto forte, al punto che il gesto fu emulato con risultati altalenanti (come nel 2005 quando Henry e Pires combinarono un disastro).
Messi lo ha ripreso ieri sera e alcuni hanno intravisto in quel gesto un omaggio all’ex allenatore del Barcellona. Al di là della reale motivazione che si cela dietro al rigore, c’è un filo conduttore che sembra legare il fantasista argentino con il campione olandese. In primis c’è la storia dell’ultimo ventennio blaugrana, con un progetto lungimirante avviato proprio da Johan dal 1988. Diversi aspetti tattici furono trapiantati direttamente dall’olandese: il Barcellona fu impostato con un 4-3-3 atipico, capace di diventare un 3-4-3 in fase di possesso palla. Questa filosofia di gioco, diretta discendente del calcio totale dell’Arancia meccanica anni ‘70 fu portata avanti nel corso degli anni, seppure con momenti di pausa e con continui cambiamenti. Il Guardiolismo e l’attuale gestione di Luis Enrique hanno evoluto questa concezione calcistica, disegnandola perfettamente attorno alla Pulce argentina, esaltandone perfettamente le straordinarie qualità.
Inoltre, per certi aspetti, Leo ed il Barcellona ricordano quello che furono Johan e l’Ajax nel corso degli anni ’70. Messi è uno dei giocatori più forti al mondo ed il simbolo del club più vincente delle ultime stagioni, l’emblema di una filosofia di gioco e di un modo di concepire e fare calcio. Esattamente tutto ciò che Cruijff reincarnava a suo tempo. Johan era il giocatore più rappresentativo di una compagine capace di conquistare tre Coppe dei Campioni consecutive esprimendo un gioco rivoluzionario per l’epoca, un calcio che si ribellava ai tatticismi vigenti all’epoca ed introduceva nuovi concetti come il dinamismo delle posizioni dei vari interpreti, il pressing e l’uso del fuorigioco. Messi è l’interprete migliore del nuovo Tiki Taka catalano. Due epoche a confronto, due mondi simili, l’uno la ripresa dell’altro. Forse anche per questo ieri Leo è sembrato ancora più simile al grande Johan.


