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Napoli: l'Italia ha scoperto il vero Insigne
martedì 2 febbraio 2016, 12:26News
di Filippo Faraldi
per Tuttochampions.it
fonte Goal.com

Napoli: l'Italia ha scoperto il vero Insigne

Una storia bellissima può nascere in tanti modi. Anche da un equivoco.

Dimaro, luglio 2015: 'Ti andrebbe di giocare trequartista?'. E' andato più o meno così il primo incontro tra Maurizio Sarri e Lorenzo Insigne. Uno cercava l'anello mancante per il suo 4-3-1-2, l'altro uno stimolo in più in vista della stagione della verità, il bivio di una carriera sull'orlo dell'eterna promessa.

"Ho sempre desiderato di giocare dietro le punte - racconterà lo stesso Insigne qualche settimana più tardi -. Da piccolo giocavo sulla trequarti, poi, via via, mi sono spostato sulla fascia. Darò il massimo per impormi in questa posizione".

E ce l'ha messa davvero tutta, Lorenzo. Umile e volenteroso, sempre il migliore anche nel Napoli balbettante di inizio campionato. Poi il provvidenziale passaggio al 4-3-3 che ha cambiato l'annata del Napoli. La fine dell'equivoco, quello di cui faticava a prendere coscienza lo stesso Insigne.

Perchè lo guardi in campo, ne studi movimenti e giocate, ed è immediata la conclusione: è nato per partire largo sulla fascia, lontano da ingorghi, e accentrarsi verso la porta. Non importa per far cosa, se per cercare la porta o l'assist per un compagno. Con quei piedi non si sbaglia mai.

Il primo ad intuirne le potenzialità è stato Zeman, padre calcistico dell'Insigne più decisivo di sempre (fino a quest'anno). Quello ammirato nel Pescara di Verratti e Immobile, 18 goal in 37 presenze. Un anno prima, sempre col boemo, erano stati 19 in 33 a Foggia.

Numeri che raccontano di come Zeman avesse trovato la chiave giusta per far rendere 'Il Magnifico'. "Ha 18-20 reti nei piedi, ma per segnare e servire assist però dipende anche da dove parti - ha spiegato un paio d'anni fa -. Nell’uno contro uno e nella preparazione al tiro è tra i più bravi che io abbia avuto, negli ultimi 30 metri è bravissimo".

Da esterno letale nel 4-3-3, Insigne si è ritrovato ad essere esterno funzionale nel 4-2-3-1. Di quelli che devono esser bravi a difendere quasi quanto ad attaccare. Scelta che Zeman ha sempre contestato: "Per lui 80 metri di campo sono troppi. Se torna a fare la fase difensiva spende troppe energie e poi sbaglia in attacco. Al massimo può fare buon pressing alto".

Ma anche nelle difficoltà il biennio di Benitez è stato preziosissimo per Insigne, cresciuto nello spirito di sacrificio e nell'interpretazione del ruolo. Una manna per Sarri, che si è ritrovato tra le mani un giocatore più efficace che mai negli ultimi 30 metri e ancora più incisivo in fase difensiva. Perfettamente a suo agio nel lavoro di pressione alta del Napoli.

C'è anche la mano di Sarri. Il 4-3-3 che ha messo le ali al Napoli consente a Insigne di poter muoversi in una zona di campo ridotta rispetto al passato. Partecipa quanto prima alla fase difensiva, che però si sviluppa diversi metri più avanti. E palla al piede è sistematicamente decisivo, come mai prima d'ora.

I freddi numeri raccontano ancor meglio la nuova vita di Insigne. Con Benitez il 10% delle sue giocate avveniva nella trequarti difensiva del Napoli, dato che si è drasticamente dimezzato quest'anno. Tutto a beneficio della sua presenza negli ultimi 16 metri, passata dal 45% al 55%. Più vicino alla porta avversaria è tutta un'altra storia.

In 21 partite ha già segnato quanto nei suoi precedenti tre tornei di Serie A e per la prima volta chiuderà in doppia cifra nel massimo campionato: la proiezione si attesta a quota 18 goal, proprio quella pronosticata qualche anno fa da Zeman. Ma sarebbe riduttivo limitarsi solo al bottino realizzativo.

Vivere al fianco di questo Higuain può trarre in inganno, ma oggi soltanto pochi, in Serie A e in Italia, possono vantare il suo impatto sulla partita.

Insigne manda in porta i compagni con estrema naturalezza e a sua volta, la porta, la cerca e la trova facilmente. Tra assist e goal ha messo il suo marchio su 19 reti del Napoli, terzo in Serie A dopo Higuain e Dybala. Senza che sia mai venuto a mancare il suo contributo in fase difensiva: è il sesto attaccante per palloni recuperati.

Dati importanti in assoluto, che diventano ancor più rilevanti se letti in chiave Nazionale. Segna, crea e si sacrifica: non c'è esterno italiano più completo di Insigne in questo momento. Soltanto Eder, non a caso diventato intoccabile in azzurro, si avvicina ai suoi livelli di rendimento.

Conte e Insigne non si sono capiti in occasione delle ultime convocazioni, ma da qui all'Europeo ci sarà tempo per rivedere le proprie idee. Ne ha bisogno un'Italia tremendamente povera di qualità, fantasia e talento. D'altronde l'abbiamo visto: da un equivoco può nascere una storia bellissima...

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