Lampo Lamela: el Coco è pronto a stupire
Nella serata di Europa League ha certamente impressionato il tracollo della Fiorentina sotto i colpi del Tottenham: un 3-0 netto, nel quale si è fatto notare anche il talentuoso argentino Erik Lamela. L’attaccante classe 1992 è una vecchia conoscenza del calcio italiano, nel quale è approdato nell’estate 2011 per andare ad indossare la maglia della Roma. Con i giallorossi ha trascorso due stagioni tra luci ed ombre, concluse con la deludente sconfitta in finale di Coppa Italia ad opera della Lazio in un derby particolarmente sentito. In quell’occasione Lamela fu fortemente contestato dal pubblico romanista che lo considerava come uno dei principali responsabili della disfatta, vista la prestazione opaca. “El Coco”, come era stato rinominato in Argentina ai tempi del River Plate, era arrivato in Italia con grandi aspettative su di lui: era considerato un enfant prodige, un giocatore dal futuro dorato, un attaccante dalla tecnica sopraffina, capace di ripercorrere le gesta di Messi. Purtroppo per il ragazzo, l’impatto con il calcio europeo non è stato semplice. A Roma ha dovuto confrontarsi prima con l’esperimento di stampo Barça di Luis Enrique, poi con il calcio iperoffensivo di Zdenek Zeman e quindi con il tatticismo esasperante di Aurelio Andreazzoli. Tre idee di calcio diverse, difficilmente assimilabili per un giovane senza grande esperienza a livello internazionale. Normale quindi che la sua avventura romana non sia stata particolarmente brillante.
Nella Capitale “El Coco” ha messo in mostra una classe cristallina notevole, ereditata anche dal calcio a 5 praticato fino ai 14 anni: dribbling rapido, guizzi ed accelerazioni palla al piede notevoli, partendo principalmente dalla destra prima di accentrarsi e lasciar partire un mancino capace di lasciare il segno fin dal debutto, con una conclusione a giro sul secondo palo ai danni del portiere del Palermo. Un gesto ripetuto spesso ma con grande discontinuità. Questo è stato il suo grande limite oltre alle difficoltà di adattamento al rigoroso tatticismo presente nel campionato italiano. Tutti hanno intravisto fin da subito il potenziale del ragazzo ma era evidente che ancora faticava a mettere insieme i tasselli.
L’arrivo in Inghilterra al Tottenham nell’estate 2013 per 35 milioni di euro ha suscitato grandi aspettative sul suo adattamento ad un calcio più fisico e meno tattico rispetto a quello italiano. Lamela ha iniziato in punta di piedi, senza strafare. Si è fatto apprezzare per il suo estro e per la rapidità di apprendimento. Nella sua prima stagione londinese è stato il giovane più interessante della Premier League. Negli anni successivi si è confermato a tratti, disputando buone gare alternate a prestazioni rivedibili. Nel complesso la sua esperienza inglese è positiva e ha plasmato il talento argentino, più incline a dialogare con i compagni rispetto ai tempi della Roma. Lamela è diventato più assist man che protagonista assoluto ed il suo rendimento nel Tottenham delle meraviglie di quest’anno è stato notevole finora. Gli manca la maturità per essere un vero trascinatore anche nelle partite più difficili. Di lui si è sempre detto che è un ottimo giocatore con la tendenza ad opacizzarsi nei momenti decisivi della stagione (vedasi gli spareggi per non retrocedere con il River in Argentina o la famosa Coppa Italia con la Roma). Questo è l’ultimo passaggio che ancora gli manca per imporsi. L’età gioca a suo favore e ha tempo per rifarsi. Certamente vincere l’Europa League potrebbe essere un segnale importante di crescita…


