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tmw / championsleague / Storia della Champions
1982-83: Magath fulmina la JuventusTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari
giovedì 10 febbraio 2011, 09:00Storia della Champions
di Oreste Giannetta
per Tuttochampions.it

1982-83: Magath fulmina la Juventus

Potendo contare su sei undicesimi della squadra appena laureatasi campione del mondo a Madrid, mai come in questa occasione la Juventus si era presentata tra le grandi favorite del torneo. I bianconeri hanno rivinto il campionato beffando stavolta la Fiorentina proprio all’ultima giornata, grazie al rigore trasformato da Liam Brady, ormai partente. Si, perché oltre agli azzurri Trapattoni può adesso contare su due tra i grandi protagonisti di Spagna 82. Si tratta del polacco Boniek e di Michel Platini, “le Roi”, strappato all’Inter la stagione prima e adesso finalmente a Torino. Il primo turno, contro i danesi dello Hvidovre, si rivela una passeggiata fin dall’andata in trasferta, chiusa con un comodo 4-1 nel quale il primo gol lo segna proprio il francese. Avanzano spedite anche le principali avversarie degli juventini. Tutto facile, infatti, per l’Aston Villa, il Liverpool, la Dinamo Kiev, la Real Sociedad (confermatasi campione in Spagna) e l’Amburgo, che non ha più Keegan ma che in panchina può contare su un maestro come Ernst Happel, campione d’Europa alla guida del Feyenoord più di dieci anni prima. La sfida più interessante è certamente quella tra Celtic e Ajax, che i primi fanno loro ad Amsterdam, dopo aver rischiato di perdere in casa.
Agli ottavi avanzano a suon di gol le inglesi, e proprio non si riesce a immaginare chi possa fermarle, anche se l’Amburgo non è da meno contro l’Olympiakos e la Juventus sfata il tabù belga con una doppietta di Paolo Rossi allo Standard Liegi. Il Celtic intanto esce di scena contro la Real Sociedad, mentre la Dinamo Kiev passa senza faticare per il ritiro degli albanesi del 17 Nentori. Si rivede, intanto, il calcio portoghese, grazie allo Sporting Lisbona che elimina con due pareggi un avversario rognoso come il CSKA Sofia.
Sono i quarti di finale che si incaricano di mettere sottosopra l’Europa calcistica. La Real Sociedad centra la sua prima semifinale ribaltando a domicilio lo 0-1 subito a Lisbona dallo Sporting. Decisiva la rete del ventenne Bakero, che poi sarà uno dei protagonisti del Barcellona di Cruijff. L’Amburgo offre una prova di forza impressionante andando a vincere per 3-0 sul campo della Dinamo Kiev con tripletta del danese Banstrup. Poi perderà di misura al ritorno, ma quando ormai non c’erano più rischi. Lo shock maggiore arriva però dall’altra parte del tabellone, con l’improvvisa fine del dominio inglese. Il Liverpool conferma di soffrire le squadre dell’est perdendo per 2-0 in casa del Widzew Lodz, l’ex squadra di Boniek, e non andando poi oltre il 3-2 ad Anfield, dove rischia pure la sconfitta fino a dieci minuti dal termine. L’Aston Villa, infine, nonostante la sua rinomata difesa, viene sconfitta sia all’andata che al ritorno dalla Juventus, a questo punto uscita allo scoperto e decisa a prendersi il trono continentale. A Birmingham i bianconeri entrano nella storia, mai prima d’ora un’italiana aveva vinto in Inghilterra nella Coppa dei Campioni. Apre Rossi su cross di Cabrini dopo un solo minuto. Pareggia il futuro barese Cowans, ma nel finale Platini imbecca Boniek che firma l’impresa. Al Comunale è tutto facile, con doppietta di Platini inframmezzata dal sigillo di Tardelli e con Withe che può solo segnare il gol della bandiera in chiusura.
La semifinale contro il Widzew Lodz, nonostante abbiano eliminato il Liverpool, è superata di slancio. A Torino Boniek non fa sconti agli ex compagni, ispirando entrambe le reti, una per tempo. Il ritorno si gioca
In un clima incandescente. Il gol di Rossi (capocannoniere del torneo) alla mezzora è ribaltato dai polacchi, ma alla fine c’è il 2-2 su rigore di Platini e si può già pensare alla finale. Finale dove arriva secondo pronostico l’Amburgo, che pareggia per 1-1 in casa della Real Sociedad e poi rischia i supplementari al ritorno, salvo evitarli grazie alla rete di Von Heesen a sei dal termine.
Ad Atene, dunque, sia Juventus che Amburgo giocano la seconda finale della loro storia, dopo aver perso la prima. Ma se a Belgrado contro l’Ajax le era toccato il compito di sparring partner, stavolta la formazione torinese appare come la grande favorita, pur se di fronte c’è Ernst Happel, il mago austriaco capace per primo di centrare la terza finale con tre squadre diverse, dopo Feyenoord e Bruges. I 40000 tifosi italiani arrivati nella capitale greca sono convinti di assistere al trionfo dei loro beniamini, ma hanno fatto i conti senza la famigerata solidità tedesca, rappresentata dallo stopper Kaltz, dai mediani Rolff e Magath e dal bomber e capitano Hrubesch. E infatti, dopo solo nove minuti, proprio Magath fulmina Zoff con un pallonetto da fuori area di sinistro che si infila imprendibile nell’angolino. La Juventus accusa il colpo e non riesce a reagire, anche perché Rolff si occupa di annullare Platini, mentre Rossi è stretto nella morsa dei difensori avversari e viene rimpiazzato ad inizio ripresa da Marocchino. Al fischio finale esultano dunque i tedeschi e piangono gli italiani. L’Amburgo è la seconda squadra del suo Paese a laurearsi campione d’Europa, dopo il Bayern, mentre Happel può vantarsi di essere il primo tecnico ad averlo fatto con due club diversi. Bisognerà attendere quasi 30 anni per vederlo uguagliato.
 

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