1993-94: Gli Invincibili abbattono la boria
Quella del 1993 è un’estate calda per il calcio europeo. L’”affaire Marsiglia” sconvolge il calcio transalpino e non solo, perché per la prima volta un club campione d’Europa viene coinvolto in uno scandalo di tale portata. La UEFA decide salomonicamente di lasciare il titolo all’OM, ma di squalificarlo dalle competizioni internazionali. A rappresentare la Francia è dunque il Monaco, terzo nel suo campionato, dopo la rinuncia del Paris S.G., e lo fa eliminando di stretta misura l’AEK Atene al primo turno. Fin dall’autunno appare comunque chiaro che la vittoria, salvo sorprese, sarà un affare tra il Barcellona e il Milan, anche se entrambe partono al rallentatore. Anzi, i catalani rischiano la brutta figura perdendo per 3-1 in casa della Dinamo Kiev, salvo rimediare poi al Camp Nou con un 4-1. Il Milan, che in Italia ha avuto gioco facile nel mantenere lo scudetto sul petto precedendo l’Inter e il sorprendente Parma, si limita al massimo risultato col minimo sforzo, eliminando gli svizzeri dell’Aarau con la sola rete di Papin a Zurigo. Tra le altre big brilla il Manchester United, che si rivede su questo palcoscenico dopo venticinque anni, e fila tutto liscio per Anderlecht, Feyenoord, Porto e Werder Brema. Deludono invece i Rangers, eliminati dal Levski Sofia per i gol in trasferta.
Agli ottavi i dubbi sulle grandi favorite vengono subito meno. Il Milan ne rifila sette al Copenaghen, mentre il Barça sistema tutto in casa con tre reti prima di andare a vincere anche a Vienna contro l’Austria, con doppietta di Stoichkov. Il Manchester United, invece, che tante speranze aveva acceso in patria, crolla sorprendentemente contro il Galatasaray, capace di pareggiare per 3-3 all’Old Trafford (doppietta dello scatenato ex bolognese Turkylmatz) per poi controllare sullo 0-0 al ritorno. Altra vittima illustre di questo turno è il Feyenoord, che nella sfida tra ex campioni contro il Porto ha la peggio di misura.
La novità dei gironi è che a passare da quest’anno saranno le prime due squadre, che si affronteranno incrociandosi in gare secche di semifinale in casa delle prime classificate. Tutto facile per il Barcellona, che approfitta del fattore campo per travolgere sul suo cammino tutte le avversarie. Ad accompagnare i blaugrana è il Monaco, che si assicura il secondo posto con lo 0-0 in casa dello Spartak Mosca, dopo averlo superato all’andata con reti di vecchie e future conoscenze del nostro calcio come Klinsmann, Djorkaeff e Thuram. Chiude il girone il Galatasaray, che evidentemente aveva dato tutto contro i Red Devils. Dall’altra parte il Milan parte piano accontentandosi dello 0-0 in casa dell’Anderlecht, per poi mettere la freccia con i successi casalinghi contro Porto e Werder Brema (unica squadra in grado di segnare a Sebastiano Rossi nel corso del torneo) griffati da un Savićević finalmente decisivo. Il montenegrino prosegue salvando i suoi dalla sconfitta a Brema e poi, dopo un altro pareggio a reti bianche contro l’Anderlecht, non resta che giocarsi il primo posto con i portoghesi, che hanno distrutto il Werder a domicilio assicurandosi il passaggio del turno a braccetto coi rossoneri. A San Siro finisce con l’ennesimo 0-0 che permette al Milan di evitare la trasferta catalana.
Trasferta che tocca al Porto e che finisce come previsto. Il Barcellona dispone facilmente dell’avversario con un secco 3-0 costruito dalla doppietta di Stoichkov, in annata di grazia, e dal sigillo di un Koeman in formato goleador e che con questa rete raggiunge il neozelandese Rufer, del Werder, in testa alla classifica marcatori. La semifinale del Milan contro il Monaco parte bene, con Desailly che sblocca il risultato dopo un quarto d’ora con uno stacco di testa quasi paranormale e si conferma la rivelazione della stagione dopo lo spostamento da difesa a centrocampo al quale l’ha convinto Capello. Nonostante l’espulsione di Costacurta, rimpiazzato proprio da Desailly riportato in terza linea, i rossoneri controllano senza patemi e vanno a segno altre due volte con Albertini su punizione e Massaro. A preoccupare Capello in vista della finalissima è però il problema squalifiche, perché oltre a quella di Costacurta arriva anche quella per il capitano Baresi, diffidato ed ammonito.
Alla vigilia della gara di Atene i pronostici pendono tutti o quasi dalla parte del Barcellona. La squadra di Cruijff si presenta al completo, potendo contare su una solida difesa, guidata da Koeman, sulla regia a centrocampo dell’emergente Guardiola e su una coppia d’attacco da Pallone d’Oro, formata da Stoichkov e Romário. Sono soprattutto loro a tenere sveglio Capello, costretto a ridisegnare la difesa priva dei suoi due baluardi centrali. Alla fine da fiducia al soldatino Filippo Galli e gli affianca Paolo Maldini, spostato dalla sinistra dove invece viene schierato il giovane Panucci. In avanti, stante l’assenza ormai cronica di Van Basten, si affida al fiuto di Massaro, decisivo per la vittoria del terzo scudetto consecutivo, e alle invenzioni di Boban e Savićević, separati dalla guerra civile nei Balcani ma uniti in campo. I giorni precedenti il match vivono sulle dichiarazioni del tecnico dei catalani, Johann Cruijff, che identifica il Milan col calcio difensivo, che specula sul minimo vantaggio, e il suo Barcellona con quello spettacolare, consigliando ai rossoneri di avere paura dei suoi giocatori. Il campo dirà tutt’altro. Dopo poco più di venti minuti Savićević ruba palla ad un distratto Sergi sulla destra e, entrato in area, serve un comodo assist che Massaro deve solo depositare in rete a porta vuota. Allo scadere del primo tempo il centravanti milanista concede il bis, con una precisa girata dal limite sul servizio dal fondo di Donadoni. Nella ripresa i blaugrana non vanno oltre uno sterile possesso palla e vengono subito castigato nuovamente. Il “Genio” Savićević si dimostra tale rubando palla ad uno stralunato Nadal e facendo partire un incredibile pallonetto dalla destra che beffa Zubizarreta. Non c’è più partita e Cruijff può solo assistere al poker di Desailly, che irrompe in area e batte il portiere avversario con un destro preciso quando manca ancora mezzora alla fine. Per il francese il coronamento di una stagione fantastica e il bis in Champions League dopo quello dell’anno precedente con la maglia del Marsiglia. Capello sfata il personale tabù internazionale e lo fa nella maniera più fragorosa, abbinando il massimo alloro europeo alla vittoria del campionato, un’impresa finora riuscita in Italia solo all’Inter, quando però la Coppa dei Campioni richiedeva molte meno energie di adesso.


