1994-95: Le gioie del giovane Ajax
Più partite, uguale più incassi dalle televisioni. È ormai questo lo spirito che anima la UEFA e di conseguenza i maggiori club europei. Il risultato è una nuova formula per la Champions League, arrivata al quarantesimo anno di vita. Un solo turno preliminare si occuperà di promuovere otto squadre che andranno a disputare quattro gironi all’italiana insieme alle otto teste di serie. Le prime due di ogni girone passeranno ai quarti e da lì la strada per la finale sarà ad eliminazione diretta. Una sorta di anticipazione di quello che il torneo è diventato ai giorni nostri. Nel preliminare l’unica grossa sorpresa è l’eliminazione netta dei Rangers per mano dell’AEK Atene, che certifica la decadenza ormai consolidata del calcio scozzese.
Non mancano i risultati sorprendenti anche nella fase a gironi. Nel Gruppo A l’IFK Göteborg vince il girone davanti al Barcellona, costringendo al mesto ritorno a casa il Manchester United, ancora poco esperto. Gli svedesi sfruttano appieno il fattore campo vincendo tutte le gare casalinghe e mettendo in mostra il ventenne Blomqvist, che poi tenterà senza fortuna l’esperienza italiana con le maglie di Milan e Parma. Il Barcellona, pur passando, appare nettamente ridimensionato rispetto agli anni precedenti, tanto da perdere anche in casa del Galatasaray, che chiuderà ultimo, per colpa di un autogol nel finale di Carles Busquets, il padre dell’attuale centrocampista blaugrana. Nel Gruppo B desta sensazione il Paris Saint-Germain, che in patria ha preso il posto del Marsiglia come squadra leader. I parigini dominano chiudendo a punteggio pieno e costringendo il Bayern Monaco allenato da Trapattoni alla piazza d’onore, mentre le ex colleghe sovietiche, Spartak Mosca e Dinamo Kiev, possono solo stare a guardare. Il terzo raggruppamento vede la tranquilla affermazione del Benfica, che precede inaspettatamente l’Hajduk Spalato, rappresentante della giovane Croazia. Deludono Steaua Bucareşt e Anderlecht, non più competitive come nel decennio precedente. L’ultimo gruppo, infine, vede come protagoniste annunciate l’Ajax e il Milan, con Salisburgo e AEK Atene come sparring partners. Alla fine sarà così, ma è l’Ajax a dominare il girone davanti ai campioni in carica, che appaiono di colpo svuotati di energie psicofisiche, tanto più che buona parte dei rossoneri è reduce dal durissimo mondiale americano, terminato nel peggiore dei modi. L’Ajax fatica solo con gli austriaci, gli unici a strappargli due pareggi, mentre batte sia all’andata che al ritorno il Milan, dando vere e proprie lezioni di calcio con una formazione dall’età media molto bassa, guidata in campo dal grande ex Rijkaard e in panchina da Luis Van Gaal. A complicare le cose ai milanisti, che dovranno lottare per la qualificazione fino all’ultimo, i due punti di penalizzazione subiti per una bottiglietta che colpisce il portiere del Salisburgo Otto Konrad nella sfida giocata a San Siro.
Ai quarti, che si disputano dopo la pausa invernale, il Milan sembra risvegliarsi. Se ne accorge il Benfica, sconfitto 2-0 al Meazza con doppietta di Marco Simone, finalmente pronto a prendersi il ruolo da protagonista dopo anni di apprendistato. Basta poi lo 0-0 a Lisbona per tornare in semifinale. Ad attenderlo il Paris Saint-Germain del liberiano Weah, che elimina con autorità il Barcellona. Al Camp Nou è proprio il possente centravanti africano a pareggiare la rete del russo Korneev, mentre al Parco dei Principi ci pensano Raí e Guérin a porre fine alla parabola della squadra di Cruijff. Che sia una Coppa difficile per le squadre più titolate lo conferma anche il Bayern Monaco. Nonostante siano penalizzati dall’essere appena tornati in attività, gli svedesi del Göteborg impongono il pari a reti inviolate all’Olympiastadion. In Svezia i bavaresi sembrano mettere in ghiaccio la qualificazione con due reti, ma nel finale arriva la rimonta dei padroni di casa che si fermano però sul due a due. Tutto facile invece, per l’Ajax contro l’Hajduk Spalato. Gli olandesi si limitano allo 0-0 in Croazia per poi sistemare le cose ad Amsterdam con un comodo tris firmato da Kanu e dalla doppietta di Frank De Boer.
Anche il Bayern Monaco in semifinale viene regolato in casa dopo la gara senza reti dell’andata. Witeczek illude i bavaresi pareggiando l’immediato vantaggio di Litmanen, ma a cavallo dell’intervallo i padroni di casa vanno a segno tre volte chiudendo i giochi. Finirà con uno scoppiettante 5-2 che regala all’Ajax il ritorno in finale dopo più di vent’anni dall’epoca d’oro degli anni Settanta. Il Milan offre meno spettacolo, ma raggiunge lo stesso il suo scopo. La difesa sembra tornata impenetrabile come un tempo e il capocannoniere del torneo, Weah, può solo stare a guardare. A Parigi decide Boban allo scadere, rendendo comodissimo il ritorno a San Siro che vede sugli scudi Savićević, tornato quello di dodici mesi prima. A Vienna la finale sarà dunque tra Ajax e Milan, per la terza volta consecutiva protagonista dell’atto conclusivo. Per la prima volta si affrontano per il titolo due formazioni che si erano già fronteggiate nel corso del torneo.
Difficile dare un pronostico alla vigilia del match. Le due sfide del raggruppamento iniziale avevano messo nettamente in pole position la formazione olandese, ma nel corso dei mesi il Milan, ormai tagliato fuori dalla corsa scudetto, si è concentrato totalmente sulla Coppa confermandosi squadra di altissimo livello. La formazione è quasi la stessa di Atene, con però la difesa titolare e l’assenza di Savićević, infortunato. Di fronte un undici quasi totalmente digiuno di grandi appuntamenti. Fa eccezione Rijkaard, vero e proprio allenatore in campo, ma la formazione dell’Ajax è ricchissima di giocatori che saranno protagonisti negli anni a seguire. Dal portiere Van der Sar ai gemelli De Boer, da Seedorf e Davids a centrocampo all’imprendibile Overmars sulla sinistra, per concludere con il miglior giocatore finlandese di sempre, quel Jari Litmanen che ha già fatto impazzire due volte la difesa rossonera. Il primo tempo sembra confermare che l’esperienza conti più della freschezza. Il Milan ha un impatto sul match decisamente migliore e mette in seria difficoltà la difesa avversaria durante tutta la prima frazione. Un po’ di imprecisione al tiro e qualche bella parata di Van der Sar tengono il risultato in parità e dopo l’intervallo Van Gaal capisce che bisogna cambiare qualcosa. Alza il baricentro inserendo Kanu per Seedorf e, complice un calo fisico inevitabile dei milanisti, è l’Ajax adesso a tenere il pallino in mano. Gli uomini di Capello si salvano con un’attenta tattica del fuorigioco, ma a venti minuti dal termine il tecnico olandese si gioca l’ultima carta. Fuori uno spento Litmanen e dentro il diciottenne Kluivert. Col Milan rintanato nella sua metà campo agli olandesi non resta che aspettare il momento propizio, arrivato a cinque minuti dal termine. Proprio Rijkaard, il grande ex, riesce a trovare il pertugio per servire Kluivert, che entrato in area supera Rossi con un tocco di punta in scivolata diventando il più giovane marcatore di sempre in una finale, record ancora oggi imbattuto. Il tardivo ingresso in campo di Lentini non serve a nulla e il Milan si deve inchinare ai giovani eredi. Un nuovo passaggio di consegne nell’ormai decennale storia di questa competizione. Per tornare protagonista, dopo cinque finali in sette anni, il club milanese dovrà aspettare ben otto anni.


