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Come Kai Havertz è diventato il Thomas Muller dell'Arsenal di Arteta
C'è un rumore particolare, la sera in cui la Champions riparte, e al Diego Armando Maradona quel rumore diventa quasi una liturgia. Mercoledì l'Arsenal ci arriva da campione d'Inghilterra, con tre vittorie su tre in Premier e la Community Shield già in bacheca, e Napoli lo aspetta nel debutto continentale con la fame di chi ha bisogno di una notte grande per riaccendere la stagione. E la miccia che può accendere questa serata per i Gunners è un tedesco alto, slanciato, apparentemente distratto, che da settimane occupa la mattonella da centravanti titolare dei londinesi senza sembrare mai, davvero, un vero centravanti. Kai Havertz entra in campo come se il nove fosse un pretesto. Si sposta a destra, si abbassa, lascia correre Saka nello spazio che ha appena sgombrato, finge di non vedere un passaggio e invece lo sta già filtrando con un movimento del piede. È il falso nueve di Mikel Arteta, e questa sera, sotto le curve del Maradona, sarà proprio lui il punto da cui l'Arsenal proverà a far partire la propria Champions.
Come Havertz è diventato il 'vero' nueve
La conquista del posto non è arrivata con un proclama. È arrivata per accumulo, per fiducia, per quella strana ostinazione di Arteta che ha continuato a vedere in Havertz qualcosa di più utile di un goleador classico, anche quando l'anno scorso il ginocchio e i muscoli gli avevano rubato mesi interi e lo avevano ridotto a dodici presenze in campionato mentre l'Arsenal vinceva la Premier senza di lui.Il dualismo con Gyokeres
E poi c'era pure Viktor Gyokeres, il profilo più nove che nove non ce n'è. I invece, nelle prime uscite ufficiali, è stato Havertz a guidar l'attacco, falso ma vero nueve. Non lo fa da bomber da area piccola. Lo fa da interprete mobile, da raumdeuter travestito da attaccante, da uomo che non batte l'avversario in dribbling e non lo sopraffà nel corpo, ma lo disorienta con i tempi. Contro il Chelsea, dopo lo 0-1 lampo di Rogers, si è allargato a destra, ha tagliato dentro e ha infilato il Dibu Martinez sul primo palo; poi, sul gol della vittoria di Odegaard, ha fatto il gesto più suo: ha lasciato passare il pallone con un finto disinteresse, aprendo la porta al capitano Odegaard. Non è un assist nei tabellini. È la firma del ruolo. Arteta lo vuole lì perché il suo Arsenal attacca meglio quando il centravanti non occupa lo spazio, ma lo inventa.Altre notizie
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