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Kallon: "Oggi vivo negli States. Pronto a tornare in Italia da allenatore"

ESCLUSIVA TMW - Kallon: "Oggi vivo negli States. Pronto a tornare in Italia da allenatore"TUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 29 luglio 2020 06:00Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Mohamed Kallon è uno dei migliori talenti africani che hanno giocato nella nostra Serie A: arrivato a 15 anni, in 10 anni ha girato il nostro stivale vestendo le maglie di Inter, Bologna, Genoa, Cagliari, Reggina e Vicenza. È soprattutto con i nerazzurri che il suo nome è legato, con un titolo (2001-02) sfiorato dopo aver giocato buona parte del torneo da titolare. Negli anni ha poi girato il mondo, dalla Francia ai paesi arabi, dalla Cina all'India fino a comprare e rinominare una squadra in Sierra Leone, dandole il suo nome. Ai microfoni di Tuttomercatoweb lo stesso Kallon ci racconta la sua storia:

Mohamed Kallon, di cosa ti occupi adesso?
"Vivo a Houston, dove peraltro sono nati i miei figli. E sto allenando le giovanili della Houston Dynamo. Mi sono stabilito qui da anni, mia moglie è texana anche se di origini sierraleonesi".

Italia gioca un grande ruolo nella tua vita. Ti ha accolto praticamente adolescente
"L'Inter mi ha preso a 15 anni, peraltro in circostanze curiose. In verità io stavo andando in Germania a firmare per il Kaiserslautern. Mi ero fermato a Milano per due giorni e avevo chiesto al mio procuratore se mi poteva trovare una società che mi facesse allenare in questo breve periodo. E lui mi ha portato all'Inter. Mi hanno visto in allenamento e sono piaciuto. E da lì è partito tutto".

Dove ti sei trovato meglio?
"Ma guarda, ovunque sono stato trattato bene, ho segnato e mi sono tolto soddisfazioni. Certamente Reggio Calabria merita una menzione speciale: mi aiutato molto, fatto sentire uno di loro e mi hanno dato sicurezza".

Nella tua carriera salta all'occhio l'inusuale scelta dei numeri: il 2 e il 3, non proprio ambiti dagli attaccanti
"Infatti ovunque andavo la 9 e la 10 erano prese. Non volevo occupare il numero di altri e ho deciso di optare per numerazioni meno ambite, quindi il 2 o il 3. Un altro motivo è per la mia passione al basket, in particolar modo ad Allen Iverson che aveva appunto la numero 3".

L'Inter è stata l'occasione della tua vita
"Anni splendidi, dove ho giocato con grandi campioni. Una grandissima squadra con una grandissima cultura. Era un'opportunità che ho cercato di sfruttare al meglio. Davanti avevo gente come Vieri e Ronaldo, campioni dentro e fuori dal campo. Ma quando c'è stata l'occasione io e Nicola Ventola abbiamo dato il massimo. È stata una grande soddisfazione per me vestire la maglia nerazzurra".

A maggior ragione venendo da un paese come la Sierra Leone dove è difficile emergere
"Non c'era nulla in Sierra Leone, a pensarci bene non avevo nemmeno l'1'% di possibilità di fare la carriera che ho fatto. Davvero, uscire è un miracolo. Ti dirò: ci sono tanti talenti, ho visto tanti ragazzi più bravi di me. La mia fortuna è che un'agenzia mi ha scoperto e portato il Libano. Lì ho fatto bene e ho avuto la fortuna, per una serie di coincidenze, di giocare ancora minorenne per la nazionale maggiore. Dovevo giocare con l'Under 17 ma non trovai un volo che mi portasse ad aggregarmi col gruppo, e sono stato integrato nella squadra maggiore. E da lì ho esoerdito".

In Sierra Leone ha una squadra, che porta il tuo nome
"Si chiama Kallon FC. Mi sono sempre detto: 'Io ho avuto l'opportunità di avere successo in Europa, voglio aiutare i bambini del mio paese a giocare a calcio'. Quale modo migliore se non avere una squadra? Per cui per un periodo sono stato proprietario-presidente, allenatore, giocatore".

Sei riuscito a lanciare qualcuno in Europa?
"Penso a Rodney Strasser, che ha avuto la possibilità di giocare al Milan. Poi grazie al torneo di Viareggio abbiamo potuto metterci in mostra. In Sierra Leone ci sono davvero tanti giocatori forti, hanno solo bisogno di avere una possibilità".

Hai lasciato il grande calcio a 26 anni, lasciando il Monaco per il campionato saudita. Rimpianti?
"Nessun rimpianto, era il mio destino. E poi sono stato 10 anni in Italia, decisamente non pochi".

Fra le esperienze all'estero ce n'è una in Cina
"Siamo nel 2010, il Paese stava iniziando a prestare attenzione al calcio. Ma siamo lontani dagli ultimi anni. Tutto comunque molto bello e decisamente diverso".

Presente e futuro negli States?
"Mai dire mai, perché io sto facendo gli esami per diventare allenatore. E un allenatore deve essere pronto a trasferirsi ovunque. Per cui non avrei problemi. E i miei figli del resto sono ormai grandi, avendo 17 e 13 anni".

Insomma, anche l'Italia potrebbe essere un'opzione
"Mi sono trovato molto bene in Italia e se ci fosse la possibilità tornerei a vivere a Milano. Ogni tanto vengo ancora, anche perché faccio il corso di allenatori a Coverciano".

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