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Fontana e la nuova vita: "B&B nella mia Romagna"

Fontana e la nuova vita: "B&B nella mia Romagna"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
mercoledì 12 febbraio 2020 06:00Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

In un mondo come quello del calcio in molti cercano di restare nell'ambiente una volta appesi gli scarpini o i guantoni al chiodo. Panchina, scrivania oppure come commentatori. C'è chi ha detto basta e ha chiuso definitivamente un capitolo, costruendosi felicemente una nuova vita. È il caso di Alberto Fontana. Calciatore professionista per 23 anni, ha giocato dalla Serie A alla C2 con oltre 500 partite alle spalle. Si è ritirato nel 2009 ed è tornato a casa, nella sua Romagna, dove gestisce assieme alla famiglia un bed and breakfast e un albergo. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci spiega la sua scelta di vita:

Alberto Fontana, dopo una vita in giro per il calcio hai deciso di tornare a casa
"Io ho avuto una fortuna che mi è capitata dal cielo. Sono il figlio di un bagnino, sono cresciuto a Cervia in spiaggia. Ho trascorso un'infanzia bellissima vivendo a 100 metri dal mare. Sono legatissimo alla mia terra ed è per questo che sono tornato. Anche perché ho due bambini, di 12 e 8 anni, e non volevo più fare una vita di spostamenti continui col calcio, a cui devo tanto perché con esso ho realizzato il mio sogno. Ma devo dire che avevo anche una vita normale molto bella".

Eppure hai vissuto in città molto belle come Milano, Napoli, Bari e Palermo
"L'idea di fermarmi in un'altra città non l'ho mai avuta. Il mio rapporto con le grandi città è un po' particolare e sotto questo punto di vista mi definisco un 'contadinotto'. Vivo a Cervia che per me è bellissima: in cinque minuti sei ovunque e soprattutto c'è il mare".

Di cosa ti occupi adesso?
"La mia famiglia ha un bed and breakfast a Cervia, mia moglie un hotel a Cesena. Io seguo la parte burocratica, mi definisco 'il garzone della burocrazia'. È un'attività che mi permette di avere tempo libero".

Il tuo rapporto con il calcio?
"Mi piace sempre. La mia passione sono i portieri, che osservo sempre. Mi capita che qualche direttore con cui sono rimasto in rapporti mi chiami per chiedermi in amicizia un'opinione".

Mai avuto l'occasione di tornare in questo mondo?
"Sì, ai primi tempi ho avuto delle offerte che ho declinato".

Quando hai capito che il calcio era un capitolo chiuso?
"Dopo Palermo mi chiama il Bari di Antonio Conte che mi offre la possibilità di tornare. Mi accordai per una somma importante. Quando tornai a casa anche vedendo mio figlio piccolo decisi di chiamare il Bari dopo un mese rinunciando al contratto. Mi dissero che non gli era mai capitata una cosa simile, ma mi resi conto che non ne avevo più. Ci fu poi qualche mese dopo una chiamata da Grosseto, il cui direttore generale era Renato Cipollini, persona alla quale ero grato perché mi portò alla SPAL da giovane. Voleva affidarmi la porta della squadra per i playoff. Fisicamente stavo anche bene ed ero tentato dall'accettare la proposta. Ma guardando in tv un anticipo di Serie B e vedendo i giocatori scendere dall'autobus capii che non ce la potevo proprio fare".

Mai pensato a una carriera nel calcio dopo aver giocato?
"Avevo le idee chiare, non volevo più tornare. Come detto, potevo rimanere nel meccanismo ma ho deciso di tornare a casa mia. Sono molto legato all'infanzia, ai miei genitori che hanno fatto tanti sacrifici e ripenso a quando giocavo 10 ore nelle giornate soleggiate. Qui per tutti ancora il figlio del bagnino, per dire, e non l'ex portiere".

Tuo figlio intanto segue le tue orme
"Sì, gioca a calcio e ha fatto un po' tutti i ruoli ma alla fine hanno deciso di metterlo in porta, visto che un po' gli altri non ci vogliono andare e un po' perché quando è andato lui ha fatto bene. E adesso si sta appassionando al ruolo. La bambina invece fa ginnastica artistica. Devo dire anche che per una famiglia dove viviamo è perfetto perché non ti manca nulla".

Dei portieri di oggi chi ti piace? Il nome di Donnarumma è scontato
"Donnarumma può essere come Buffon. A 20 anni ha già esperienza ad alti livelli perché un conto è giocare, con tutto rispetto, a Cesena, e uno a San Siro: sono due sport diversi. Il ragazzo ha pagato discorsi e trattative di mercato che non doveva pagare. Ma è un predestinato e la natura gli ha dato un dono. Poi tra i miei prediletti c'è Samir Handanovic che per me è un portiere incredibile. Buffon finché ne ha è giusto che continui e poi c'è qualcosa di interessante anche in Serie B, anche se il ruolo di portiere non è più italiano bensì internazionale".

Oggi il portiere sembra debba avere specificità diverse. Ad esempio è divenuto fondamentale che sappia giocare con i piedi
"Questa è una prerogativa che c'era anche ai miei tempi, dopo la modifica del regolamento che dal 1992 ha vietato la presa su retropassaggio. Io però sono dell'idea che il portiere debba entrare in scena per finire le azioni. A me la storia del portiere che debba fare quello che imposta fa ridere. Va bene saper giocare con i piedi, ma è una cosa che deve pesare il 15%. Il portiere deve saper uscire, anche fuori dall'area".

Rimpianti per quello che hai lasciato?
"Nessun rimpianto, nessun sassolino da togliere. Ho giocato fino a 42 anni anche perché la natura mi ha aiutato. Ho conosciuto persone fantastiche e ho piacere di fare il nome di Massimo Moratti: da uomo è stata una fortuna conoscerlo. Quando andai all'Inter sapevo di non poter giocare avendo davanti un fenomeno come Francesco Toldo, ma la semplicità e la signorilità di Moratti nel trattarmi erano qualcosa di eccezionale. Quella del calciatore è stata una parte della mia vita bellissima che non rinnego".

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