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  Avanti con Politano, Lukaku e Lautaro Martinez: sono più che sufficienti alle esigenze di Conte
  Occhi sul mercato, sia quello degli svincolati che invernale
  Fiducia al giovane Esposito: sarà lui a completare la batteria di attaccanti nerazzurri

La Giovane Italia
Editoriale

Juve-Milan con Higuain in mezzo: ma i rossoneri si meritano di più (e le voci su Piatek…). Inter: l’incontro con Icardi (non ancora fissato) e l’obiettivo del club. Stadi chiusi: ecco l’occasione per dimostrare del buonsenso

15.01.2019 07:20 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 36066 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Uno ieri mi ha detto “Buon anno”. È stato molto gentile, ma dopo l’Epifania la vivo come una presa per il culo. Oggi è il 15 gennaio. Secondo il calendario originale la sessione di mercato sarebbe dovuta terminare tra tre giorni. Invece andrà avanti fino al 31. Che bello, così possiamo vivere tutti assieme le emozioni del mercato. Sapete cosa è successo fino ad ora? Esatto: la solita beata ceppa. Son tornati in serie A 7 o 8 giocatori e poco altro. È tornato anche Battisti. Ecco, Battisti è il colpo più importante della sessione invernale. Torna in Italia con obbligo di riscatto. Questa simpatica battuta l’ho copiata dai social. Che belle le battute su Battisti. “Mogol è ancora a piede libero?”. “Tu chiamale, se vuoi, estradizioni”. “Dopo Battisti prenderanno Mina!”. Quante risate. Tante.

Facciamoci un po’ di fatti nostri.

Prima missione sociale: aiutare lo scozzese Ross Donaghey

Il signor Ross Donaghey, scozzese di Edimburgo, ha fatto un regalo a suo figlio: volo, albergo e biglietto per Inter-Sassuolo di sabato. Per lui, la moglie e il piccolo Max che compie 12 anni. Quando gli hanno detto che non può entrare per le note questioni, gli sono girate le balle a elica. Nessuno ovviamente gli rimborsa i biglietti. In compenso ha scoperto che alcuni bambini fortunati possono assistere alla partita e ha chiesto via social se qualcuno gli può dare una mano. Ecco, ci auguriamo che l'attuale e generale esigenza nel voler mostrare il pugno duro, non faccia dimenticare alle maestranze che oltre le regole c'è qualcosa di ancora più importante: il buonsenso.

Seconda missione sociale: ringraziare Davide Calà sperando che altri prendano esempio

Davide Calà è un ragazzo molto saggio di Messina, ma residente a Milano. L’altro giorno di ritorno dalle ferie natalizie trascorse in Trinacria si è presentato sotto la redazione con un pacco contenente: funghetti sottolio, dolcetti fatti in casa, leccornie sicule. Davide Calà è un grande uomo.

Terza missione sociale: dissuadere Paolo Brosio dai suoi intenti

Abbiamo letto che Paolo Brosio andrà all’Isola dei Famosi: dal Twiga, a Medjugorje, fino all’Isola dei Famosi. Paolo, non fare boiate.

Quarta missione sociale: convincere i moralisti della tv che trasformare la sovraimpressione Cag-Ata in Cag-Atl è controproducente.

Ogni volta che si presenta il match Cagliari-Atalanta gli amici delle tv camuffano la sovraimpressione perché si vergognano molto. È successo anche ieri. Ma è tutto inutile: noi abbiamo pensato lo stesso a Cag-Ata. Amici delle tv, siate coraggiosi: lo apprezzeremo molto.

Quinta missione sociale: dire le cose come stanno sul “caso-Higuain”

Allora. Tutti dicono “Higuain ha il malumore”. E molti lo giustificano. Dicono: “Magari segna in Supercoppa e ritrova gli stimoli per restare al Milan”. Basta, non diciamo cazzate. Higuain ha il malumore? Ma stiamo scherzando? Sembra che sia tutto normale. Ma vi pare? Il 2° giocatore più pagato in serie A che dopo 4 mesi si stufa perché sperava che il Milan fosse più forte. Perché se i rossoneri non arrivano quarti non lo riscattano. Perché vuole tanto andare da Sarri. Leonardo dice “deve pedalare”. Beh, ha ragione. Basta con le giustificazioni, basta con “è comprensibile”. Non è comprensibile niente di niente. E, soprattutto, non è normale pensare che Gattuso debba preparare una partita importante come quella di domani sapendo che potrebbe essere l’ultima con l’argentino, in attesa di non si sa quale rimpiazzo. Morata? Piatek (avviate le trattative)? Qualcun altro? Ma cos’è, una barzelletta? Oh, stiamo parlando del Milan e stiamo parlando del 2° calciatore più pagato della serie A. Sapete qual è la verità? Per lunghi mesi abbiamo parlato di proprietà forte e di dirigenti forti e probabilmente è così davvero, ma il dato di fatto è che, ad oggi, l’unico vero punto di riferimento per i tifosi del Milan è proprio il tecnico che qualcuno voleva cacciare perché “inadatto per puntare in alto”. L’attaccante “adatto”, invece, vuole andare via perché si aspettava una situazione diversa. Però magari domani farà gol è tutti diranno “beh, bravo, fa bene ad andare dove può vincere”. Robe da matti.

Sesta missione sociale: capire a che punto sono l’Inter e Icardi

Le “parti” si devono trovare. E fin qui non c’è alcun dubbio (ma nonostante le voci non c’è ancora alcun incontro fissato). Le “parti” vogliono andare avanti assieme. E questo è quello che conta. Il dato di fatto è che la “settimana polemica” appena trascorsa ha lasciato uno strascico di confusione e balle-varie. La più importante è quella relativa alla non volontà di rinnovare da parte del giocatore, che invece non sa più come far capire che all’Inter ci vuole stare eccome. Ieri Wanda Nara e Mauro Icardi si trovavano a Roma per registrare “C’è posta per te” dalla De Filippi, presto sapremo se Inter e giocatore apriranno la loro busta (questa frase è agghiacciante, ma aiuta a introdurre un pezzo pubblicato su Esquire qualche giorno fa che riassume un concetto chiaro: andare avanti insieme conviene a tutti).

Ps. Ho ancora l’albero di Natale.

Questo è un pezzo democristiano. Sì, molto democristiano. Anzi no, questo è un pezzo intelligente. E scusate se ce lo diciamo da soli.

Tema: “Rinnovo del contratto di Icardi con l’Inter”. Svolgimento: “Nell’ambito di una trattativa complicata tra un giocatore fortissimo e una società saggia, pare obbligatorio dividersi tra sostenitori della tesi 'ha ragione il frugoletto! Dategli i soldi che si merita!' e tifosi incazzati che 'se ne vada pure a quel paese, i giocatori passano, l’Inter resta!'”. Benissimo. Ora veniamo a noi.

La distinzione di cui sopra, per quanto ci riguarda, è sciocca, stupida, autolesionista. Lasciamo perdere i motivi per cui si è arrivati a questo punto e veniamo… al punto. Se siete appassionati di nerazzurro, la domanda, per come la vediamo noi, non è “voi da che parte state?” ma “qual è il bene dell’Inter?”. E qui, certo, ognuno ha la sua risposta, e noi vi proponiamo la nostra (discutibile, per carità): il bene dell’Inter è andare avanti con Icardi. E viceversa.

L’Inter può fare a meno del suo numero 9? Certo, se ha fatto a meno di Ronaldo può fare a meno di chiunque. Ma perché dovrebbe arrivare a questo punto? In questo momento non avrebbe davvero senso: ha un capitano serio, giovane, capace, professionale, affezionato alla maglia (non con i gesti e baci, ma con i fatti e i gol). Chiede più soldi? Sì, è vero, ma al suo posto – e nelle sue condizioni – credeteci, lo farebbe pure Don Mazzi.

Dall’altra parte: Icardi può fare a meno dell’Inter? Certo, nel calcio moderno le cosiddette “bandiere” sono rappresentazioni ideali di uomini che (quasi) non esistono più. Ma gli conviene davvero? No, non gli conviene. L’Inter probabilmente non potrà mai dargli tutti i soldi che potrebbe guadagnare altrove, ma gli ha già offerto l’occasione (raccolta al volo e onorata alla grande) di essere capitano e guida di un club glorioso. Il ragazzo lo sa, il suo procuratore anche, ed è per questo che nonostante le apparenze non usano strategie: potrebbero dire “resteremo per sempre!” e nel frattempo accordarsi con il Real (Florentino Perez spinge, eccome se spinge), ma invece dicono “vogliamo restare, ma con un giusto contratto”. I modi sono i migliori? No. La sostanza è corretta? Secondo noi sì. È questo un pezzo stucchevole e democratico (assunto di partenza)? Noi preferiamo dire “coerente”: l’Inter e Icardi devono andare avanti assieme per il bene dell’Inter e di Icardi.

Inutile finale ad effetto: scannatevi (magari in privato), ma trovate uno straccio di accordo che ci siamo già rotti i maroni.


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