IL CONSUETO GRANDE EQUIVOCO, A FIRENZE SONO 20 ANNI CHE NON SI PARLA DI CALCIO. LA NECESSITA’ DI RIPARTIRE DA UN NUCLEO IDENTITARIO
Un po’ fu quel che accadde allo scavalcare del millennio, con la Fiorentina in gravi secche economiche che la condussero prima al fallimento e poi a girovagare per l’oscura periferia del calcio, disputando una stagione in C2, dovendosi perfino chiamare con un nome che ne mascherava il collegamento col vecchio e sparito club di Cecchi Gori, vi ricordate della famigerata ‘continuità’? Con l’anno in C2, e in B si diceva, e poi la faticosa risalita in serie A che rischiò di venire persa nuovamente.
Un po’ fu l’inadeguatezza della categoria che doveva narrare quel momento, spiegando al pubblico meccanismi complicati e gabole finanziarie il cui linguaggio non aveva mai fatto parte del gergo cui erano abituati gli sportivi e i lettori, per raccontare quei momenti anche i giornali e i giornalisti dovettero cambiare in fretta e in fretta imparare, per altro tutto accadeva nella congiuntura epocale in cui venivano fuori i primi siti internet animati da giovani cronisti più freschi di scuola( tra i quali chi scrive), più affamati e meno paludati, e più disponibili a mettersi in gioco con discipline che non erano solo il fatto tecnico sportivo rispetto ai vecchi super garantiti giornalisti adusi a vivere di rendita nel loro facile e poco faticoso mestiere.
Insomma il gergo del calcio sui media cambiò radicalmente e fecero irruzione negli articoli sul pallone e nelle chiacchiere dei tifosi parole e concetti come bilanci sani, costi e ricavi, società di revisione, debiti e crediti, autofinanziamento e compagnia cantante., e persino acquisti e cessioni per motivi fiscali ( l’ultima novità).
In seguito, complice anche qualche gestione particolarmente micragnosa, come spesso accade si finì per esagerare.
Fatto sta che a Firenze sono vent’anni che non si ragiona di calcio, ma solo e sempre di tutto l’annesso e il connesso e così è finito che in campo non ci va più un calciatore che corre, ha una tecnica, una propensione tattica, segna o segnatamente non segna,no.
Ci va una plus o una minus valenza virtuosa o viziosa per un bilancio, ci va un cespite, un bene societario da iscrivere nello stesso ( bilancio) e lo spettatore allo stadio o in tv non è più il tifoso o lo sportivo, ma il cliente che talvolta, extrema ratio, gioisce persino per la palma d’oro dei conti sani, un indice di liquidità da erezione o un cambio dollaro/euro particolarmente sexy.
Di recente però c’è stato un tentativo serio di tornare all’antico, alle origini prime e sane del giuoco del pallone, anche nella sua forma parlata, è per questo che sono ammirato ed affezionato a questo gruppo di ragazzi, giovani colleghi, che su firenzeviola.it e su Radiofirenzeviola sono tornati a parlare di calcio attraverso la lente più innovativa possibile e con linguaggio moderno, quello della tecnologia.
Per questo nella radio dove collaboro fioriscono visioni contemporanee del calcio attraverso la match analisys e i suoi cantori.
Tuttavia la modificazione genetica di inizio secolo resiste, proprio su Rfv l’altro giorno parlava il manager dell’esterno viola Ikonè, dicendo come il suo assistito, se resterà a Firenze, farà bene l’anno prossimo e ‘varrà poi 60 milioni di euro’.
Aridanghete, ormai ci si preoccupa solo se un calciatore si rivaluterà o deprezzerà, non se inizierà a segnare correggendo, come nel caso di Ikonè, il suo peggior difetto, la resa sotto porta.
A fargli orrida eco è stato il Corriere Fiorentino che sostiene come la Fiorentina di Commisso sia già in regime di autofinanziamento, una misura che la proprietà Della Valle prese solo dopo diversi anni di gestione.
Di certo la prospettiva dell’avvento di uno ‘gnigni’ con l’accento anglofono è abbastanza raggelante, se si è dovuti passare dalle Marche al New Jersey per continuare ad usare le vendite dei calciatori non già per reinvestire i proventi e comprarne di più forti, ma per pagare le bollette della luce e dell’acqua davvero ci si domanda a che giovi avere il presidente più ricco della serie A, il medesimo che con fare tonitruante andava dicendo, ancorchè non richiesto, di non avere problemi di soldi ( tu no noi persone normali si), ma c’è il ViolaPark direbbero commentatori particolarmente governativi, che è come quello che si vanta di aver comprato i migliori cerchi in lega del mondo o gli interni super leopardati e ci ha fatto montare sopra una Ferrari, nel senso che prima ha logica creare un grande club, come società e squadra, poi semmai dotarlo del più bel centro sportivo del continente, non il contrario, viceversa c’è il rischio che, come diceva Pieraccioni, ti pigli per il culo anche il bidello.
Altrimenti, dicendo più seriamente, aver comprato la Fiorentina non è amore per il calcio e le glorie sportive o una città, ma solo fregola palazzinara, urgenza di impastar cemento per riversarlo in una delle aree più sature d’Italia, e l’area fiorentina lo è non poco.
Infatti, Credete voi che i tifosi amino e seguano il calcio sperando s’ingrossino i bilanci della squadra amata o peggio del suo proprietario?
E ancora, sentendo parlare di mercato o leggendone, si dice che la Fiorentina pensando ai suoi obiettivi di mercato ragioni ‘ per investimenti’ ovvero cerchi di prendere calciatori da valorizzare per venderli in un futuro con guadagno.
E’ questo un altro clamoroso equivoco che fuorvia, infatti per quanto si possa essere governativi, proni al padrone del vapore, camerieri o embedded, Firenze non è Empoli, non è Udine e nemmeno Bergamo alta.
Per la Fiorentina ci vorrebbero giocatori funzionali agli obiettivi sempre che si abbiano obiettivi tranne quello di non perdere troppi soldi nella gestione del club.
I giocatori vanno presi per vincere le partite, possibilmente i titoli, i bilanci sani sono qualcosa di accessorio e laterale, del resto lo disse pure Gesù che non si possono servire due padroni, Dio e Mammona( il denaro), così come nel calcio non si possono servire i bilanci quali valore assoluto e le glorie sportive.
Infine per i tifosi e i commentatori,nessuno dovrebbe essere impegnato strenuamente nella difesa del portafogli dei miliardari che se sono miliardari sanno pensarci da soli.
E in ultimo c’è il mercato: la Fiorentina ha necessità di ripartire da un nucleo identitario che costituisca lo zoccolo duro della squadra e la sua spina dorsale, un gruppo di qualità alta, tecnica e morale, sul quale innestare proficuamente nuovi elementi che completino squadra e rosa.
Il resto è, credetemi, solo soldi, che come diceva Renato Zero: soldi, mani protese e sguardi ingordi, io venderei casa mia, io venderei mamma mia, a chi mi dà di più, soldi, soldi, soldi.


