Barone ci aveva visto lungo: Alberto Aquilani e quel futuro in viola solo rimandato
Ci sono storie che il tempo finisce per rivalutare. E quella di Alberto Aquilani è una di queste. Due anni fa, dopo l’addio di Vincenzo Italiano, il nome dell’ex centrocampista sembrava destinato a diventare il nuovo volto della Fiorentina. Non una candidatura qualsiasi, ma una scelta che Joe Barone aveva maturato nel tempo, forte del rapporto costruito durante il magico triennio alla guida della Primavera. Tre Coppe Italia, due Supercoppe e una lunga lista di giovani valorizzati avevano convinto il dirigente viola di avere davanti un allenatore destinato ad arrivare in alto. La tragica scomparsa di Barone, quello che per l'allenatore era stato molto più di un punto di riferimento, cambiò però gli equilibri e le priorità del club, che finì per orientarsi verso un altro profilo (Palladino). Una decisione che lasciò inevitabilmente amarezza in Aquilani (un eufemismo...), convinto che quella promessa potesse trasformarsi in realtà: "Tra me e lui si era creata una magia, qualcosa di irripetibile" raccontò Alberto qualche tempo fa a Cronache di Spogliatoio.
La consacrazione in Calabria
A distanza di due anni, i fatti stanno dando forza a quella che era stata l’intuizione del dirigente italoamericano. Dopo una parentesi complicata a Pisa, Aquilani ha saputo rilanciarsi alla grande sulla panchina del Catanzaro, portando i giallorossi a un passo da una storica promozione in Serie A. Solo il peggior piazzamento in classifica rispetto al Monza gli ha negato ieri sera la gioia della promozione in A. Ancora più significativo del risultato è stato però il percorso. Il "Principino" ha dimostrato una notevole capacità di evolversi, passando da alcuni principi ispirati al calcio di De Zerbi a un aggressivo 3-4-2-1 di matrice gasperiniana, fatto di pressione feroce sul portatore, recupero immediato del pallone e verticalizzazioni rapide. Un’identità chiara e riconoscibile che ha attirato l’attenzione di società come Torino e Sassuolo.
Il rimpianto che resta a Firenze
La Fiorentina ha ormai scelto un’altra strada per il proprio futuro tecnico e il nome del successore di Vanoli sembra già definito. Eppure, tra i tifosi viola, continua a serpeggiare una domanda: quanto sarebbe stato interessante vedere Aquilani guidare la prima squadra? D’altronde l’ex regista ha già dimostrato a Firenze, prima in campo e poi in panchina, di possedere personalità, idee e capacità di valorizzare il talento. Nessuno può sapere se due anni fa sarebbe stata la scelta giusta, ma una certezza emerge oggi con forza: Joe Barone aveva individuato per tempo un allenatore destinato a lasciare il segno. E mentre Aquilani continua la sua crescita lontano dal Franchi, aumenta la sensazione che quella viola sia una storia destinata prima o poi a incrociarsi di nuovo. Perché certe intuizioni, anche quando non diventano subito realtà, finiscono spesso per avere ragione del tempo.






