Campioni d'Italia! E poi? 70 giorni dopo il trionfo al Viola Park, della Primavera di Galloppa non rimane traccia: un cambio di rotta nella gestione dei prodotti del vivaio
Sono le 22.22 del 28 maggio 2026 e Niccolò Trapani si appresta a sollevare al cielo di Bagno a Ripoli lo Scudetto. E' il primo dopo 43 anni per la Fiorentina Primavera, che ha appena battuto il Parma nella finale secca dei playoff. Un trionfo che testimonia la bontà del ciclo illuminato di Daniele Galloppa, alla sua ultima con l'Under20. Ma sarà l'ultima anche di tanti grandi protagonisti di quella cavalcata. Si tratta della classe del 2006, dei Sadotti, Balbo, Trapani, Conti, Braschi. Da lì a qualche giorno saranno 'fuori quota' per la Primavera. Necessario quindi il salto tra i 'grandi', ritardato dall'ultima riforma della Lega che ha alzato il limite d'età per i Primavera.
75 giorni dopo
Ma in questo paese, per tutti, a 20 anni si è ancora troppo piccoli, e la Fiorentina su questo non può farci nulla. Ci si aspettava però che la classe scudettata del 2006 potesse trovare sbocco, nella figura di qualche singolo, nell'ambiziosa ma soprattutto futuribile (o 'duratura', prendendo spunto dalle parole del Ds Fabio Paratici) Fiorentina edizione 2026/27. E invece, pare chiaro a 75 giorni dal trionfo del Viola Park, con ogni probabilità, nella nuova rosa di Fabio Grosso, non ci sarà nessun superstite del campionato Primavera.
Modus Operandi
L'ultima operazione in ordine di tempo ha visto passare a titolo definitivo un fiorentino doc, fresco di esordio in prima squadra nel finale di stagione, a un club svizzero. Riccardo Braschi al Thun è il segnale di un cambio di rotta imposto anche da Paratici, di un nuovo modus operandi: il classe 2006 passa alla società elvetica detentrice del titolo nazionale con una formula inflazionata in queste settimane, cessione a 1 milioni di euro bonus esclusi, ma la Fiorentina si i mantiene a suo favore un diritto di ricompra per le prossime stagioni ed anche una percentuale di rivendita, così da poter monitorare la crescita dell'attaccante toscano. Situazione simile a quella di Luis Balbo e lo Sturm Graz, anche lui a titolo definitivo (1,5 milioni) con una percentuale del 50% sulla futura rivendita a favore del club di Commisso. La Fiorentina prova a dare un freno ai prestiti (visto anche quello che sta succedendo con tanti giocatori che tornano ciclicamente a Firenze dopo una girandola infinita di prestiti appunto) pur mantenendo comunque un diritto di prelazione sui suoi talenti. Il caso Riccardo Sottil - sette anni in prima squadra in viola, quattro prestiti, ancora a libro paga del club gigliato - è un monito.
Il monito di Sottil
Poi ci sono gli altri. Perché non c'è solo Braschi. Il classe 2006 è soltanto l’ultimo dei talenti della Primavera campione d’Italia a lasciare Firenze a titolo definitivo: prima di lui erano partiti Balbo appunto, Angiolini, Bertolini, Conti e Puzzoli. A questi si aggiungono altri profili cresciuti nel vivaio e già entrati nel calcio professionistico, con le varie operazioni che hanno portato complessivamente circa 10 milioni nelle casse del club. La Fiorentina guarda al modello del Real Madrid: lasciare che i giovani trovino continuità e spazio altrove, mantenendo però il controllo sul loro futuro attraverso recompra o percentuali sulla futura rivendita. Victor Valdepenas è un esempio particolarmente significativo di questa filosofia. E in questo cerca società satellite - proprio come il Real coi viola-. Una è l'Alcione Milano, club di Serie C che Goretti e soci guarderanno con attenzione visto che ha tra le sue fila Giorgio Puzzoli, Edoardo Sadotti e Niccolò Trapani, tre ex colonne della Primavera. Possiamo dire che Alcione sta a Fiorentina come Fiorentina sta a Real Madrid, per intendersi. In attesa di un'eventuale seconda squadra, Paratici cerca società 'amiche' in cui parcheggiare i talenti ex scudettati. Una classe, quella del 2006, che non c'è più. In attesa di capire se cambierà anche la gestione dei più giovani, e su questo occhio alla stellina più luminosa, Federico Croci, 2010.


