Joseph Commisso parla e in piazza risuona un'audace parolina...
E’ la festa dei tifosi nel centro di Firenze, colorata, rumorosa, ma pulita e senza eccessi, una festa di popolo in cui il popolo si riappropria sfilandoci del centro della città ormai ridotto ad un museo per turisti affamati molto di cibo e poco di vera cultura. Il presidente del club Joseph Commisso in piazza S. Maria Novella sente il bisogno di arringare la folla, quindi con voce stentorea prende la parola lanciando una serie di frasi per accendere la folla e suscitarne l’applauso, Joseph stenta a parlare italiano e alza il tono della sua arringa passando al più agevole inglese. Il presidente viola erede di Rocco Commisso è risoluto a concionare i tantissimi tifosi in piazza, sembra parlare della Fiorentina, ma in realtà parla di sè con la voce risonante di un urlatore come Tony Dallara o di un Berlusconi sul famoso predellino, tanto per non scomodare esempi più tristi e bruni della storia patria.
A un certo punto, mentre il discorso ha raggiunto il diapason dal fondo della piazza, chiaro come cristallo di rocca, si ode un suono che ad altre latitudini chiameremmo pernacchia, ma a Firenze è una più schietta parola sotto forma di gentile invito ad andare a fare due passi. La madre di Joseph che ha buone le orecchie e sveglio il comprendonio, sente, capisce, si gira e sorride colpita e sorpresa. Ebbene, quella parolina può sembrare offensiva solo a chi non conosca l’anima fiorentina, la natura ribelle, iconoclasta e sovvertitrice della città. Disposta, almeno in passato a schierarsi contro tutto e tutti con fierezza. Quella parolina e ci auguriamo che Joseph e sua madre lo abbiano capito equivale alla famosa coreografia "Juve merda" che comparve in curva Fiesole e solo dei poveri di spirito poterono considerare un’offesa e non una formula gergale cittadina che non rappresenta oltraggio o ingiuria, ma rivolta contro un mondo del calcio che ha perduto i valori e bada solo al dio quattrino.


