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La Fiorentina non esiste: zero gioco e, soprattutto, zero punti. Paratici manda al macello Grosso (che ha tante colpe): ma perché non spiega come ha costruito questa squadra? 150 milioni e una rosa che fa acqua da tutte le partiTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:15L'editoriale
di Lorenzo Di Benedetto
per Firenzeviola.it

La Fiorentina non esiste: zero gioco e, soprattutto, zero punti. Paratici manda al macello Grosso (che ha tante colpe): ma perché non spiega come ha costruito questa squadra? 150 milioni e una rosa che fa acqua da tutte le parti

Di nuovo nell'incubo, nell'anno del centenario. Chi pensava che la passata stagione fosse soltanto un lontano ricordo di sbagliava di grosso, perché per certi aspetti questa Fiorentina, quella rivoluzionata, quella stravolta in ogni reparto durante quest'estate, quella che non poteva in nessun modo (e chissà per quale assurdo motivo) ricominciare almeno da alcuni di quei giocatori che lo scorso anno avevano rischiato la retrocessione ma che due anni fa erano arrivati sesti, è addirittura peggio di quella che aveva iniziato la Serie A 2025/26. Lo diciamo noi, certo, ma la conferma arriva anche dai numeri, visto che era da 91 anni, novantuno, che la Fiorentina non perdeva le prime tre partite dell'anno. 

Una squadra che non c'è

La Fiorentina di Grosso non esiste. Non ha gioco, non ha cuore, non ha grinta, non ha idee. Chi più ne ha più ne metta. E la preoccupazione è tanta, visto che non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel. Non ci sbagliamo, siamo soltanto all'inizio della stagione, ma le paure iniziano a riaffiorare, il terrore di dover tornare a lottare per la salvezza c'è eccome, anche perché la sensazione, a mercato chiuso, è che la squadra sia stata costruita male, a partire dal centrocampo. Chi è il leader nel reparto più importante? Nessuno. Era davvero indispensabile mandare via Mandragora (e non lo diciamo per il gol fatto poche ore fa al Franchi)? Chi è il regista? Nessuno. Chi ha il compito di creare gioco? Nessuno ha queste caratteristiche. E il bello è che la dirigenza, ovvero Fabio Paratici, ha speso la bellezza di 150 milioni di euro in un'estate. Per costruire, lo ripetiamo, una squadra monca, incompleta, non all'altezza degli investimenti fatti.

Perché Paratici non ci sta mettendo la faccia?

Apriamo poi il capitolo Fabio Grosso. L'allenatore ci sta mettendo del suo, sicuramente, è indifendibile. L'aver avuto la rosa completa soltanto pochi giorni fa non può essere un alibi, perché fare meglio di così è un dovere, non una semplice possibilità. La sua scelta di mandare la squadra a prendersi i fischi sotto la curva per poi applaudire lo stadio, dopo che era partito anche il coro "Fabio Grosso salta la panchina", è stata incomprensibile, ma alla fine l'allenatore è stato mandato al macello, anche e soprattutto nel post gara di fronte alle telecamere. Chi invece non ha più messo la sua faccia di fronte ai giornalisti è proprio Paratici. Il direttore sportivo non ha fatto nessuna conferenza stampa di fine mercato, errore numero uno, e ha preso la parola per l'ultima volta nel pregara della sfida contro la Roma all'esordio, quando si lamentò di un'offerta arrivata dal Como per Kean in quel giorno, anche se, e lo abbiamo verificato, l'offerta dei lariani è arrivata il giorno successivo.

Ecco, Paratici può spiegarci perché non vuole più parlare ai media? Perché non ci ha spiegato come ha costruito una squadra che fa acqua da tutte le parti? Troppo facile stringere le mani dei tifosi e concedersi ad alcune foto nel prepartita. Ma la pazienza di Firenze ha un limite, è giusto che inizi a scoprirlo. Firenze è una città che dà tanto, che vive la Fiorentina come una religione, che ama la sua squadra da morire, ma che non ama essere presa in giro. Non stiamo dicendo che qualcuno stia prendendo in giro il popolo viola, assolutamente, ma manca un po' di chiarezza. Grosso è in bilico, e ci mancherebbe altro, ma non è l'unico colpevole di questo inizio di stagione horror. Paratici pensi bene alle prossime mosse, perché il tempo degli errori è finito. Grosso lo ha scelto lui, non noi, ma adesso lo sta lasciando solo. 

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