Viola, col Napoli dimostra che sei da Europa. La settimana "low profile" della Fiorentina. Il mio mea culpa: forza Vanoli al 100%
Paolo Vanoli ha detto di non avere alcuna curiosità riguardo alla sua squadra in vista della sfida di domani contro il Napoli eppure la sensazione galoppante tra il popolo viola è che la gara contro gli azzurri sia non solo un’occasione straordinaria per fare punti (Allegri sta perdendo pezzi ogni giorno, l’ultimo a fermarsi ieri è stato Spinazzola che si va ad unire ad altri sette infortunati) ma anche una cartina al tornasole per valutare quali possano essere le reali aspirazioni della Fiorentina. Se cioè possa rilanciare in modo chiaro e definitivo le sue ambizioni europee (ovvio che battere i vice campioni d’Italia sarebbe un segnare fortissimo) o se invece la stagione che è appena iniziata tra qualche inciampo di troppo servirà solo per mettere il primo dei tanti mattoncini per una Viola che diventerà grande ma non nell’immediato.
Un avvicinamento “low profile”
Al di là delle nostre valutazioni da cronisti, è in ogni caso giusto che Paolo Vanoli tenga basso il profilo. Esattamente come ha fatto la Fiorentina nel corso di questa settimana in avvicinamento al match di domani: da un lato la grigliata di gruppo andata in scena giovedì al Viola Park (svelata in anteprima da Firenzeviola.it) è stata definita “low profile” proprio perché c’era la gara con gli azzurri che incombeva, dall’altro certe dichiarazioni spavalde di Njie e Beto in conferenza stampa - entrambi hanno parlato chiaramente di voler vincere contro il Napoli - sono state un po’ smorzate. Scelte comunicative rispettabili ma che non hanno frenato l’entusiasmo del popolo viola, pronto a riempire il Franchi per una gara da sempre sentitissima: a ieri sera erano oltre 22.000 i tagliandi venduti per la gara contro la squadra di Allegri, segno evidente che la cura Vanoli sta funzionando anche nello spirito del tifo (già col Pisa, gara in chiaro in tv, erano quasi 18.000 i presenti).
Il lavoro di Vanoli e il mio “mea culpa”
Al netto delle strategie comunicative, resta in ogni caso la sensazione che Paolo Vanoli fin qui abbia fatto un lavorone. E questo in appena dieci giorni poco più dal suo arrivo: spirito di gruppo ritrovato, un gioco finalmente palpabile, baricentro alzato di 15 metri e qualità sotto porta dei giocatori offensivi finalmente esaltate. A conti fatti, non c’è un elemento dell’attacco che non abbia fatto un gesto tecnico decisivo con Vanoli in panchina: Pellegrino ha fatto due gol, Beto e Njie un assist a testa, Gnonto e Gonçalves una rete per uno. Insomma, un’iniezione di adrenalina pazzesca. Addirittura a Nicolò Fagioli è bastata una partita, quella di Venezia, per tornare in Nazionale (dubitiamo fortemente che se Grosso, in virtù del suo calcio modello Flintstones, fosse rimasto ciò sarebbe accaduto). Ecco perché, siccome chi vi scrive ama essere sempre coerente e trasparente nel fare il suo mestiere, è tempo di fare con estrema onestà “mea culpa”. Per cosa, vi chiederete. Il riferimento va a quando il sottoscritto in una diretta su Radio FirenzeViola fondò - idealmente e ironicamente, sia ben chiaro - l’allora "Partito dell’1%" (un gioco giornalistico nato a maggio in contrapposizione alle voci uscite su alcuni quotidiani che davano la conferma di Vanoli al termine della scorsa stagione al 99%). In quel momento credevo che alla Fiorentina servisse una ventata d’aria fresca in panchina dopo un'annata horror. Una svolta che - erroneamente - avevo individuato in Grosso: mai scelta (o per meglio dire "abbaglio") si è rivelato più sbagliata. Per cui oggi, in tempi di sondaggi elettorali, mi sento di dire a gran voce: forza Vanoli. E stavolta al 100%.


