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Vanoli: "Che reazione dopo lo svantaggio. Le parole di Franco a Venezia da pelle d'oca"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 15:33Primo Piano
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it
fonte dalla sala stampa dell'Artemio Franchi

Vanoli: "Che reazione dopo lo svantaggio. Le parole di Franco a Venezia da pelle d'oca"

Al termine della sfida pareggiata contro il Napoli ha parlato così dalla sala stampa del Franchi il tecnico della Fiorentina Paolo Vanoli: “Non dobbiamo guardare alla classifica ma a quello che stiamo facendo. Intanto ringrazio i tifosi che hanno fatto un tifo straordinario. Ci sono venuti a fare un grande in bocca al lupo e noi li abbiamo spero soddisfatti. Oggi abbiamo affrontato una squadra forte, a viso aperto e con coraggio. Abbiamo commesso degli errori su cui lavorare ma oggi ho visto la voglia di voler andare a fare risultato. Bravi tutti, perché quello che più mi rimane di queste due gare è la reazione una volta andati sotto dopo due traverse. Sull’angolo ci siamo addormentati ma abbiamo avuto la lucidità di rimanere in partita. I due portieri sono stati i migliori in campo: sapevo che giocare alle 12:30 sarebbe stato complesso ma se andiamo a vedere i tiri e le palle recuperate si capisce che siamo stati bravi”.

Cosa è mancato alla Fiorentina per vincere?
“Ho la fortuna di avere tanti giocatori in Nazionale e mi fa piacere. Lavoreremo sull’aspetto fisico coi giocatori che non hanno il ritmo partita. Penso che quello che ha detto Allegri valga anche per noi: anche noi abbiamo avuto tante occasioni, forse abbiamo fatto gol sull’occasione meno nitida. Faccio i complimenti a Valdepenas che è entrato bene: questo è lo spirito giusto, specie per chi entra”.

Si aspettava di avere un impatto così immediato?
“Quando conosci l’ambiente è facile. Sono tornato con grande voglia e determinazione. Voglio fare un progetto importante con questi ragazzi”.

Perché Oulai non è entrato e cosa gli manca per affermarsi in Italia?
“Non bisogna guardare singolarmente il giocatore ma la squadra. Io devo sacrificare alcune volte il talento con l’equilibrio. La squadra prima di me aveva preso tanti gol. Per me lui è un Kanté che però era un giocatore che usava più la testa, mentre lui usa più l’istinto. Di sicuro farà grandi cose in futuro ma Fagioli e Ndour sanno già cosa fare. Oulai è un elemento che mi entusiasma, al pari di Pedro… ma non posso schierarli tutti”.

I giocatori a fine gara avevano tutti i crampi…
“Questo è il mio vangelo. E’ il bello della gioventù: dobbiamo imparare a soffrire. Senza la sofferenza non si va da nessuna parte. Ho detto ai giocatori che saremmo stati dei dei presuntuosi se avessimo pensato di non soffrire con il Napoli”.

Su cosa ha lavorato fin qui maggiormente?
“C’era talento ma non c’era una squadra. Vedere Mastantuono che fa le corse all’indietro e si sacrifica è bello. Il campione è anche uno al servizio della squadra. Senza quella base non si va lontano. Alla fine della gara di Venezia Mastantuono ha avuto la lucidità di dire che il migliore in campo era stato Fagioli. Mi è venuta la pelle d’oca: allora ho capito che possiamo andare lontano e fare bene”.

Se potesse scegliere, qual è la cosa che le è piaciuta più e quella che le è piaciuta meno?
“Quella meno è stata la gestione della partita. Ciò che mi è piaciuto tanto è stata la capacità di restare in partita”.

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